Dedicato ai papà (ma anche alle mamme): il mondo capovolto di Grant Snider

Ho “incontrato” un papà che ha raccontato in modo creativo e ironico il suo mondo capovolto dopo l’arrivo del figlio. Questa idea del mondo capovolto l’ho sentita molto vicina a quella che io ho chiamato il Mezzo Mondo. Che per me ha voluto anche dire “imparare a guardare, guardarmi fino in fondo, fare i conti con me stessa, voler ancora più bene al suo papà, ai nonni, agli amici. Imparare la pazienza. Imparare a farmi la doccia in 45 secondi. Imparare ad arrangiarmi, a rinnovarmi, a resistere, a restare da sola, a ricominciare. Imparare a cambiare tante vite in una sola vita” . Si, è stato un bel capovolgimento, anzi bellissimo!

Ecco questo è il mondo capovolto raccontato da Grant Snider che, ogni settimana, pubblica le sue strisce di fumetti sul New York Times e sul suo blog Incidental Comics.  Cliccate sulle icone qui sotto per guardarle in dimensione reale.

L’album dei ricordi: “giorni che diventano, come figlie, più grandi del mio abbraccio”

Logo01L’altro giorno, applicandomi da brava massaia quale non sono alle mie incombenze spreferite di sempre, tipo, per citarne una, fare-le-polveri, mi sono imbattuta in un cimelio storico: l’album delle fotografie di quando ero piccola. Sussulto e nostalgia. Quello che ogni tanto con le sorelle si andava a prendere per sfogliarlo insieme. Quello che la (mia) mamma custodisce custodiva gelosamente nella credenza insieme al suo album di nozze. Quello che, da tre anni a questa parte, mi ripropongo invano di assemblare per la mia pisquana. Migliaia e migliaia di foto sparse tra telefoni, macchine digitali, telecamerine, computer & co, ma poi chi le va più a stampare le foto… ogni tanto, sporadicamente, le assemblo in minialbum provvisori che la pisquana distrugge. Un disastro su tutta la linea insomma.

Logo02E poi, sempre l’altro giorno la pisquana se ne è uscita con una super pisquanata. Una che ha sbaragliato in un colpo solo tutte le altre ed è ufficialmente in cima alla top ten. Sua nonna l’avrebbe scritta sull’apposita pagina del dedicato album che io non ho ancora nemmeno comprato (se qualcuno volesse regalarmelo per le NON imminenti festività natalizie…). Io lo scrivo qui. Non mi sono ancora del tutto chiarita le idee a tal proposito, forse la pisquana mi odierà per tutto questo raccontare, preferendo la discrezione di una credenza? Ai posteri l’ardua sentenza.

***

Eravamo a tavola, tutti e tre un po’ stanchi, io e lui cercavamo di raccontarci la giornata trascorsa. La pisquana cercava di attirare la nostra attenzione facendo capricci per quello che si era ritrovata nel piatto, finchè, spazientiti, ci siamo girati tutti e due contemporaneamente alzando la voce per sgridarla… ma lei, soave, candida, candida, alzando le gentili manine: “Stop, fermi ragacci: arrabbiatevi UNO-ALLA-VOLTA! Ok? Gracìe.”   – Touchè.

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Logo04Giorni che ho stretto,
giorni che ho perso, 

giorni che diventano, come figlie,
più grandi del mio abbraccio.

Derek Walcott

mini-me
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Lettera aperta alla pisquana: ti regalo una storia

Cara la mia pisquana,

domani è il tuo compleanno. Di giochi regalati ed ereditati ne hai fin troppi, ai vestiti questo giro ci hanno pensato nonne e bisnonne. Io allora pensavo di regalarti qualcosa che ti rimanga sempre, qualcosa che non scappa, che non si rompe, qualcosa che non rimpicciolisce mentre cresci. Ai diamanti, nel caso, ci penserà qualcun altro, magari tra qualche decennio…

Io ti regalo una storia. Una storia non si consuma, se mai si rinforza, nel bene e nel male. Una storia non si rimpicciolisce, se mai cresce. Una storia non finisce nemmeno se tu te la dimentichi, lei rimane lì, in quel posto preciso che il tempo le ha assegnato nella cammino del mondo. Ti regalo un pezzo della nostra storia, perché, cara la mia pisquana, adesso è anche la tua storia.

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Quella volta che ti ho detto di sì con un paio di baffi al cioccolato

Di solito ci davamo appuntamento per l’aperitivo, verso le sette di sera o giù di lì. Ma era dicembre e faceva buio presto e quel giorno lui mi aveva detto: vengo a prenderti alle cinque e ti porto a fare merenda.

Nel centro della nostra città c’era un bar che ha fatto la storia, era di legno e velluto con le luci basse e i camerieri sornioni e pazienti. Mi stava portando lì. Io amavo quel bar. Amavo quel tratto di marciapiede largo, pieno di nebbia gelata, e il suo braccio che mi accompagnava tenendomi la schiena fino alla porta d’ingresso.

Caffè, cioccolato, brioches calde e bignè: eravamo arrivati. Mi si appannavano sempre gli occhiali d’inverno quando entravo in una stanza riscaldata. Mi aveva trascinata su per una scala a chiocciola mentre cercavo di recuperare l’uso della vista ingolfata nel mio cappotto di lana pesante.

C’era una sala nuova affacciata sulle terrazze del corso agghindato dalle luminarie natalizie. La sala della cioccolata. Una specie di paese dei balocchi. Ero così emozionata che aveva dovuto accompagnarmi, tenendomi per mano, al tavolo dove troneggiava un enorme pentolone pieno di cioccolata nera, cremosa e fumante: potevo riempirmi la tazza quanto volevo e servimi al buffet di biscotti, torte e brioches.

Siamo tornati in quel bar, io e lui, qualche tempo fa. Ci abbiamo portato la nostra bimba, alle cinque, a fare merenda in quella sala delle meraviglie, dove la sua mamma e il suo papà si sono detti di sì, in silenzio, con un paio di baffi al cioccolato.

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Questa storia fa parte di un bel progetto che si chiama Ore 17 – Racconti di merenda , andate a vedere e a leggerla anche lì! #missionemerenda

 

La bichicettla e di altri rischi educativi

“C’è un momento in cui la vita compie uno scarto e muta? Perché la svolta può aleggiare in un attimo. Sei al bivio, imbocchi una via anziché un’altra, e solo dopo capisci perché. Anche se è nei chilometri percorsi prima, e magari nei suoi inciampi, sotto gli alberi dove hai cercato l’ombra, e nella forma delle nuvole sopra la testa, che la scelta si preparava”.

L’altro giorno abbiamo fatto la prima uscita in bicicletta (la sua bichicettla, io a piedi) on-the-road, o meglio on-the-marciapiede, da casa al fruttivendolo. Poca roba insomma (non abitiamo in una metropoli, ma in un paesupolo). Però con tutti gli ostacoli del caso, che per un adulto sono abitudine e minuzia, ma per una pisquana mica pizza e fichi, hanno tutta un’altra misura. Sali scendi, asfalto irregolare, attraversamenti, tratto di strada senza marciapiede, svolte. Il tutto nel mezzo del traffico. Ecco ero lì che la guardavo pedalare mentre si guardava i piedi anziché guardare la strada davanti a sé e mi è venuto un bel flash di quello che mi aspetta come mamma, come educatrice, come quella insomma che (insieme al suo papà, a tutto il resto della famiglia e agli amici, per fortuna!) dovrà insegnarle a deambulare autonomamente per le strade del mondo…

sofi_bici copiaE perciò quando l’asfalto si incrina e lei molla subito la pedalata. Quando tira dritto senza guardare se arriva una macchina. Quando, se vede arrivare una macchina, le inchioda davanti, urlando, senza spostarsi. Quando, anziché frenare, punta dritto a tutta birra contro al palo della luce. Quando pianta la bici in mezzo alla strada a pochi metri dalla meta dicendo: mamma sono stanca… (ma di cosa?!?). Eccomi lì a prendere micro decisioni sul da farsi, sulla misura e la tempistica del mio intervento, che mi trattengo dall’intervenire subito (si ma allora quand’è il momento giusto?) o dal perdere la trebisonda in meno di trentananosecondi (la pazienza non è esattamente il mio forte…). Che mi viene da pensare: non le rimetto in mano una bici fino ai 18 anni (ah no ma lì magari avrà già tra le mani una macchina…). Microdecisioni che, ad un certo punto, diventeranno macrodecisioni.

Io sono cresciuta in una famiglia dove c’è stato da arrangiarsi fin da subito e sì, certe volte, mi chiedo se sarebbe stato più facile crescere con una di quelle mamme superaccessoriate che cercano di mettere la gomma piuma sugli spigoli del mondo e danno una potatina qua e là alle spine della vita. Poi penso a quei momenti in cui ti trovi la macchina davanti e non sai da che parte girarti e ti viene da piangere e urlare e piantare lì la bici… e sì quanti me ne sono capitati di quei momenti (e quanti ancora…), ma la bici alla fine non l’ho mai mollata, magari qualche volta sono finita sotto alla macchina con la bici e tutto il resto, però poi eccomi qui, ancora on the road con una pisquana al seguito…

Quindi, cara la mia pisquana, tu dovrai anche imparare ad andare in bicicletta, ma io dovrò imparare a insegnarti a pedalare sulle strade della vita, mica pizza e fichi!

 

Facciamo la nanna? E di altre grandi domande prima di andare a dormire

Perché non posso stare con voi anche la notte?
Perché non posso stare con voi anche la notte?

Certe sere d’estate, dopo aver messo a letto la pisquana, riassettato la cucina, caricato 8 kg di lavatrice per il giorno dopo, fatto finta di ridare una parvenza di ordine alla sala dove sembrava fosse esplosa una bomba atomica… certe di queste sere, sfiniti, io e lui ci sediamo sul balcone a prendere un po’ di fresco, per tirare un attimo il fiato e per stare semplicemente insieme (da soli). Certe volte ci beviamo una birra e facciamo due chiacchiere, altre stiamo in silenzio a guardare la luna gentilmente appesa sopra le nostre teste che sorride dei nostri piccoli e grandi guai e poi ci abbraccia, sempre, con la sua bianca corona. Una di queste sere, mentre ce ne stavamo lì ad ascoltare la sua luce chiara, da una delle finestre delle case vicine, è arrivato il pianto lungo di un bambino che non ne voleva sapere di smettere e di dormire. Allora ci siamo guardati, senza dire niente, guardati fino in fondo negli occhi, ricordando quelle volte che succedeva a noi che la pisquana non dormisse, ricordando tutta la fatica e tutte le cose imparate proprio da quei momenti…

Perché non posso dormire nel lettone?
Perché non posso dormire nel lettone?

Quando mi ci sono imbattuta io nella pisquana che non dormiva la notte (in super sintesi) prima di farmi venire l’ansia cercando mille risposte di qua o di là, mi sono fatta delle domande. Perché in generale nella vita a me capita così: quando mi servono delle risposte, soprattutto nelle situazioni incasinate, inizio a fare (e a farmi…) tante domande.

Lo diceva anche il signor Reinhold Niebuhr: «Non c’è risposta più assurda di quella a una domanda che non si pone».

Bè potrebbe anche sembrare una banalità… ma non è sempre così facile o scontato. Più che altro perché va a finire che poi bisogna mettersi in discussione. L’argomento nanna ci ha messi un po’ tutti in discussione: mi ha fatto imparare nuove cose di me, del mio rapporto con lei e anche del mio rapporto con lui. Cose che ci hanno fatto bene (oltre che ritrovare la quiete notturna).

Io intanto ho trovato queste 6 (+1) domande, in stile Uescivà, ovviamente. Altre idee?

 1- Perché non posso stare con la mia mamma e con il mio papà anche la notte?

2- E perché io devo stare qui in camera mia, da sola, a letto, al buio, mentre voi due state di là?

Perché devo andare a dormire proprio adesso?
Perché devo andare a dormire proprio adesso?

3- È così bello stare qui con te mentre mi racconti la mia favola preferita, perché devo accontentarmi di sentirla una volta sola e non almeno 10 volte di fila?

4- Appena ti chiamo, tu vieni da me e io sono così felice! Perché non dovrei continuare a chiamarti?

5- Oh insomma mamma, ho ancora così tante cose da fare: le mie bambole sono tutte lì in fila che mi aspettano. Perché devo andare a dormire proprio adesso?

6- Se ieri sera mi avete fatto dormire con voi nel lettone – ed è stato così bello! -, perché non ci posso stare anche stanotte e tutte le notti a venire?

+1– Se siete tranquilli voi, mamma e papà, mi sa che io vado a dormire più tranquilla.

Sfoglia la galleria delle illustrazioni:

 

 

 

IRON MAM

Allora, premessa: oltre a tutta questa storia del mezzo mondo, favole, poesie, bimbi, figli e cose simili, io sono una fan sfegatata di Iron Man (e sono anche un po’ una tamarra).

Chi di voi non ha mai sognato di essere come lui, dai?! Avere, per una volta almeno nella vita, a disposizione quella fantastica super armatura rosso fuoco, due fantastiche tette (ops) spalle d’acciaio per sopportare e affrontare alla grande tutte le insidie della vita domestica?

iron mamMa si dai, chi di voi non ha mai sognato di trasformarsi in IRON MAM??

 iron2_scrittinaBè niente, io di iron però c’ho solo un ferro da stiro (e devo usarlo anche spesso…).

Forse si merita il titolo di Iron Mam chi ne ha almeno una manciata di figli… ma poco importa. Ci sono momenti, fatiche e gioie che ci accomunano al di là dei numeri e delle diverse circostanze. Io sono soltanto un essere selvatico e un po’ solitario che ha ricevuto in dono una fantastica pisquana che mi ha ribaltato e riordinato la vita e mi sta insegnando molte, molte cose.

Ma, ad ogni  modo, ogni tanto, in quei momenti dove sembrano addensarsi tutte le fatiche dell’universo e accumularsi irreparabilmente i casini quotidiani più disparati, in assenza di superpoteri, vorrei proprio avere a disposizione quella fantastica armatura superaccessoriata. Così, per esempio, dopo una dura giornata di lavoro, dopo una mezza giornata di capricci bambinosi, proprio quando il marito torna tardi dal lavoro e la cena è ancora da preparare, la tavola da apparecchiare, la lavastoviglie da svuotare, la lavatrice da riempire, il letto da rifare, la marmocchia da sfamare, la pila dei miei libri preferiti, impolverati, in vana attesa sul comodino, mentre sto pensando che non ce la farò mai… ecco lì in quel preciso istante di delirio domestico, altro che tate o cose simili, io vorrei poter tirar fuori da sotto il mio letto lei, la super valigia cromata rosso-oro di Tony Stark e trasformarmi, in meno di 30 secondi, in Iron Mam! (…ma forse vorrei anche J.A.R.V.I.S. sempre a mia disposizione…)

Per chi non sapesse chi è Tony Stark:

 Nome in codice: Iron Man

Altre identità: Tony Stark

Prima apparizione: Tales of Suspense #39, marzo 1963

Poteri: nessuno, è un genio che ha ideato un’armatura iper-tecnologica

Gruppi: i Vendicatori

Interpretato sullo schermo da: (quel gran fico di) Robert Downey Jr.

(…vi ricorda qualcosa?)

 

Le cose che piacciono a Sofia – parte I

Le cose che piacciono a Sofia molte volte sono cose a cui i grandi non fanno più molto caso perché ci sono abituati.

Quali sono le cose strane e normali che piacciono ai vostri pisquani?