Uescivà forever

E così, stamattina, l’amico Faccialibro mi ha ricordato che proprio oggi ho messo online questo blog. A quei tempi a momenti non sapevo nemmeno usare gli hashtag e i siti responsive erano ancora un lusso per pochi, sono stati due anni pazzeschi. Ora che per lavoro non faccio altro che calendarizzare, strategizzare, webbizzare, blogghizzare, analizzare dati, vorrei solo trovare un po’ di tempo di qualità e la forma che più mi si addice per rivoluzionare e portare avanti come si deve questa piccola e preziosa bestiolina, ma nel modo più libero e più selvatico possibile [anche se, certe volte, ho qualche dubbio sulla (vera) libertà della rete… ].

Questo è il motivo della mia latitanza e del silenzio di Uescivà. Intanto portate pazienza se volete, ci sono un sacco di cose belle da rileggere da queste parti, ma, l’importante è che – mi raccomando – portiate le birre quando riapriamo i battenti che facciamo una bella festa!

#‎uescivàforever‬

La Grande Bellezza (e dintorni)

In questi giorni molto si parla di “grande bellezza”. Questo post non c’entra niente con il film (che non ho ancora visto) che ha appena riportato l’Oscar in Italia dopo quindici anni. Qui è dove rispondo all’invito di Silvana: “il titolo dell’ultima opera di Paolo Sorrentino mi ha spinto a chiedermi cosa sia per me la Grande Bellezza. Dove la scorgo, se ancora ci riesco, nel mio cammino quotidiano“. La sua lista è molto bella e mi appartiene e non aggiungerei né toglierei nulla. Va bene così.

Io potrei passare tutta la vita a fare interminabili liste che raccolgono grandi bellezze che mi capita di trovare anche nei momenti più duri, negli angoli più lerci, nelle pieghe più tremende della vita.

La cosa che però più mi affascina è che a questi strani animali che siamo noi esseri umani sia stata data in dono la capacità e la responsabilità, non solo di scorgere la grande bellezza, ma anche di catturare quegli attimi, tenerli, conservarli, riportarli e riconsegnarli agli altri e al mondo. Che sia con una parola, con un’immagine, con un disegno o con un sorriso, con una poesia o con un gesto.

Avere la grazia di vivere con un bambino amplifica e stimola l’esercizio di trovare la grande bellezza nelle piccole cose quotidiane, questo blog nasce proprio da qui, da tutte le cose che mi sta insegnando a guardare la mia pisquana e di cui mi sento ormai responsabile. Da piccole grandi bellezze sono nate anche “Le cose che piacciono a Sofia”. Ecco, qui le riunisco tutte insieme ai bellissimi disegni di Fabio.

Sofi03d - CopiaI. Le cose che piacciono a Sofia molte volte sono cose a cui i grandi non fanno più molto caso perché ci sono abituati.
I camion per la strada
La mamma che sorride
Gli aerei nel cielo
Le campane che suonano a festa
La carta dei regali
Le cose nelle tasche
L’ombrello
Le bacche sui rami dei cespugli
Quando il papà abbraccia la mamma
Guardare le persone
I bottoni
Chiedersi: perché?

sofi10_no scrittaII. Le cose che piacciono a Sofia certe volte sono cose che ai grandi non piacciono più.
Una giornata di pioggia
Fare le coccole
Raccontare tante cose
Tornare dalle vacanze

III. Le cose che piacciono a Sofia certe volte sono cose che non piacciono agli altri bambini.sofi13
Sgranocchiare carote e i finocchi crudi
Dormire tanto!
Lavarsi i denti
Il buio
Bere lo sciroppo

IV. Le cose che piacciono a Sofia sono le cose che piacciono a tutti i bambini.
Andare a caccia di pozzanghere giganti
I cartoni animatisofi14
Il cioccolato
Disubbidire!
I nonni
Saltare sul divano
Fare le capriole
Fare i capricci
Le scale e i gradini di ogni tipo
Fare come fanno la mamma e il papà
Le carezze
Il ciucio
Infilare le dita nei maccheroni al sugo

sofi15V. Le cose che piacciono a Sofia sono anche un po’ strane.
Le caccole
Il ketchup
Mangiare il Didò
Farsi delle collane con le mutande (pulite) della mamma
Il tappo della biro

***

Ecco la gallery completa delle cose che piacciono a Sofia, clicca per ingrandire e guardare i disegni!

 

La Signora Tredicipaia

– Mamma guarda ho tre piedi bellissimi
– No Sofia guarda che ne hai due di piedi
– Ma sei sicura?
– Si che sono sicura!
– Mamma secondo me tu ci vedi doppio!

***

Alla Signora Tredicipaia mancava sempre un giovedì.
L’aveva cercato nella borsetta, sotto al divano, nel frigorifero e giù in cantina.
Aveva sporto denuncia al commissariato delle questioni irrisolte.
Aveva fatto richiesta al ministero dei giorni perduti.
Ne aveva parlato con le amiche, quelle che pensavano di avere tutti i giorni pari al posto giusto.
Ogni primo mercoledì del mese la Signora Tredicipaia andava dalla Madonna della cause perse a chiedere di poter ritrovare il suo giovedì.
Con il cuore affranto, non riceveva risposte da nessuno ormai da anni.
Né dal commissariato delle questioni irrisolte, men che meno dal ministero dei giorni perduti, le amiche erano troppo impegnate a vantarsi di avere tutti i loro giorni pari al posto giusto e persino la Madonna delle cause perse sembrava essersi dimenticata di lei.
Ogni giorno della sua vita, da quando aveva perso il suo giovedì, aveva cercato, pregato, sperato. Con un’unica idea fissa nella mente: ritrovare ciò che aveva perduto.
Era il primo mercoledì del mese di maggio, la Signora Tredicipaia si era fermata più a lungo del solito ai piedi della Madonna delle cause perse, solo lì il suo cuore ferito non provava alcuna vergogna e trovava un poco di ristoro e di comprensione.
Era uscita dalla piccola chiesa con le lacrime tiepide che le rigavano le guance secche.
Quella bimba con gli occhi grandi e accesi come la prima stella della sera le era venuta incontro saltellando:
Guarda Signora, ho tre piedi bellissimi! – le aveva canticchiato piena d’orgoglio la bimba
No bella bimba, guarda che, come tutti, ne hai due di piedi – le aveva risposto seria seria la Signora Tredicipaia
Ne sei proprio sicura triste Signora? – aveva ribattuto ancora più seria la bimba
Ma certo! – aveva esclamato stupita la Signora Tredicipaia
Triste Signora secondo me tu ci vedi doppio! – e con un sorriso grande come il cielo la bella bimba aveva salutato la triste Signora ed era volata via.

La Signora Tredicipaia aveva ripreso il suo cammino verso casa sfiorando i muri delle case con la punta delle dita. Respirava l’aria opaca del tramonto. Sorrideva. Niente mai le era mancato.

***

L’abbraccio più grande del mondo

Si era ritrovata in mezzo a una radura di alberi di pesco luminescenti, un posto che sembrava magico, e si era messa a girovagare come se il tempo si fosse fermato. Non aveva mai visto degli alberi così: non somigliavano agli alberi di Natale, e nemmeno a quelli delle favole, questi erano proprio speciali e poi… erano rosa e luminosi! Non riusciva più a smettere di gironzolare: colori, forme, oggetti multiformi appesi di qua e di là, quasi le pareva di essere arrivata nel paese dei balocchi: le cose erano stranamente messe alla sua altezza, così colorate, tante, disposte come in un labirinto delle fiabe. Gira di qua e gira di là… “ma la mia mamma dov’è?”. Si era persa…

Fortunatamente si era persa nel posto giusto. Prima che potesse scoppiare in un pianto a dirotto per lo spavento e lo smarrimento, come in una nuvola e fatata fuori dal tempo, un gruppo di strani personaggi colorati le si fecero intorno. “Piccola bimba non ti spaventare”, era una bambola di pezza con i codini rosso pel di carota che le stava parlando. (E che c’è di strano? Nel Mezzo Mondo dei bambini e dei giocattoli non c’è da stupirsi se una bambola parla con una bimba) . “Dov’è la mia mamma? Non la trovo più… stavo correndo di là in posto pieno di alberi luccicanti e adesso?”

“Si vede che hai fatto una gran corsa se sei arrivata fino a qui”, le aveva risposto un piccolo astronauta di legno scendendo dal suo razzo colorato. “Ti sei persa nel padiglione dei giocattoli, ma che bimba fortunata, il tuo angioletto ti ha portata qui così noi adesso ti possiamo aiutare – senza che nessuno ci scopra – a ritrovare la tua mamma!” , l’aveva rassicurata tutta la squadra delle principesse di carta, di pezza e di stoffa accorsa lì con grande eccitazione. “Finalmente un’avventura tutta per noi, lo sapevo che questo viaggio ci avrebbe riservato qualche bella sorpresa”, aveva esultato il drago di peluche.

Prima di iniziare le ricerche, per tranquillizzarla e prepararsi per bene alla spedizione i giocattoli l’avevano portata a fare merenda con una fantastica torta bianca e azzurra in una piccola cucina di cartone, tutta colorata dove tutto era alla sua misura di bambina, che meraviglia! Poi, per non farle prendere freddo, le avevano fatto mettere una bella giacchetta lilla con cappuccio morbidoso e fiocchetto colorati e l’avevano fatta montare su una motocicletta di legno, “così facciamo più veloce”, le avevano spiegato. Le principesse a cavallo degli unicorni e le bambole sulle ali di draghi, gufi e peluche di ogni tipo e via, alla ricerca della mamma perduta.

Si erano fermati in ogni angolo a chiedere informazioni, c’erano pentole, piatti e posate di tutti i colori che davano indicazioni, collane, perline, palline, oggetti insoliti e variopinti, colori, colori e tanti colori, tutti erano pronti ad aiutarli.

La sua mamma era là, tra gli alberi fioriti e luminosi, aveva dato l’allarme, l’aveva cercata, poi aveva visto anche lei quella radura luminosa e si era fermata lì, con un pensiero in sospeso, un innato presentimento materno, “mi fermo qui un attimo”.

“Mamma!”. L’abbraccio più grande del mondo. Batticuore, spavento e gioia infinita, senza il fiato per dire neanche una parola.

 

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Quest’anno il Macef ha cambiato pelle e nome. Homi new Macef, tra le tante novità, ha presentato un padiglione dedicato esclusivamente ai bambini che abbiamo deciso di raccontarvi un po’ a modo nostro. 

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Fiabesque, favole moderne

piccolo cuore di bambola“Piccolo Cuore Veloce abitava al secondo piano di una grande casa circondata da una siepe di gelsomino sempre fiorito e profumato. Divideva la sua camera dalle pareti a righe bianche e blu con quattro balene, un’ape, un coniglio che guidava una macchina a forma di carota e un piccolo panda. Piccolo Cuore veloce non era il suo vero nome, ma quello che le aveva dato Chicca, la sua bambola preferita. Chicca abitava nella vecchia cesta di vimini bianca – con i manici e un bel coperchio, tutto di vimini – che stava accanto al letto di Piccolo Cuore Veloce, ogni giorno e ogni notte. Nella cesta, insieme a Chicca, abitavano anche la bambola di pezza con i capelli di lana bionda, il drago di stoffa rossa, un paio di ali di fata, una piccola lavatrice rosa con le batterie scariche e una vecchia locomotiva di legno chiaro…” (To be continued…)

Vi presento la mia prima favola: Piccolo cuore di bambola,una fiaba che parla di amicizia, di bambole, di avventure e anche di desideri grandi e piccoli.

Questa favola, musicata da Luca Serà-Micheli e letta da Anahì Traversi, fa parte di un bellissimo progetto che si chiama Fiabesque che raccoglie fiabe moderne curate nei contenuti e verificate per l’età indicata. I testi sono letti da attori professionisti e corredate da una colonna sonora creata ad hoc. La composizione musicale si unisce alle parole creando una magica narrazione e un avvolgente mondo sonoro, il tutto in un file multimediale che sarà disponibile solo in formato digitale.

Potete seguire il mondo di Fiabesque anche su Facebook: non perdetevi le prossime uscite, stay tuned!

 

Cara la mia pisquana, oggi ti regalo un’altra storia…

Cara la mia pisquana,

oggi ti regalo un’altra storia: “Una storia non si consuma, se mai si rinforza, nel bene e nel male. Una storia non si rimpicciolisce, se mai cresce. Una storia non finisce nemmeno se tu te la dimentichi, lei rimane lì, in quel posto preciso che il tempo le ha assegnato nella cammino del mondo. Ti regalo un pezzo della nostra storia, perché, cara la mia pisquana, adesso è anche la tua storia.” (Ormai mi cito da sola…)

Un gesto semplice

Sofia era una bambina molto fortunata. Tra le altre cose, aveva due nonne, due nonni e ben tre bisnonne. Una di queste bisnonne si chiamava Rosa. Era la mamma della mamma di sua mamma. La nonna della sua mamma. Ma lei ci perdeva la testa a fare questi conti e passaggi di parentele, non li voleva nemmeno sapere.

Sofi_bisc001Lei sapeva solo che a casa della nonna Rosa poteva trovare, sempre al suo posto, sempre sullo stesso tavolino, sempre piena, una ciotola di biscotti. E poi una bella focaccia per merenda. Un balcone fiorito in tutte le stagioni e affacciato sul cortile dove la sua mamma e la mamma di sua mamma avevano trascorso molti pomeriggi di gioco sfrenato. E tanti baci.

Nonna bis Rosa aveva 91 anni, ma aveva meno capelli bianchi del papà di Sofia e certe volte era anche più arzilla della sua mamma che ne aveva un terzo dei suoi anni. Aveva la forza e la gioia della vita che ancora le scorreva ben salda nelle vene e in ogni piega della sua bella pelle. Era anche per questo che la mamma di Sofia, certi pomeriggi, quando un po’ di stanchezza o di malinconia passeggera spingeva alle tempie e pesava in fondo al cuore, andava a trovare la nonna bis.

Si sedevano tutte e tre sul balcone quando la stagione era bella, oppure in salotto quand’era inverno, nonna Rosa faceva tutto da sola come sempre, guai ad aiutarla: il vassoio, la zuccheriera a forma di zuccheriera, le tazze buone, il tè caldo al profumo di limone, i biscotti sempre al loro posto e, per Sofia, una bella focaccia fresca di fornaio.

Poche parole, un gesto semplice e accogliente, come una merenda tutte insieme, che sapeva rimettere in ordine i pensieri, allontanare la malinconia dalle tempie e la stanchezza dal cuore.

***

Questa storia fa parte di un bel progetto che si chiama Ore 17 – Racconti di merenda , andate a vedere e a leggerla anche lì! #raccontidimerenda

Io, io, io! Questo mondo adesso è anche mio!

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze” K.K.

 

Adesso questo mondo così grande, così lungo, così alto, così largo è anche mio! Me lo prendo io! Ci arrivo anche io!

Oh queste birichine! Tu mamma fai presto ti siedi e ti alzi. Per me invece è come scalare una montagna, come sono alte le sedie! Ma adesso voglio salire e scendere da sola, mi ci volesse una mezza giornata, guai se mi tieni o mi aiuti, lo faccio io!sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Guarda mamma so dove sono, me li vado a prendere, scelgo quelli rosa e poi me li metto io, ma che bei calzini! Ho lasciato tre dita fuori da una parte, dall’altra è tutto storto. Ma che grande soddisfazione, me li sono messi io, proprio io!

sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Ma insomma chi l’ha disegnato così grande (e così bello) questo mondo? Io non ci arrivo. Come mai le hanno messe così in alto le maniglie delle porte? E io come faccio a entrare? Ma guarda adesso come mi allungo sulle punte dei piedi, con la punta delle dita. Ecco, un po’ per caso, un po’ per acrobazia, questa porta l’ho aperta io!

sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Oh che meraviglia questo parapiglia tappi, tappini, fogli e fazzoletti, magliette, mutandine, calzini o tovagliette, qui dentro tutti per me si può aprire e poi richiudere svuotare e scompigliare. Non chiedo niente di meglio, ecco i cassetti: che magnifica invenzione! E adesso ci arrivo e sono forte e li apro tutti io!

sofia cammina

Io cammino da sola, eccome, sono ben salda sulle mie gambe e so bene dove voglio arrivare. Perciò ora vado di qui a vedere questo buchino nel muro e poi di qua a mettere i piedi in un bel mucchietto di terra. Vedi mamma, non interrompere il mio tragitto perché sto prendendo le misure di questo mondo che tu sei ormai abituata ad attraversare. Io me lo misuro un pochino, un pezzettino alla volta, lo guardo bene e lo imparo perché adesso, tra la mia mamma e questo grande mondo, ci sono anche io e c’è uno spazio tutto mio!