La Signorina Qu ha due sogni (non) nel cassetto

«Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandare scintille.
Nessun bisogno di essere altri che se stessi».
Virginia Woolf

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Un giorno qualcuno chiese alla Signorina Qu quali erano i s u o i s o g n i n e l c a s s e t t o.

Ma la Signorina Qu non si ricordava più dove aveva messo i suoi sogni. I sogni quelli che la gente chiama i s o g n i n e l c a s s e t t o, lei non li aveva messi nel cassetto. Non li aveva messi nemmeno in valigia. Non si ricordava dove li aveva messi. E così non si ricordava più nemmeno se ne aveva mai avuti.

Quando sentiva il Signor Emme elencare con chirurgica precisione i suoi, oppure quando vedeva la Signorina Ci che apriva i suoi cassetti per tirare fuori tutti quei sogni più o meno sgualciti e metterli al sole o in lavatrice o semplicemente a prender aria, quando leggeva del tal Signor Effe che aveva realizzato il suo più grande sogno, o anche solo quando sentiva la Signora Zeta che scherzava sui sogni che non avrebbe mai potuto realizzare, ecco allora alla Signorina Qu prendeva un tale nodo alla gola, quel senso di soffocamento che le offuscava la vista… possibile, possibile che lei non si ricordava più dove o quali fossero i suoi sogni nel cassetto?

Ehi Signorina Qu, le avevano chiesto, qual’è i l t u o s o g n o n e l c a s s e t t o?

Ci sono persone che riescono a mettere mano alla loro vita con una certa lungimiranza.
Forse le invidio. Forse.
Io vivo un giorno alla volta,
con quella tensione costante che a volte si addensa alle tempie
tra i capelli, tra le dita.
Ecco, oggi sono riuscita a pulire un po’ la casa
trovare una biro per scrivere
finire la mia settimana di lavoro.
Ma domattina sarà di nuovo tutto da rifare.
Ci sono persone che ad ogni risveglio ritrovano in ordine tutti i loro pensieri,
l’energia del sonno notturno.
Io vivo un risveglio alla volta e conto i miei respiri uno per uno,
non senza un forte dolore, nessun riposo,
ma uno spazio vuoto tra un polmone e quell’altro.
Forse dovrei solo imparare a dormire meglio. Forse.

Aveva risposto la Signorina Qu, girando sui tacchi e riprendendo il suo cammino.

Poi un giorno alla signorina Qu era capitato di incontrare un Signor Enne che aveva iniziato a compilare un millimetrico elenco, attraversato da molto rimpianto, dei sogni che non era riuscito a realizzare. E che, proprio per questo, in fondo in fondo, non era molto felice.
Poi, dal fruttivendolo, aveva conosciuto una Signora Di tutta presa e in affanno a inseguire i sogni che si era tassativamente riproposta di realizzare. E, proprio per questo, era un po’ triste anche lei.
Alle poste, per ingannare l’attesa, aveva attaccato bottone con un tale Signor Acca, che era rimasto da solo con il suo sogno realizzato, e con la moglie del Signor Acca, che aveva perso la speranza perché tanto i suoi sogni non si sarebbero mai più potuti realizzare.
Verso sera, tornando a casa, la Signorina Qu si era accorta di una cosa importante: che i suoi sogni non li aveva messi da nessuna parte, ma che li aveva sempre avuti addosso, come una seconda pelle, come un ciuffo di capelli, come i pensieri che le rimanevano impigliati tra le ciglia.
I suoi sogni (non) nel cassetto erano due. E basta:
1- poter essere felice di quello c’era e di quello che aveva, in qualsiasi circostanza
2- poter essere sé stessa, fino in fondo, sempre

E poi si era anche accorta che questi due erano i sogni (non) nel cassetto più difficili del mondo, ma gli unici che avrebbero potuto tenere dentro tutto quanto di lei, senza perdersi, senza rimpiangere nulla.

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«Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà d’un solo momento:
il momento in cui l’uomo sa per sempre chi è».
Jorge Luis Borges

*Le illustrazioni sono del mio preferito di sempre: Wolf Elbruch

Io, io, io! Questo mondo adesso è anche mio!

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze” K.K.

 

Adesso questo mondo così grande, così lungo, così alto, così largo è anche mio! Me lo prendo io! Ci arrivo anche io!

Oh queste birichine! Tu mamma fai presto ti siedi e ti alzi. Per me invece è come scalare una montagna, come sono alte le sedie! Ma adesso voglio salire e scendere da sola, mi ci volesse una mezza giornata, guai se mi tieni o mi aiuti, lo faccio io!sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Guarda mamma so dove sono, me li vado a prendere, scelgo quelli rosa e poi me li metto io, ma che bei calzini! Ho lasciato tre dita fuori da una parte, dall’altra è tutto storto. Ma che grande soddisfazione, me li sono messi io, proprio io!

sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Ma insomma chi l’ha disegnato così grande (e così bello) questo mondo? Io non ci arrivo. Come mai le hanno messe così in alto le maniglie delle porte? E io come faccio a entrare? Ma guarda adesso come mi allungo sulle punte dei piedi, con la punta delle dita. Ecco, un po’ per caso, un po’ per acrobazia, questa porta l’ho aperta io!

sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Oh che meraviglia questo parapiglia tappi, tappini, fogli e fazzoletti, magliette, mutandine, calzini o tovagliette, qui dentro tutti per me si può aprire e poi richiudere svuotare e scompigliare. Non chiedo niente di meglio, ecco i cassetti: che magnifica invenzione! E adesso ci arrivo e sono forte e li apro tutti io!

sofia cammina

Io cammino da sola, eccome, sono ben salda sulle mie gambe e so bene dove voglio arrivare. Perciò ora vado di qui a vedere questo buchino nel muro e poi di qua a mettere i piedi in un bel mucchietto di terra. Vedi mamma, non interrompere il mio tragitto perché sto prendendo le misure di questo mondo che tu sei ormai abituata ad attraversare. Io me lo misuro un pochino, un pezzettino alla volta, lo guardo bene e lo imparo perché adesso, tra la mia mamma e questo grande mondo, ci sono anche io e c’è uno spazio tutto mio!