A proposito di favole e di estate…

A proposito di favole e di estate, vi presento un progetto molto interessante e anche molto divertente. Si tratta di un concorso letterario on-line legato alla piattaforma THe iNCIPIT.

Cos’è THe iNCIPIT? Entrare nel cuore di un racconto e, sul più bello, intervenire sulla storia e modificare l’intreccio degli avvenimenti. Nasce tutto da qui, dal desiderio, forse a volte inconfessato, di ogni lettore di trasformarsi in autore o di diventare protagonista di un’avventura “letteraria”. È questo il cuore di THe iNCIPIT, la prima piattaforma italiana di racconti interattivi online, che ospita una sezione dedicata anche alle fiabe.

Come funziona? Leggi gli episodi, vota, commenta e cambia la storia insieme agli autori.
THe iNCIPIT è a metà tra gioco e narrativa. Narrativa perché c’è una storia che ha un inizio e una fine ed è gestita da un unico autore. Gioco perché la storia è interattiva e chiunque può partecipare. Una “palestra” per chi vuole mettersi alla prova come scrittore in un racconto a episodi, raccogliere da subito una risposta e un’interazione reale con il pubblico composto da altri scrittori, o “semplici” lettori, lasciando a loro il potere di decidere le sorti della storia. Ma anche sperimentare in un genere che non è il suo, oppure pubblicizzare un proprio libro già pubblicato con uno spin-off su THe iNCIPIT, o ancora iscriversi alla piattaforma per scoprire nuovi promettenti autori da seguire.
Oggi la piattaforma conta 700 storie pubblicate, sia in corso che concluse, 5.000 iscritti, oltre 56.000 commenti.

Il concorso in questione si chiama “Storie d’estate” ed è organizzato in collaborazione con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni. Il tema, ovviamente, è l’estate.
Come partecipare?
– Iscriviti al sito THe iNCIPIT
– Inizia a scrivere la tua storia entro il 30 giugno, specificando che fa parte del concorso “Storie d’Estate”. La storia deve essere ambientata in estate e appartenere a uno dei dieci generi narrativi previsti da THe iNCIPIT.
– Scrivi il racconto e gioca con i tuoi lettori secondo le modalità di THe iNCIPIT: scegli la domanda e le tre possibili evoluzioni della trama, coinvolgi la community, sviluppa la storia sulla base delle decisioni dei lettori.
– Scrivi i 10 episodi e completa la tua storia interattiva per “Storie d’Estate” entro il 20 luglio 2014.
Qui il regolamento completo.

Cosa si vince? Il tuo racconto potrà essere pubblicato in un’antologia, oppure come opera unica in formato e-book con Nativi Digitali Edizioni, con regolare contratto di edizione.

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Senza fate e senza maghi: a proposito di favole e di felicità.

“Si sa bene che la felicità è fatta anche di spavento e di angoscia.
Sopprimere lo spavento e l’angoscia, significa sopprimere anche la felicità”

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Una meravigliosa Natalia Ginzburg che, nell’aprile del 1972, si oppone al manifesto pedagogico della collana «Tantibambini», edita da Einaudi dal 1972 al 1978 e diretta da Bruno Munari. Con acume e senso critico analizza il senso profondo delle favole, che è anche il senso profondo di tutta una letteratura.

“… Quello che detesto nella frase «senza fate e senza maghi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze» è la retorica e l’ottimismo generazionale. Auguriamoci pure che le nuove generazioni siano costituite di individui liberi. Però non ne sappiamo proprio nulla. Inoltre non sappiamo affatto se sia un bene crescere senza inibizioni. Forse fra poco si scoprirà che le inibizioni, di cui l’uomo di oggi si fa gloria di essersi sbarazzato, le inibizioni e le lotte dei singoli per superarle o vivere con esse, erano il pane e il sale dello spirito”.

“… È un errore credere che la paura sia un male. La paura, è necessario soffrirla e imparare a sopportarla. Inoltre i lupi non mangiano le cipolle. Ora un lupo che mangia cipolle e scarpe vecchie, è lontano dal vero non meno che le streghe o le fate. Così vorrei sapere perché le streghe e le fate sono tenute al bando in questa collana, come superate e retrograde, e destinate ad antiche generazioni che si abbeveravano di fantasie e illusioni, e invece si lascia il passo a questo lupo che mangia le cipolle.”

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“Le fiabe italiane di Italo Calvino. È un libro stupendo. È pieno di fate, di maghi, di principi lussuosissimi e di castelli bellissimi. È pieno anche di contadini e di pescatori. Vi si respira l’aria libera della fantasia e insieme l’aria aspra e libera della realtà. Non contiene insegnamenti morali se non quelli inespressi che ci offre ogni giorno la nostra vita reale. Non contiene intenzioni pedagogiche di nessuna specie. È scritto in una prosa limpida, lineare e concreta, una prosa esemplare perché è così che si deve scrivere per i bambini, una prosa totalmente priva di parole superflue. Sfido chiunque a trovarvi una sola parola superflua. Sfido chiunque anche a trovarvi una sola parola leziosa. Calvino certo non aveva in testa nessuna idea educativa, ma in verità nulla è più educativo dello stile quando è chiaro, rapido e reale. Le Fiabe italiane sono delle vere fiabe, create generosamente per la gioia del prossimo, e così è necessario che siano le fiabe per i bambini, inventate e create unicamente per la felicità.

Le ragioni per cui oggi scrivere per i bambini è così difficile, sono infinite, ma una certo è che è nata in noi l’idea che ai bambini tutto può far male. La fantasia ci atterrisce perché è avventurosa, imprevedibile e forte. Noi ne abbiamo poca, e per giunta l’adoperiamo con mani parsimoniose e schifiltose. Quando si scrivono o si stampano libri per bambini, per prima cosa si sbarrano porte e finestre. No alle storie di dolore perché il dolore fa male. No alle storie di miseria perché sono patetiche. No alle lagrime. No alla commozione. No alla crudeltà. No ai cattivi, perché non bisogna che i bambini conoscano la cattiveria. No ai buoni perché la bontà è sentimentale. No al sangue perché fa impressione. No ai castelli lussuosissimi perché sono evasione. No alle fate perché non esistono. I bambini sono fragili e perciò li nutriremo con vivande lavate e disinfettate. Li educheremo alla concretezza, avendo però sterilizzato la concretezza, avendo isolato nella concretezza ciò che non manda né bagliori né lampi. Li nutriremo con sabbia, accuratamente filtrata e senza batteri. Li nutriremo col bicarbonato, col borotalco e con la carta assorbente”.

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“Così è necessario che siano le fiabe per i bambini,
inventate e create unicamente per la felicità.
Una collana per l’infanzia dovrebbe essere
avventurosa e libera come un bosco”

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Di mamme e di genitorialità, di scelte e di rinunce, di draghi e di desideri, del tempo che passa e di un chissàdove…

Lei viveva in un luogo dove passato e presente, ieri e domani, prima e dopo non esistevano. Un luogo dove l’estate non arrivava prima dell’autunno e la sera non veniva dopo la mattina. Dove il sabato e la domenica erano uguali agli altri giorni della settimana. Le ore, i minuti e i secondi non passavano sopra alla sua testa, né visibili né invisibili. Un luogo dove non si avevano rimpianti per quello che era già successo o paura di quello che ancora doveva capitare. Lei viveva adesso. E il tempo era suo amico.

Io vivevo in un luogo dove si aveva nostalgia di quello che era successo ieri e preoccupazione per quello che accadeva domani, dove si contavano le ore, i minuti e i secondi che separavano l’estate dall’autunno, la mattina dalla sera, la domenica dal lunedì. Io vivevo nell’attesa, sospesa tra il desiderio e la realtà. Il tempo era la mia guerra.

Noi ci siamo incontrate un giorno, a quell’ora precisa, a cavallo di un drago, mentre il vento soffiava forte e le sue ali tese volavano veloci portandoci in un lontano chissàdove. Per la prima volta nella sua vita lei si era spaventata del vuoto sotto di sé. Per la prima volta nella mia vita io non avevo avuto paura perché quel vuoto lo conoscevo bene.
L’ho presa tra le mie braccia e me la sono stretta al petto. Insieme cavalchiamo il nostro drago.
Insieme verso chissàdove.

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P.S. Non mi sono fumata niente di strano e, per ora, non faccio ancora parte del gruppo degli alcolisti anonimi. È soltanto colpa del mio passato da studiosa di storia medievale, son cose che lasciano il segno, e allora sì, nel Mezzo Mondo di Uescivà i draghi esistono. E, spesso, per mettere a fuoco certe questioni che mi stanno a cuore mi viene più naturale ed efficace usare una “visione”, piuttosto che l’articolazione di un discorso.

P.P.S. Per Sofia ho dovuto fare molte scelte difficili e molte rinunce, è stato ed è difficile(issimo), a volte mi arrabbio con il mondo e con il sistema, mi preoccupo, mi angoscio e via dicendo. Sono dovuta ripartire da zero, cambiare mille lavori, ingoiare molti rospi, fare orari assurdi, essere nervosa e stanca. Non ho quel che si può chiamare un bel carattere e sono decisamente una tipa più “pessimista” che “ottimista”. Quindi non è frutto di un’inclinazione personale: ma non mi è mai capitato di provare rimpianti. Non credo nelle scelte sbagliate. In quelle sofferte e difficili sì. Se devo mettermi a fare la conta, sono più le cose che ho scoperto e imparato, le cose che posso regalare a Sofia in termini di esperienza, le persone che ho incontrato, di tutto quello che ho dovuto lasciare. Ogni cosa, anche quella più controversa o paradossale, mi ha finora insegnato qualcosa e desidero portarla con me e darla a mia figlia, nel bene e nel male. Raccogliendo gli errori dove sono stati, dove sono e dove saranno, perché anche gli errori e il tempo che passa sono parte del cammino, perciò preziosi. Perciò senza rimpianti*.

***

Vivo nelle attese
e mi consumo senza pazienza
il tempo è la mia guerra.

Guardare quello che non si può vedere
chiamarsi da lontano e aspettare
ciascuno il proprio arrivo.

Il tempo è la nostra occupazione misteriosa
grandioso sfinimento.

***

*A proposito di:
Bisognerebbe fare i figli a 50 anni (per poterseli godere senza dover dimostrare che si può fare tutto)
Quello che mi manca
Di ministri col pancione, emancipazione femminile e donne senza scelta

L’abbraccio più grande del mondo

Si era ritrovata in mezzo a una radura di alberi di pesco luminescenti, un posto che sembrava magico, e si era messa a girovagare come se il tempo si fosse fermato. Non aveva mai visto degli alberi così: non somigliavano agli alberi di Natale, e nemmeno a quelli delle favole, questi erano proprio speciali e poi… erano rosa e luminosi! Non riusciva più a smettere di gironzolare: colori, forme, oggetti multiformi appesi di qua e di là, quasi le pareva di essere arrivata nel paese dei balocchi: le cose erano stranamente messe alla sua altezza, così colorate, tante, disposte come in un labirinto delle fiabe. Gira di qua e gira di là… “ma la mia mamma dov’è?”. Si era persa…

Fortunatamente si era persa nel posto giusto. Prima che potesse scoppiare in un pianto a dirotto per lo spavento e lo smarrimento, come in una nuvola e fatata fuori dal tempo, un gruppo di strani personaggi colorati le si fecero intorno. “Piccola bimba non ti spaventare”, era una bambola di pezza con i codini rosso pel di carota che le stava parlando. (E che c’è di strano? Nel Mezzo Mondo dei bambini e dei giocattoli non c’è da stupirsi se una bambola parla con una bimba) . “Dov’è la mia mamma? Non la trovo più… stavo correndo di là in posto pieno di alberi luccicanti e adesso?”

“Si vede che hai fatto una gran corsa se sei arrivata fino a qui”, le aveva risposto un piccolo astronauta di legno scendendo dal suo razzo colorato. “Ti sei persa nel padiglione dei giocattoli, ma che bimba fortunata, il tuo angioletto ti ha portata qui così noi adesso ti possiamo aiutare – senza che nessuno ci scopra – a ritrovare la tua mamma!” , l’aveva rassicurata tutta la squadra delle principesse di carta, di pezza e di stoffa accorsa lì con grande eccitazione. “Finalmente un’avventura tutta per noi, lo sapevo che questo viaggio ci avrebbe riservato qualche bella sorpresa”, aveva esultato il drago di peluche.

Prima di iniziare le ricerche, per tranquillizzarla e prepararsi per bene alla spedizione i giocattoli l’avevano portata a fare merenda con una fantastica torta bianca e azzurra in una piccola cucina di cartone, tutta colorata dove tutto era alla sua misura di bambina, che meraviglia! Poi, per non farle prendere freddo, le avevano fatto mettere una bella giacchetta lilla con cappuccio morbidoso e fiocchetto colorati e l’avevano fatta montare su una motocicletta di legno, “così facciamo più veloce”, le avevano spiegato. Le principesse a cavallo degli unicorni e le bambole sulle ali di draghi, gufi e peluche di ogni tipo e via, alla ricerca della mamma perduta.

Si erano fermati in ogni angolo a chiedere informazioni, c’erano pentole, piatti e posate di tutti i colori che davano indicazioni, collane, perline, palline, oggetti insoliti e variopinti, colori, colori e tanti colori, tutti erano pronti ad aiutarli.

La sua mamma era là, tra gli alberi fioriti e luminosi, aveva dato l’allarme, l’aveva cercata, poi aveva visto anche lei quella radura luminosa e si era fermata lì, con un pensiero in sospeso, un innato presentimento materno, “mi fermo qui un attimo”.

“Mamma!”. L’abbraccio più grande del mondo. Batticuore, spavento e gioia infinita, senza il fiato per dire neanche una parola.

 

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Quest’anno il Macef ha cambiato pelle e nome. Homi new Macef, tra le tante novità, ha presentato un padiglione dedicato esclusivamente ai bambini che abbiamo deciso di raccontarvi un po’ a modo nostro. 

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L’avventura di Gnomo Dottore e la prova di Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest

2014-01-03 16.59.18Gnomo Dottore quella mattina si era alzato di buon ora, come tutte le altre mattine del resto. Ma, diversamente dal solito, davanti al suo ambulatorio vicino alla grande quercia, non c’era la solita lunga fila di pazienti. Gnomo dottore aveva una missione ben più importante da portare a termine per Natale e si era preso qualche giorno per preparare la spedizione prima che la neve cadesse copiosa nel Bosco e rendesse difficile il cammino.

La sua amica Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest, gli aveva chiesto un grande, grandissimo favore: “Gnomo Dottore solo tu conosci la strada ad Est del Bosco, solo tu conosci il sentiero. Da quel lato del mondo c’è una bimba che si chiama Sofia, a lei devo fare arrivare i miei libri preferiti, è il mio compito di Natale, mi serve per finire l’apprendistato di strega, devo fare un passaggio di consegna…”

“Nelle Terre dell’Est abitano i miei cari parenti, ogni Natale vado a trovarli, partirò qualche giorno prima e porterò i tuoi libri a Sofia”, le aveva risposto Gnomo Dottore.

2014-01-03 17.00.25Gnomo Dottore si era messo in cammino annusando il Vento del Nord per precedere l’arrivo della grande nevicata. Ma la vita del dottore, si sa, è una vita piena d’imprevisti ed emergenze. Arrivato alla tana dell’orso, che abitava vicino ai confini del Bosco, Gnomo Dottore sentì provenire dalla caverna lunghi lamenti e forti starnuti e si fermò per controllare le condizioni di salute del suo vecchio amico prima del grande letargo. Mentre lo gnomo si tratteneva con l’orso il tempo passava veloce e il Vento del Nord anticipò la sua corsa e la neve cominciò a cadere veloce e copiosa ai confini del grande Bosco. Quando uscì dalla tana dell’orso, Gnomo Dottore si trovò in mezzo alla bufera, avvolto da freddo e dal gelo.

IMG_20140107_182216Che freddo e che gelo, le ossa cominciarono a dolergli e il suo nasone a tremare per la febbre che saliva… Fortunatamente le sentinelle dei confini dell’Est lo trovarono nell’ora della ronda del vespro e lo portarono al caldo e al riparo e lo curarono. Ma i giorni erano passati, la grande nevicata aveva coperto i sentieri, bisognava aspettare che il primo sole sciogliesse un po’ il ghiaccio prima di rimettersi in cammino. Gnomo Dottore dovette trattenersi per il Natale ai confini del Bosco insieme alle sentinelle. Inviò due piccoli messaggeri, uno ai suoi parenti e uno a Sofia, ma il secondo smarrì la strada a causa della troppa neve… e nessuno ad Est sapeva che fine avessero fatto i libri di Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest…

Con gli ultimi giorni di Dicembre la neve si quietò e il sole fece capolino e Gnomo Dottore riprese il suo cammino. Arrivò da Sofia l’ultimo giorno dell’anno. Lei ormai pensava che si fosse scordato e che il libri fossero perduti. Quando vide i libri nella busta gialla con i contrassegni del Bosco e delle Terre dell’Ovest, la gioia e la sorpresa furono ancora più grandi che se fossero arrivati come un regalo natalizio.

L’anno venturo la prova sarebbe toccata a lei: iniziava così, sotto il segno dell’imprevisto, l’anno nuovo, il suo apprendistato di fata dell’Est.

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Il nostro #RegalaunlibroperNatale si è trasformato in #RagalaunlibroperCapodanno e perciò abbiamo deciso di raccontarvelo in un modo un po’ speciale, proprio prendendo spunto dai regali ricevuti. Matilde, che ormai è una signorina, insieme a un libro nuovo, ci ha mandato anche due dei suoi libri preferiti di quando aveva l’età di Sofia: per questo eravamo molto preoccupate di non vederli arrivare! Grazie a lei e alla sua mamma Catia (A scuola con Matilde) per aver avuto questa dolcissima idea e per averci mandato tre libri illustrati dal grande Tony Wolf: Il Dottore del Bosco, La leggenda di Merlino e i cavalieri della tavola rotonda e Il Bosco, tutti Dami Editore.

Grazie anche a Federica, alias MammaMoglieDonna, e Floriana, alias Madre Creativa, che hanno organizzato tutto con grande perizia e pazienza.

Facciamo la nanna? E di altre grandi domande prima di andare a dormire

Perché non posso stare con voi anche la notte?
Perché non posso stare con voi anche la notte?

Certe sere d’estate, dopo aver messo a letto la pisquana, riassettato la cucina, caricato 8 kg di lavatrice per il giorno dopo, fatto finta di ridare una parvenza di ordine alla sala dove sembrava fosse esplosa una bomba atomica… certe di queste sere, sfiniti, io e lui ci sediamo sul balcone a prendere un po’ di fresco, per tirare un attimo il fiato e per stare semplicemente insieme (da soli). Certe volte ci beviamo una birra e facciamo due chiacchiere, altre stiamo in silenzio a guardare la luna gentilmente appesa sopra le nostre teste che sorride dei nostri piccoli e grandi guai e poi ci abbraccia, sempre, con la sua bianca corona. Una di queste sere, mentre ce ne stavamo lì ad ascoltare la sua luce chiara, da una delle finestre delle case vicine, è arrivato il pianto lungo di un bambino che non ne voleva sapere di smettere e di dormire. Allora ci siamo guardati, senza dire niente, guardati fino in fondo negli occhi, ricordando quelle volte che succedeva a noi che la pisquana non dormisse, ricordando tutta la fatica e tutte le cose imparate proprio da quei momenti…

Perché non posso dormire nel lettone?
Perché non posso dormire nel lettone?

Quando mi ci sono imbattuta io nella pisquana che non dormiva la notte (in super sintesi) prima di farmi venire l’ansia cercando mille risposte di qua o di là, mi sono fatta delle domande. Perché in generale nella vita a me capita così: quando mi servono delle risposte, soprattutto nelle situazioni incasinate, inizio a fare (e a farmi…) tante domande.

Lo diceva anche il signor Reinhold Niebuhr: «Non c’è risposta più assurda di quella a una domanda che non si pone».

Bè potrebbe anche sembrare una banalità… ma non è sempre così facile o scontato. Più che altro perché va a finire che poi bisogna mettersi in discussione. L’argomento nanna ci ha messi un po’ tutti in discussione: mi ha fatto imparare nuove cose di me, del mio rapporto con lei e anche del mio rapporto con lui. Cose che ci hanno fatto bene (oltre che ritrovare la quiete notturna).

Io intanto ho trovato queste 6 (+1) domande, in stile Uescivà, ovviamente. Altre idee?

 1- Perché non posso stare con la mia mamma e con il mio papà anche la notte?

2- E perché io devo stare qui in camera mia, da sola, a letto, al buio, mentre voi due state di là?

Perché devo andare a dormire proprio adesso?
Perché devo andare a dormire proprio adesso?

3- È così bello stare qui con te mentre mi racconti la mia favola preferita, perché devo accontentarmi di sentirla una volta sola e non almeno 10 volte di fila?

4- Appena ti chiamo, tu vieni da me e io sono così felice! Perché non dovrei continuare a chiamarti?

5- Oh insomma mamma, ho ancora così tante cose da fare: le mie bambole sono tutte lì in fila che mi aspettano. Perché devo andare a dormire proprio adesso?

6- Se ieri sera mi avete fatto dormire con voi nel lettone – ed è stato così bello! -, perché non ci posso stare anche stanotte e tutte le notti a venire?

+1– Se siete tranquilli voi, mamma e papà, mi sa che io vado a dormire più tranquilla.

Sfoglia la galleria delle illustrazioni:

 

 

 

Le cose che piacciono a Sofia – parte I

Le cose che piacciono a Sofia molte volte sono cose a cui i grandi non fanno più molto caso perché ci sono abituati.

Quali sono le cose strane e normali che piacciono ai vostri pisquani?

5 buoni motivi
per NON aprire un blog

In giro per la rete ho scovato molti e validi consigli su come aprire un blog. Ci sono però un paio di cosette che non ho trovato da nessuna parte, ma che ho scoperto da sola. E allora ecco un piccolo vademecum, ovvero 5 buoni motivi per NON aprire un blog:

1-    Lo fanno tutti

2-    Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu

3-    Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu e lo fa meglio di te

4-    Te la spacciano come una cosa facile da fare, ma in realtà ci sono un sacco di cose da sapere

5-    Guarda che poi, se nessuno ti legge, ci rimani male…

Il problema, però, è che certe volte nella vita succedono cose talmente grandi che non si può davvero fare a meno di raccontarle. A me è successo così. Erano le 22,25 del 25 ottobre 2010. Una di quelle date che non dimenticherò mai più. Non per caso e non proprio all’improvviso, ma di schianto certamente, sono precipitata nel Mezzo Mondo di Uescivà. Ed è stato l’inizio di grandi avventure…

E allora corriamo anche questo rischio: ci sono ancora un millimiliardo di cose che dovrei sapere e imparare riguardo a questa giungla che si chiama blogosfera – e chissàmai se riuscirò a impararle tutte – ma anche questo è parte dell’avventura…

 

Copililli

Tanto per cominciare bene pensavo di infrangere le regole del galateo della blogosfera, se ce n’è uno. Quindi, anziché spiegarvi lo strano nome di questo blog, parlerò d’altro, vi presento la mia rubrica preferita e prendo tempo.

sofi06_colPrendo tempo sì perché, come per ogni inizio che si rispetti, non ho ancora capito se avrò la tempra adatta per andare avanti. Partivo come al solito bella spavalda e incosciente: massì dai, che mi faccio anche io il mio blog, che sarà mai? Della serie le ultime parole famose… è bastato metterci il naso un nanosecondo nel magico mondo della blogosfera per rendermi conto che c’erano giusto giusto quel paio di cosette e di paroline aliene di cui ignoravo l’esistenza o il significato.

D’altra parte io sarei decisamente più a mio agio con in mano una pergamena del XIV secolo, manoscritta in latino tardo medievale. Ecco, capite bene che, con queste premesse, il salto dalla blogosfera allo scoraggiamento cosmico adesso-mollo-tutto-in-tempo-zero è veramente dietro l’angolo.

Ma, da un po’ di tempo a questa parte, succede che la mia irrecuperabile predisposizione naturale ai salti rapidi negli scoraggiamenti cosmici sia messa a dura prova dalle strepitose invenzioni linguistiche della pisquana (alias Sofia, di anni duemezzo). Già soltanto il suo arrivo, della pisquana intendo, ha decisamente raddrizzato la mia postura esistenziale, ma l’inizio del dialogo cosciente e corrisposto con lei sta rendendo la cosa ancor più radicale e divertente.

 Sofi_testata_colDavanti a una bimbetta che si inventa manciate di nuove parole ogni due minuti, che impara a parlare, a dire che è contenta, che mi vuole bene, che è assolutamente contrariata dal mio operato, che da sola trova nella sua testolina il legame che intercorre tra quella cosa, il suo significato e il suono che esce dalla sua bocca, davanti a questo piccolo e divertentissimo miracolo quotidiano, ecco, ogni mio barcollante tentennamento mi pare alquanto inappropriato e, a tratti, anche un po’ ridicolo.

Ordunque, buttiamoci! Perciò, ecco a voi i Copililli! La rubrica dedicata alle fantastiche invenzioni linguistiche, e non solo, di tutti i nostri pisquani.