O voi signori che scrivete le sigle dei cartoni animati…

Che felicità dolci a volontà, è l’incanto che scende nel cuore
che scalda il pancino con amore…

***

Dato che la legge del contrappasso esiste, come già vi dicevo, da tanta madre stonata come una campana è saltata fuori una pisquana molto intonata che adora le canzoncine di ogni tipo. E, ora che le sue proprietà linguistiche stanno esplodendo, la ragazza assorbe come una spugna qualunque cosa le capiti a tiro ripetendola a nastro. Quindi, da un po’ di tempo a questa parte, mi capita (ebbene sì, mi stupisco sempre anche io di questo fatto, l’istinto materno esiste veramente!) di stare attenta a tutto quello che il suo radar auricolare supersonico intercetta.
Succede così che mi accorgo di cose a cui prima non avevo mai badato più di tanto. Per esempio: i testi delle sigle dei cartoni animati…
Un giorno la sento cantare a squarcia gola qualcosa che riguarda un albero blu, la felicità, qualcosa del genere, non ci faccio caso, poi anche il giorno dopo lo stesso motivetto, finché non arriva e mi chiede:

Mamma perché la felicità è un albero di ghiaccio blu?

Pausa di riflessione. Unisco i puntini prima di rispondere, prima che una risposta sbagliata, anche solo di qualche millimetro, mi ritorni indietro come un boomerang in piena fronte…e allora le chiedo cosa stava cantando:

Mamma è Pororo!

Pororo o Totoro?

Po-ro-ro

E chi è?

Un cartone di Yo Yo…

Ah

Faccio mente locale del cartone incriminato, che ricordo bene in quanto cartone più brutto che passino su Yo Yo, e mi metto ad ascoltare la sigla che finisce con queste parole: “perché la felicità è un albero di ghiaccio blu”. Ecco dico io, ma che vuol dire? Non fa nemmeno rima… Vabbè da quel momento in poi è stata la fine, ormai non guardo più i cartoni per controllare come sono, ascolto solo le sigle. Un incubo. Si perché, pur di inseguire la più banale delle rime, va a finire che saltano fuori cose ridicole e senza senso che la pisquana va in giro a cantare spensieratamente. Ma, più di tutto, quello che mi fa impazzire è l’abuso di certe parole, piazzate qua e là senza senso e quindi snaturate di ogni significato, tipo, solo per citarne alcune (ma so che ce ne sono molte altre da menzionare, lascio a voi il divertimento…): felicità (in pole position), amore, amicizia, poesia, cuore:

– … perché la felicità è un albero di ghiaccio blu (no comment…)

– … gli uccelli stan cantando, il sole sta nascendo e Pat è pieno di felicità (ma perché????)

– … la casa delle api è la felicità (ah sì…?)

– … ha tanti amici, 303, perché è la Pimpa ecco perché (non fa una piega….)

– In un paese pieno di poesia c’è un sole pieno di magia, qui vive un’ape che con il suo amore ci fa illuminare il cuore (ma cosa si fumano nel paese dell’ape Maia?)

E poi è arrivata lei, la sigla di Dixiland (uno dei cartoni più belli visti su Yo Yo, per quel che mi riguarda…) ed è stato amore folle e incondizionato al primo ascolto: la sigla più bella del mondo, la sigla che mi fa venire i lacrimoni di commozione ogni volta che la sento (più per la musica che per le parole), l’unica sigla dove sono riusciti a infilarle tutte in una sola strofa: felicità, cuore, amore, cielo blu; l’unica sigla  dove persino la parola felicità ha un suo perché: “che felicità dolci a volontà”… d’altra parte cos’è la felicità per un bambino (anche per una mamma certe volte…) se non dolci a volontà?!

Ad ogni modo, o voi signori che scrivete le sigle dei cartoni, sappiate che i bambini non sono come gli adulti, ma:

– ascoltano e prendono sul serio le parole che sentono

– danno il giusto peso a certe parole

– sono sempre alla ricerca del significato delle cose

– non li fai fessi molto facilmente

E inoltre:

– poi vanno dalla mamma a fare domande strane e difficilissime

– poi vanno in giro a dire/ripetere/cantare cose strane (ma forse questo lo fanno anche gli adulti…)

Quindi, o voi signori che scrivete le sigle dei cartoni, s a p e v a t e l o:  i nostri pisquani vi ascoltano e filtrano le parole che gli propinate, pertanto abbiatene cura! Se proprio non sapete cosa scrivere, se proprio dovete fare qualcosa di demenziale, fatelo bene e fateci ballare! Ecco.

http://www.youtube.com/watch?v=N-kuHq5rJYU

Facciamo la nanna? E di altre grandi domande prima di andare a dormire

Perché non posso stare con voi anche la notte?
Perché non posso stare con voi anche la notte?

Certe sere d’estate, dopo aver messo a letto la pisquana, riassettato la cucina, caricato 8 kg di lavatrice per il giorno dopo, fatto finta di ridare una parvenza di ordine alla sala dove sembrava fosse esplosa una bomba atomica… certe di queste sere, sfiniti, io e lui ci sediamo sul balcone a prendere un po’ di fresco, per tirare un attimo il fiato e per stare semplicemente insieme (da soli). Certe volte ci beviamo una birra e facciamo due chiacchiere, altre stiamo in silenzio a guardare la luna gentilmente appesa sopra le nostre teste che sorride dei nostri piccoli e grandi guai e poi ci abbraccia, sempre, con la sua bianca corona. Una di queste sere, mentre ce ne stavamo lì ad ascoltare la sua luce chiara, da una delle finestre delle case vicine, è arrivato il pianto lungo di un bambino che non ne voleva sapere di smettere e di dormire. Allora ci siamo guardati, senza dire niente, guardati fino in fondo negli occhi, ricordando quelle volte che succedeva a noi che la pisquana non dormisse, ricordando tutta la fatica e tutte le cose imparate proprio da quei momenti…

Perché non posso dormire nel lettone?
Perché non posso dormire nel lettone?

Quando mi ci sono imbattuta io nella pisquana che non dormiva la notte (in super sintesi) prima di farmi venire l’ansia cercando mille risposte di qua o di là, mi sono fatta delle domande. Perché in generale nella vita a me capita così: quando mi servono delle risposte, soprattutto nelle situazioni incasinate, inizio a fare (e a farmi…) tante domande.

Lo diceva anche il signor Reinhold Niebuhr: «Non c’è risposta più assurda di quella a una domanda che non si pone».

Bè potrebbe anche sembrare una banalità… ma non è sempre così facile o scontato. Più che altro perché va a finire che poi bisogna mettersi in discussione. L’argomento nanna ci ha messi un po’ tutti in discussione: mi ha fatto imparare nuove cose di me, del mio rapporto con lei e anche del mio rapporto con lui. Cose che ci hanno fatto bene (oltre che ritrovare la quiete notturna).

Io intanto ho trovato queste 6 (+1) domande, in stile Uescivà, ovviamente. Altre idee?

 1- Perché non posso stare con la mia mamma e con il mio papà anche la notte?

2- E perché io devo stare qui in camera mia, da sola, a letto, al buio, mentre voi due state di là?

Perché devo andare a dormire proprio adesso?
Perché devo andare a dormire proprio adesso?

3- È così bello stare qui con te mentre mi racconti la mia favola preferita, perché devo accontentarmi di sentirla una volta sola e non almeno 10 volte di fila?

4- Appena ti chiamo, tu vieni da me e io sono così felice! Perché non dovrei continuare a chiamarti?

5- Oh insomma mamma, ho ancora così tante cose da fare: le mie bambole sono tutte lì in fila che mi aspettano. Perché devo andare a dormire proprio adesso?

6- Se ieri sera mi avete fatto dormire con voi nel lettone – ed è stato così bello! -, perché non ci posso stare anche stanotte e tutte le notti a venire?

+1– Se siete tranquilli voi, mamma e papà, mi sa che io vado a dormire più tranquilla.

Sfoglia la galleria delle illustrazioni:

 

 

 

IRON MAM

Allora, premessa: oltre a tutta questa storia del mezzo mondo, favole, poesie, bimbi, figli e cose simili, io sono una fan sfegatata di Iron Man (e sono anche un po’ una tamarra).

Chi di voi non ha mai sognato di essere come lui, dai?! Avere, per una volta almeno nella vita, a disposizione quella fantastica super armatura rosso fuoco, due fantastiche tette (ops) spalle d’acciaio per sopportare e affrontare alla grande tutte le insidie della vita domestica?

iron mamMa si dai, chi di voi non ha mai sognato di trasformarsi in IRON MAM??

 iron2_scrittinaBè niente, io di iron però c’ho solo un ferro da stiro (e devo usarlo anche spesso…).

Forse si merita il titolo di Iron Mam chi ne ha almeno una manciata di figli… ma poco importa. Ci sono momenti, fatiche e gioie che ci accomunano al di là dei numeri e delle diverse circostanze. Io sono soltanto un essere selvatico e un po’ solitario che ha ricevuto in dono una fantastica pisquana che mi ha ribaltato e riordinato la vita e mi sta insegnando molte, molte cose.

Ma, ad ogni  modo, ogni tanto, in quei momenti dove sembrano addensarsi tutte le fatiche dell’universo e accumularsi irreparabilmente i casini quotidiani più disparati, in assenza di superpoteri, vorrei proprio avere a disposizione quella fantastica armatura superaccessoriata. Così, per esempio, dopo una dura giornata di lavoro, dopo una mezza giornata di capricci bambinosi, proprio quando il marito torna tardi dal lavoro e la cena è ancora da preparare, la tavola da apparecchiare, la lavastoviglie da svuotare, la lavatrice da riempire, il letto da rifare, la marmocchia da sfamare, la pila dei miei libri preferiti, impolverati, in vana attesa sul comodino, mentre sto pensando che non ce la farò mai… ecco lì in quel preciso istante di delirio domestico, altro che tate o cose simili, io vorrei poter tirar fuori da sotto il mio letto lei, la super valigia cromata rosso-oro di Tony Stark e trasformarmi, in meno di 30 secondi, in Iron Mam! (…ma forse vorrei anche J.A.R.V.I.S. sempre a mia disposizione…)

Per chi non sapesse chi è Tony Stark:

 Nome in codice: Iron Man

Altre identità: Tony Stark

Prima apparizione: Tales of Suspense #39, marzo 1963

Poteri: nessuno, è un genio che ha ideato un’armatura iper-tecnologica

Gruppi: i Vendicatori

Interpretato sullo schermo da: (quel gran fico di) Robert Downey Jr.

(…vi ricorda qualcosa?)

 

Il Mezzo Mondo

Ero sempre lì, sulla soglia, durante quel fatidico interminabile momento in cui ho affacciato il naso nella blogosfera, quando, oltre a scoprire un simpatico mucchietto di paroline aliene e altre cose sconosciute, mi sono ritrovata davanti a un innumerevole elenco di mommyblog. E a momenti mi piglia un colpo. Il web ne è davvero pieno, sono tantissime le mamme nella blogosfera!

E, va bè, la domanda sorge spontanea, come mai? Ci saranno molte e variegate spiegazioni. Forse c’è bisogno di un po’ di riconoscimento per questo mestiere che si dà tanto per scontato, ma è il più difficile del mondo? Bisogno di confrontarsi e condividere? Reinventarsi un lavoro a misura di famiglia? Tra tutto, io penso che, probabilmente, il motivo di fondo è lo stesso per tutte e sono le tantissime cose che abbiamo imparato e che stiamo impariamo dai nostri bimbi.

E allora ci ho pensato, a lungo, a quello che mi è successo quando è arrivata la pisquana. Come vi dicevo, quella sera, non per caso e non certo all’improvviso, ma di schianto certamente, sono proprio precipitata in un altro mondo dentro a questo mondo, io l’ho chiamato il Mezzo Mondo di Uescivà.

bosco di rovo 6Un mezzo mondo perché raramente ci facciamo veramente attenzione, perché forse è un po’ sfuggente, difficile da vedere e da acciuffare come un bimbo che corre veloce. Un mezzo mondo perché a raccontarlo non bastano le parole, ma ci vuole uno strano difficilissimo mix di ingredienti mica semplici da recuperare per un adulto. Quel mezzo mondo che nelle migliori favole si trovava con un passaggio segreto, una porta nascosta o dentro a uno specchio e che da bambini, per una volta almeno, tutti abbiamo cercato di nascosto da qualche parte in casa nostra. Io da piccola ne ho trovati molti di quei passaggi, me lo ricordo, ma adesso è più difficile.

Uescivà?! Come si fa?! Mi chiede sempre la pisquana nella sua lingua da bambina. Bella domanda. Me lo sono chiesto (e credo continuerò a chiedermelo per tutta la vita) un millimiliardo di volte da quando è arrivata: ma come faccio adesso a guardare il mondo alla sua altezza dalla mia? (che poi quando la disparità d’altezza non ci sarà più, sarà magari anche più difficile…).

Ecco per me forse il passaggio segreto è stata la scoperta che da quell’esserino, fin da subito, avevo più cose da imparare che da insegnare.

Imparare a guardare, guardarmi fino in fondo, fare i conti con me stessa, voler ancora più bene al suo papà, ai nonni, agli amici. Imparare la pazienza. Imparare a farmi la doccia in 45 secondi. Imparare ad arrangiarmi, a rinnovarmi, a resistere, a restare da sola, a ricominciare. Imparare a cambiare tante vite in una sola vita.

Ognuno ha una sua particolarissima strada. A me è stata data in dono questa. E così la piccola Sofia, oltre ad avermi insegnato a diventare una mamma, mi sta soprattutto aiutando a diventare la persona che “dovevo” essere.

 

5 buoni motivi
per NON aprire un blog

In giro per la rete ho scovato molti e validi consigli su come aprire un blog. Ci sono però un paio di cosette che non ho trovato da nessuna parte, ma che ho scoperto da sola. E allora ecco un piccolo vademecum, ovvero 5 buoni motivi per NON aprire un blog:

1-    Lo fanno tutti

2-    Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu

3-    Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu e lo fa meglio di te

4-    Te la spacciano come una cosa facile da fare, ma in realtà ci sono un sacco di cose da sapere

5-    Guarda che poi, se nessuno ti legge, ci rimani male…

Il problema, però, è che certe volte nella vita succedono cose talmente grandi che non si può davvero fare a meno di raccontarle. A me è successo così. Erano le 22,25 del 25 ottobre 2010. Una di quelle date che non dimenticherò mai più. Non per caso e non proprio all’improvviso, ma di schianto certamente, sono precipitata nel Mezzo Mondo di Uescivà. Ed è stato l’inizio di grandi avventure…

E allora corriamo anche questo rischio: ci sono ancora un millimiliardo di cose che dovrei sapere e imparare riguardo a questa giungla che si chiama blogosfera – e chissàmai se riuscirò a impararle tutte – ma anche questo è parte dell’avventura…