10 buoni consigli (+1) per scrivere un blog di successo

Ciao! Qui si sta per partire per le vacanze (il dottore mi ha prescritto la cura del bagnasciuga, giuro!): è stato un periodo particolarmente tosto, sia per il lavoro che per la vita familiare, dovrei usare il mio tempo libero per fare tipo un miliardo di cose arretrate, tra cui anche mettermi un po’ in pari con Uescivà, sì lo so, ho un sacco di idee e progetti, ma lo sto trascurando…

e n o n s i d e v e f a r e! Ah la blogosfera e le sue leggi: eccoli qui i 10 comandamenti (+1) per scrivere un blog di successo:

1. Abbiate cura di quello che scrivete
2. Create contenuti convincenti
3. Pubblicate articoli con regolarità
4. Stabilite sempre un contatto con i vostri lettori
5. Raccogliete materiale e pianificate il più possibile i vostri post
6. Diventate autorevoli in materia
7. Inserite delle call-to-action
8. Diffondete i vostri contenuti
9. Commentate gli articoli di altri blog del settore
10. Pensate mobile

Molto bene, a fasi alterne, in buona sostanza, ne infrango più della metà! Ma a questi 10 io ne aggiungo uno importantissimo, che secondo me vale più di tutti gli altri messi insieme: divertitevi! Perché se non vi divertite voi a scrivere come potete pretendere che gli altri non si stufino di leggervi?! E poi il Mezzo Mondo è un posto di fantasia e se lo ingabbiassi non volerebbe più. Quindi anche Uescivà si prenderà un po’ di vacanza!

In questo preciso momento della mia vita da “blogger” trovo molto attuale (attuale??! ah ah) il primissimo post di Uescivà, ve lo ricordate?! Certo che no, che domande…
Ecco, come avete visto anche qui, in giro per la rete potrete trovare un millimiliardo di buoni consigli per scrivere un blog di successo, ma ci sono un paio di cosette che non ho trovato da nessuna parte…
Per questo mi ero premurata di stilare il vademecum delle cose che nessuno vi dice, ovvero: 5 buoni motivi (più l’immancabile +1) per NON aprire un blog:

1- Lo fanno tutti
2- Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu
3- Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu e lo fa meglio di te
4- Te la spacciano come una cosa facile da fare, ma in realtà ci sono un sacco di cose da sapere
5- Guarda che poi, se nessuno ti legge, ci rimani male!

All’epoca l’avevo solo sentita nominare, ma ora a questi cinque devo assolutamente aggiungere
L A S E O! Colei che tutti nominano e sentono nominare, ma che solo i pochi eletti conoscono veramente. L A S E O: il vero incubo di ogni blogger novello. In effetti L A S E O è un po’ come l’Appresto di Winnie the Pooh: un mostro molto strano che ti buca i calzini, sveglia i bambini, rovina tutti i tuoi libri, ruba gli anni alle mamme, … e ti rovina i titoli dei post!

L’Appresto

Ovviamente io non ascolto nemmeno i miei di buoni consigli… e per fortuna: successo o mica successo, sappiate che un blog può essere anzitutto un’ottima occasione per conoscere, scoprire e incontrare tante esperienze diverse e molte belle persone.

E allora buone vacanze anche a voi belle persone!

Il Mezzo Mondo

Ero sempre lì, sulla soglia, durante quel fatidico interminabile momento in cui ho affacciato il naso nella blogosfera, quando, oltre a scoprire un simpatico mucchietto di paroline aliene e altre cose sconosciute, mi sono ritrovata davanti a un innumerevole elenco di mommyblog. E a momenti mi piglia un colpo. Il web ne è davvero pieno, sono tantissime le mamme nella blogosfera!

E, va bè, la domanda sorge spontanea, come mai? Ci saranno molte e variegate spiegazioni. Forse c’è bisogno di un po’ di riconoscimento per questo mestiere che si dà tanto per scontato, ma è il più difficile del mondo? Bisogno di confrontarsi e condividere? Reinventarsi un lavoro a misura di famiglia? Tra tutto, io penso che, probabilmente, il motivo di fondo è lo stesso per tutte e sono le tantissime cose che abbiamo imparato e che stiamo impariamo dai nostri bimbi.

E allora ci ho pensato, a lungo, a quello che mi è successo quando è arrivata la pisquana. Come vi dicevo, quella sera, non per caso e non certo all’improvviso, ma di schianto certamente, sono proprio precipitata in un altro mondo dentro a questo mondo, io l’ho chiamato il Mezzo Mondo di Uescivà.

bosco di rovo 6Un mezzo mondo perché raramente ci facciamo veramente attenzione, perché forse è un po’ sfuggente, difficile da vedere e da acciuffare come un bimbo che corre veloce. Un mezzo mondo perché a raccontarlo non bastano le parole, ma ci vuole uno strano difficilissimo mix di ingredienti mica semplici da recuperare per un adulto. Quel mezzo mondo che nelle migliori favole si trovava con un passaggio segreto, una porta nascosta o dentro a uno specchio e che da bambini, per una volta almeno, tutti abbiamo cercato di nascosto da qualche parte in casa nostra. Io da piccola ne ho trovati molti di quei passaggi, me lo ricordo, ma adesso è più difficile.

Uescivà?! Come si fa?! Mi chiede sempre la pisquana nella sua lingua da bambina. Bella domanda. Me lo sono chiesto (e credo continuerò a chiedermelo per tutta la vita) un millimiliardo di volte da quando è arrivata: ma come faccio adesso a guardare il mondo alla sua altezza dalla mia? (che poi quando la disparità d’altezza non ci sarà più, sarà magari anche più difficile…).

Ecco per me forse il passaggio segreto è stata la scoperta che da quell’esserino, fin da subito, avevo più cose da imparare che da insegnare.

Imparare a guardare, guardarmi fino in fondo, fare i conti con me stessa, voler ancora più bene al suo papà, ai nonni, agli amici. Imparare la pazienza. Imparare a farmi la doccia in 45 secondi. Imparare ad arrangiarmi, a rinnovarmi, a resistere, a restare da sola, a ricominciare. Imparare a cambiare tante vite in una sola vita.

Ognuno ha una sua particolarissima strada. A me è stata data in dono questa. E così la piccola Sofia, oltre ad avermi insegnato a diventare una mamma, mi sta soprattutto aiutando a diventare la persona che “dovevo” essere.

 

Copililli

Tanto per cominciare bene pensavo di infrangere le regole del galateo della blogosfera, se ce n’è uno. Quindi, anziché spiegarvi lo strano nome di questo blog, parlerò d’altro, vi presento la mia rubrica preferita e prendo tempo.

sofi06_colPrendo tempo sì perché, come per ogni inizio che si rispetti, non ho ancora capito se avrò la tempra adatta per andare avanti. Partivo come al solito bella spavalda e incosciente: massì dai, che mi faccio anche io il mio blog, che sarà mai? Della serie le ultime parole famose… è bastato metterci il naso un nanosecondo nel magico mondo della blogosfera per rendermi conto che c’erano giusto giusto quel paio di cosette e di paroline aliene di cui ignoravo l’esistenza o il significato.

D’altra parte io sarei decisamente più a mio agio con in mano una pergamena del XIV secolo, manoscritta in latino tardo medievale. Ecco, capite bene che, con queste premesse, il salto dalla blogosfera allo scoraggiamento cosmico adesso-mollo-tutto-in-tempo-zero è veramente dietro l’angolo.

Ma, da un po’ di tempo a questa parte, succede che la mia irrecuperabile predisposizione naturale ai salti rapidi negli scoraggiamenti cosmici sia messa a dura prova dalle strepitose invenzioni linguistiche della pisquana (alias Sofia, di anni duemezzo). Già soltanto il suo arrivo, della pisquana intendo, ha decisamente raddrizzato la mia postura esistenziale, ma l’inizio del dialogo cosciente e corrisposto con lei sta rendendo la cosa ancor più radicale e divertente.

 Sofi_testata_colDavanti a una bimbetta che si inventa manciate di nuove parole ogni due minuti, che impara a parlare, a dire che è contenta, che mi vuole bene, che è assolutamente contrariata dal mio operato, che da sola trova nella sua testolina il legame che intercorre tra quella cosa, il suo significato e il suono che esce dalla sua bocca, davanti a questo piccolo e divertentissimo miracolo quotidiano, ecco, ogni mio barcollante tentennamento mi pare alquanto inappropriato e, a tratti, anche un po’ ridicolo.

Ordunque, buttiamoci! Perciò, ecco a voi i Copililli! La rubrica dedicata alle fantastiche invenzioni linguistiche, e non solo, di tutti i nostri pisquani.