Perfezionare la tecnica

Mi ero assolutamente riproposta di bistrattare, maltrattare, trascurare e quasi abbandonare il mio blog in questi giorni (ditemi che capita anche a voi altre signore e altri signori di avere in odio la vostra creatura…), ma niente mi hanno tirato in ballo con la poesia e come resistere? Eccomi qui… (questa è mia). E queste sono alcune delle “poetesse per caso” coinvolte nella #sfidaacolpidipoesia lanciata da zigzagmomuna mamma greenBurabacioIl mezzo mondo di UescivaMumble MumMalanottenoA misura di bimboLe Funky mamas.

 

PERFEZIONARE LA TECNICA
I.

È sparita attraversando la pioggia e la noia
di un cielo bianco di maggio
erano le cinque forse o poco più
l’uva germogliava sotto la sua finestra
e le voci della casa si perdevano nell’acquario.
Nessuno si è accorto.
Lo faceva spesso e nessuno mai se ne accorgeva
né dall’altro lato della cornetta – aggeggi inutili i telefoni
né sul posto di lavoro – che un vero posto poi non era.
Così lei aveva perfezionato la tecnica.

II.

È sparita attraversando il silenzio e la guerra dei merli
in un pomeriggio disfatto di attese
mentre la gente rincasava dagli uffici
con occhi gravi di niente e di fame
e i gatti si raggomitolavano nell’erba bagnata.

III.

È sparita ingannando il tuo amore distratto e confuso,
ha perfezionato la tecnica e non ci sarà modo di rintracciarla.
Si potrebbe chiedere qualche informazione
ai due cipressi che stanno di guardia alla sua stanza
o ai germogli della vite
oppure ai gatti acciambellati nell’orto
ma non avrebbero nulla da dire
lei è sparita attraversando le apparenze e le risposte inutili.

IV.

Abitava uno spicchio di mondo di cui nessuno si cura
e il rumore del tempo la stava svuotando
sparire era sempre stato nelle sue intenzioni
fin da quando era nata
aveva nel corso degli anni perfezionato la tecnica
Una bambina egoista – dicevano le maestre
silenziosa e poco incline alla conversazione
ma lei stava perfezionando la tecnica
e non c’era tempo da perdere in inutili faccende.

V.

Sparire era sempre stato nelle sue intenzioni
fin da quando era nata
non si poteva aspettare che il cuore indurisse
che gli occhi si appannassero negli inganni degli adulti
bisognava studiare il fare morbido dei gatti
il flettersi dei rami abbracciati nel vento
bere il rumore dei tuoni e sgusciare tra le gambe dei lampi
non avere alcun ritegno nel seguire l’insistenza della pioggia
raccogliere l’odore degli uomini stanchi
studiare lo smarrimento di una donna impaurita.

VI.

Bisognava perfezionare la tecnica.
Inseguire i giorni uno ad uno
senza soccombere all’arrivo del mattino
senza perdersi nelle notti d’agosto
afferrare le parole e infilarle come perle nelle arterie,
ricordare il peso di ogni respiro
non abbandonare la nave in rovina
non abbandonare i passi sui marciapiedi
non abbandonare i pensieri in cucina
non abbandonare le mani sui fianchi
contare i grammi di luce che passano tra i cocci.
Ritornare paziente e perfezionare la tecnica.

Felice di quello che c’è

Al tempo in cui ho iniziato a compilare i miei elenchi delle cose che piacciono a Sofia, questa non era ancora capitata e, come del resto tutte le altre, non me la sarei mai potuta immaginare. Tra “Le cose che piacciono a Sofia certe volte sono cose che ai grandi non piacciono più” devo aggiungere anche: ritornare a casa dalle vacanze, ovvero felice di quello che c’è.

 Siamo tornati dal mare qualche giorno fa, nel cuore della notte, e la pisquana, dopo oltre 10 ore di viaggio incatenata al suo seggiolino, è scesa dalla macchina con un sorriso “durbans” a 52 denti che proprio non mi aspettavo – visto l’amore viscerale che anche lei coltiva appassionatamente per il mare e la vita da spiaggia. Noi che già ci figuravamo le scenate perché il mattino dopo niente tuffi e capriole e castelli sul bagnasciuga… E lei invece era felice, ma così felice di ritrovare la sua casa e tutte le sue cose. Felice di quello che c’è. E bè si, in preda al trauma del rientro e alla sofferenza del distacco dal mio beneamato mare di Puglia, insomma tutta preoccupata di quello che “non c’era più”, mi ha fatto proprio impressione.

 Non so se l’ho mai ben capita (in quanto ritornello trito e ritrito mi dava anche parecchio fastidio a dire il vero) e poi forse non ci avevo mai nemmeno veramente provato a capirla quella cosa del “bisogna essere come bambini”, fino all’altra notte, quando l’ho vista così semplicemente contenta di quello che c’era lì in quel momento e basta. Ci sarà forse ben altro da capire, intanto mi porto a casa questo: forse con quella frase, voleva anche solo dirci di imparare a goderci la vita, quello che c’è. Sembra la cosa più banale del mondo, ma più che il tempo passa più mi accorgo che invece è una delle cose più difficili da imparare e da fare.

Sfoglia la galleria delle illustrazioni:

Le cose che piacciono a Sofia certe volte sono cose che ai grandi non piacciono più 

“Togli le lettere d’amore dallo scaffale dei libri

le foto, gli appunti disperati,

sbuccia la tua immagine dallo specchio.

Siediti. Banchetta con la tua vita.”

 

Derek Walkott