L’abbraccio più grande del mondo

Si era ritrovata in mezzo a una radura di alberi di pesco luminescenti, un posto che sembrava magico, e si era messa a girovagare come se il tempo si fosse fermato. Non aveva mai visto degli alberi così: non somigliavano agli alberi di Natale, e nemmeno a quelli delle favole, questi erano proprio speciali e poi… erano rosa e luminosi! Non riusciva più a smettere di gironzolare: colori, forme, oggetti multiformi appesi di qua e di là, quasi le pareva di essere arrivata nel paese dei balocchi: le cose erano stranamente messe alla sua altezza, così colorate, tante, disposte come in un labirinto delle fiabe. Gira di qua e gira di là… “ma la mia mamma dov’è?”. Si era persa…

Fortunatamente si era persa nel posto giusto. Prima che potesse scoppiare in un pianto a dirotto per lo spavento e lo smarrimento, come in una nuvola e fatata fuori dal tempo, un gruppo di strani personaggi colorati le si fecero intorno. “Piccola bimba non ti spaventare”, era una bambola di pezza con i codini rosso pel di carota che le stava parlando. (E che c’è di strano? Nel Mezzo Mondo dei bambini e dei giocattoli non c’è da stupirsi se una bambola parla con una bimba) . “Dov’è la mia mamma? Non la trovo più… stavo correndo di là in posto pieno di alberi luccicanti e adesso?”

“Si vede che hai fatto una gran corsa se sei arrivata fino a qui”, le aveva risposto un piccolo astronauta di legno scendendo dal suo razzo colorato. “Ti sei persa nel padiglione dei giocattoli, ma che bimba fortunata, il tuo angioletto ti ha portata qui così noi adesso ti possiamo aiutare – senza che nessuno ci scopra – a ritrovare la tua mamma!” , l’aveva rassicurata tutta la squadra delle principesse di carta, di pezza e di stoffa accorsa lì con grande eccitazione. “Finalmente un’avventura tutta per noi, lo sapevo che questo viaggio ci avrebbe riservato qualche bella sorpresa”, aveva esultato il drago di peluche.

Prima di iniziare le ricerche, per tranquillizzarla e prepararsi per bene alla spedizione i giocattoli l’avevano portata a fare merenda con una fantastica torta bianca e azzurra in una piccola cucina di cartone, tutta colorata dove tutto era alla sua misura di bambina, che meraviglia! Poi, per non farle prendere freddo, le avevano fatto mettere una bella giacchetta lilla con cappuccio morbidoso e fiocchetto colorati e l’avevano fatta montare su una motocicletta di legno, “così facciamo più veloce”, le avevano spiegato. Le principesse a cavallo degli unicorni e le bambole sulle ali di draghi, gufi e peluche di ogni tipo e via, alla ricerca della mamma perduta.

Si erano fermati in ogni angolo a chiedere informazioni, c’erano pentole, piatti e posate di tutti i colori che davano indicazioni, collane, perline, palline, oggetti insoliti e variopinti, colori, colori e tanti colori, tutti erano pronti ad aiutarli.

La sua mamma era là, tra gli alberi fioriti e luminosi, aveva dato l’allarme, l’aveva cercata, poi aveva visto anche lei quella radura luminosa e si era fermata lì, con un pensiero in sospeso, un innato presentimento materno, “mi fermo qui un attimo”.

“Mamma!”. L’abbraccio più grande del mondo. Batticuore, spavento e gioia infinita, senza il fiato per dire neanche una parola.

 

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Quest’anno il Macef ha cambiato pelle e nome. Homi new Macef, tra le tante novità, ha presentato un padiglione dedicato esclusivamente ai bambini che abbiamo deciso di raccontarvi un po’ a modo nostro. 

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2 thoughts on “L’abbraccio più grande del mondo

  1. Wow, il tuo racconto è strepitoso. Penso che tutte ci identifichiamo in quella bimba, persa tra mille meraviglie con la voglia di continuare a curiosare finché l’orologio non ci ha riportate alla realtà 🙂

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