A proposito di favole e di estate…

A proposito di favole e di estate, vi presento un progetto molto interessante e anche molto divertente. Si tratta di un concorso letterario on-line legato alla piattaforma THe iNCIPIT.

Cos’è THe iNCIPIT? Entrare nel cuore di un racconto e, sul più bello, intervenire sulla storia e modificare l’intreccio degli avvenimenti. Nasce tutto da qui, dal desiderio, forse a volte inconfessato, di ogni lettore di trasformarsi in autore o di diventare protagonista di un’avventura “letteraria”. È questo il cuore di THe iNCIPIT, la prima piattaforma italiana di racconti interattivi online, che ospita una sezione dedicata anche alle fiabe.

Come funziona? Leggi gli episodi, vota, commenta e cambia la storia insieme agli autori.
THe iNCIPIT è a metà tra gioco e narrativa. Narrativa perché c’è una storia che ha un inizio e una fine ed è gestita da un unico autore. Gioco perché la storia è interattiva e chiunque può partecipare. Una “palestra” per chi vuole mettersi alla prova come scrittore in un racconto a episodi, raccogliere da subito una risposta e un’interazione reale con il pubblico composto da altri scrittori, o “semplici” lettori, lasciando a loro il potere di decidere le sorti della storia. Ma anche sperimentare in un genere che non è il suo, oppure pubblicizzare un proprio libro già pubblicato con uno spin-off su THe iNCIPIT, o ancora iscriversi alla piattaforma per scoprire nuovi promettenti autori da seguire.
Oggi la piattaforma conta 700 storie pubblicate, sia in corso che concluse, 5.000 iscritti, oltre 56.000 commenti.

Il concorso in questione si chiama “Storie d’estate” ed è organizzato in collaborazione con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni. Il tema, ovviamente, è l’estate.
Come partecipare?
– Iscriviti al sito THe iNCIPIT
– Inizia a scrivere la tua storia entro il 30 giugno, specificando che fa parte del concorso “Storie d’Estate”. La storia deve essere ambientata in estate e appartenere a uno dei dieci generi narrativi previsti da THe iNCIPIT.
– Scrivi il racconto e gioca con i tuoi lettori secondo le modalità di THe iNCIPIT: scegli la domanda e le tre possibili evoluzioni della trama, coinvolgi la community, sviluppa la storia sulla base delle decisioni dei lettori.
– Scrivi i 10 episodi e completa la tua storia interattiva per “Storie d’Estate” entro il 20 luglio 2014.
Qui il regolamento completo.

Cosa si vince? Il tuo racconto potrà essere pubblicato in un’antologia, oppure come opera unica in formato e-book con Nativi Digitali Edizioni, con regolare contratto di edizione.

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Senza fate e senza maghi: a proposito di favole e di felicità.

“Si sa bene che la felicità è fatta anche di spavento e di angoscia.
Sopprimere lo spavento e l’angoscia, significa sopprimere anche la felicità”

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Una meravigliosa Natalia Ginzburg che, nell’aprile del 1972, si oppone al manifesto pedagogico della collana «Tantibambini», edita da Einaudi dal 1972 al 1978 e diretta da Bruno Munari. Con acume e senso critico analizza il senso profondo delle favole, che è anche il senso profondo di tutta una letteratura.

“… Quello che detesto nella frase «senza fate e senza maghi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze» è la retorica e l’ottimismo generazionale. Auguriamoci pure che le nuove generazioni siano costituite di individui liberi. Però non ne sappiamo proprio nulla. Inoltre non sappiamo affatto se sia un bene crescere senza inibizioni. Forse fra poco si scoprirà che le inibizioni, di cui l’uomo di oggi si fa gloria di essersi sbarazzato, le inibizioni e le lotte dei singoli per superarle o vivere con esse, erano il pane e il sale dello spirito”.

“… È un errore credere che la paura sia un male. La paura, è necessario soffrirla e imparare a sopportarla. Inoltre i lupi non mangiano le cipolle. Ora un lupo che mangia cipolle e scarpe vecchie, è lontano dal vero non meno che le streghe o le fate. Così vorrei sapere perché le streghe e le fate sono tenute al bando in questa collana, come superate e retrograde, e destinate ad antiche generazioni che si abbeveravano di fantasie e illusioni, e invece si lascia il passo a questo lupo che mangia le cipolle.”

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“Le fiabe italiane di Italo Calvino. È un libro stupendo. È pieno di fate, di maghi, di principi lussuosissimi e di castelli bellissimi. È pieno anche di contadini e di pescatori. Vi si respira l’aria libera della fantasia e insieme l’aria aspra e libera della realtà. Non contiene insegnamenti morali se non quelli inespressi che ci offre ogni giorno la nostra vita reale. Non contiene intenzioni pedagogiche di nessuna specie. È scritto in una prosa limpida, lineare e concreta, una prosa esemplare perché è così che si deve scrivere per i bambini, una prosa totalmente priva di parole superflue. Sfido chiunque a trovarvi una sola parola superflua. Sfido chiunque anche a trovarvi una sola parola leziosa. Calvino certo non aveva in testa nessuna idea educativa, ma in verità nulla è più educativo dello stile quando è chiaro, rapido e reale. Le Fiabe italiane sono delle vere fiabe, create generosamente per la gioia del prossimo, e così è necessario che siano le fiabe per i bambini, inventate e create unicamente per la felicità.

Le ragioni per cui oggi scrivere per i bambini è così difficile, sono infinite, ma una certo è che è nata in noi l’idea che ai bambini tutto può far male. La fantasia ci atterrisce perché è avventurosa, imprevedibile e forte. Noi ne abbiamo poca, e per giunta l’adoperiamo con mani parsimoniose e schifiltose. Quando si scrivono o si stampano libri per bambini, per prima cosa si sbarrano porte e finestre. No alle storie di dolore perché il dolore fa male. No alle storie di miseria perché sono patetiche. No alle lagrime. No alla commozione. No alla crudeltà. No ai cattivi, perché non bisogna che i bambini conoscano la cattiveria. No ai buoni perché la bontà è sentimentale. No al sangue perché fa impressione. No ai castelli lussuosissimi perché sono evasione. No alle fate perché non esistono. I bambini sono fragili e perciò li nutriremo con vivande lavate e disinfettate. Li educheremo alla concretezza, avendo però sterilizzato la concretezza, avendo isolato nella concretezza ciò che non manda né bagliori né lampi. Li nutriremo con sabbia, accuratamente filtrata e senza batteri. Li nutriremo col bicarbonato, col borotalco e con la carta assorbente”.

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“Così è necessario che siano le fiabe per i bambini,
inventate e create unicamente per la felicità.
Una collana per l’infanzia dovrebbe essere
avventurosa e libera come un bosco”

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“Esistono un lavoro visibile ed uno invisibile”

“Un uomo non è un pigro se è assorto nei propri pensieri,
esistono un lavoro visibile ed uno invisibile”
Victor Hugo

Dedicato a tutti quelli che perdono la cognizione del tempo, camminano con il naso all’insù, si confondono nei discorsi della gente al bar, al ristorante, sul tram, in fila alle poste.

Dedicato a tutti quelli che fissano le persone per la strada, in ufficio, in banca, al cinema, in autogrill, in macchina.

Dedicato a tutti quelli che l’intuizione e l’ispirazione arrivano mentre cambi un pannolino, prepari la minestra, litighi con tuo marito, non trovi le chiavi dentro la borsa, arrivi in ritardo.

Dedicato a tutti quelli che nella vita di tutti i giorni c’è molto di più di quello che sembra a prima vista.

Dedicato a tutti quelli che ti dicono che sei una rompiscatole perché fai sempre troppe domande.

Dedicato a tutti quelli che per fare bene, ogni tanto, hanno bisogno di “n o n f a r e n i e n t e”.

Dedicato a tutti quelli che ogni tanto hanno bisogno di starsene da soli.

Dedicato a tutti quelli che non hanno paura di stare da soli con se stessi.

Dedicato a tutti quelli che il lavoro non è solo un lavoro.

Ecco ho trovato un articolo, tra il serio e il faceto, che diceva più o meno così: “Abbiamo spesso l’impressione che l’ispirazione e le idee nascono dal nulla e che spariscono nel momento in cui non ne abbiamo più bisogno. La creatività non è semplicemente l’analisi della parte destra e sinistra del cervello… “.

*15 COSE CHE I CREATIVI FANNO DIVERSAMENTE DAGLI ALTRI:

1- Sognano
2- Osservano tutto ciò che li circonda
3- Lavorano quando vogliono
4- Stanno da soli
5- Ricercano nuove esperienze
6- Sbagliano
7- Si pongono le domande giuste
8- Osservano la gente
9- Rischiano
10- Ogni occasione è buona per esprimersi
11- Realizzano la loro vera passione
12- Hanno la mente aperta
13- Perdono la nozione del tempo
14- Si circondano di bellezza
15- Uniscono i puntini

*Leggi l’articolo completo

CHI uccide la creatività dei nostri figli?

“La creatività è la base per la capacità, una volta diventati adulti, di rispondere alle criticità, di analizzare l’esistente con la propria testa, di relazionarsi con gli altri, di apprendere e accogliere le novità”, scrive Venessa Niri su Wired. “Cosa uccide la creatività dei nostri si figli?”. Ecco la (bella) domanda che pone questo interessante articolo. La risposta che l’autrice propone mi piace, mi interroga e mi preoccupa. E questo, secondo me, è segno che si tratta di una bella domanda, una domanda che un genitore di questi tempi credo debba necessariamente porsi su più fronti. Io me la pongo, spesso, e condivido quello che Vanessa scrive nel suo articolo: Stiamo privando sempre più i bambini dell’opportunità di inventarsi da soli i propri giochi e le proprie avventure, gli impediamo di annoiarsi, di giocare senza la supervisione di un adulto, senza la sua protezione. Sono le nostre ansie, e la nostra percezione distorta dei pericoli, a rendere i nostri bambini sempre più piatti e sempre meno capaci di raccontarci quelle storie che, da adulti, non sappiamo più inventare. Lasciarli giocare da soli, rischiare che si sbuccino un ginocchio, che si annoino ululando ‘Non so cosa fare!’, regalare loro giochi più liberi e meno strutturati (più palloni, più pennarelli, meno videogiochi, meno televisione), accettare che sporchino la gonna o i jeans dipingendo con i colori a dita, è un grande, grandissimo investimento sul futuro”.

Si tratta di un argomento che mi sta molto a cuore e che già ho trattato raccontanti della bellissima lezione di Ken Robinson, anche lui se la prende con i ‘grandi’: “Tutti i bambini hanno enormi talenti e noi li sprechiamo, senza pietà. – afferma Robinson – La creatività è tanto importante nell’educazione che la dovremmo trattare al pari dell’alfabetizzazioneSe non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. I bambini si buttano, non hanno paura di sbagliare. E quando diventano grandi la maggior parte di loro perde quelle capacità creative. Diventano terrorizzati di sbagliare. E noi gestiamo aziende in questo modo, stigmatizziamo errori. E abbiamo sistemi nazionali d’istruzione dove gli errori sono la cosa più grave da fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Non impariamo a diventare creativi, ma disimpariamo a esserlo. O, piuttosto, ci insegnano a non esserlo”.

Si tratta di un argomento connesso a molti altri. Il rapporto dei bambini con le nuove tecnologie, per esempio.

A questo proposito, in questi giorni, è partita un’iniziativa, promossa da AIB (Associazione Italiana Biblioteche), AIE (Associazione Italiana Editori), Filastrocche.it e Mamamò.it: si chiama #NatiDigitali. 

Obiettivo della ricerca è far luce sulle nuove modalità di lettura dei bambini – di età compresa tra 0 e 14 anni – nell’era digitale, indagando il punto di vista di mamme e papà (oltre che dei bibliotecari). Gli strumenti digitali hanno sicuramente modificato le nostre abitudini famigliari e ancor più i comportamenti dei bambini, non a caso definiti “nativi digitali”. Diventa interessante, dunque, scoprire quale rapporto abbiano i bambini di oggi con i libri cartacei e  digitali e quali siano le preferenze dei genitori: sono disposti a leggere con loro una storia su app o prediligono ancora la forma tradizionale stampata? Considerano gli ebook un pericolo o un’opportunità? Ecco il questionario on line.

“Tutti i bambini hanno enormi talenti e noi li sprechiamo, senza pietà.”

Dopo aver perso tutti i miei, numerosissimi, lettori amanti dell’atmosfera natalizia, oggi volto pagina. Perché stamattina ho incontrato un signore, che forse molti di voi conoscono già. Ho incontrato questo signore e gli ho sentito dire delle cose molto interessanti, divertenti e ironiche, molto belle e pure utili. Mi sono presa qualche appunto sparso, che annoto qui, così. Magari vi viene voglia di ascoltarlo. Ne vale la pena. Si chiama Ken Robinson. Ciao.

Tutti i bambini hanno enormi talenti e noi li sprechiamo, senza pietà. La creatività è tanto importante nell’educazione che la dovremmo trattare al pari dell’alfabetizzazione.

Se non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. I bambini si buttano, non hanno paura di sbagliare. E quando diventano grandi la maggior parte di loro perde quelle capacità creative. Diventano terrorizzati di sbagliare. E noi gestiamo aziende in questo modo, stigmatizziamo errori. E abbiamo sistemi nazionali d’istruzione dove gli errori sono la cosa più grave da fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Non impariamo a diventare creativi, ma disimpariamo a esserlo. O, piuttosto, ci insegnano a non esserlo.

La creatività, che io definisco come il processo che porta idee originali e di valore, si manifesta spesso tramite l’interazione di modi differenti di vedere le cose. Il cervello stesso lo fa intenzionalmente – c’è un fascio di nervi che connette le due parti del cervello chiamato corpus callosum: è più grande nelle donne. Credo sia per questo che le donne sono migliori nel multitasking.

Credo che la nostra unica speranza per il futuro sia di adottare una nuova concezione di “ecologia umana”, nella quale cominciare a ricostruire la nostra concezione della ricchezza delle capacità umane. Il nostro sistema educativo ha strutturato le nostre teste come noi abbiamo sfruttato la Terra: per strapparle una particolare risorsa che per il futuro non ci servirà.