La cucina di zia Luigia

La magia se n’era andata via. Non si riusciva proprio a capire il perché. Le ricette erano sempre le stesse. Gli ingredienti non erano cambiati. La cucina era sempre la stessa e il forno sempre quello. Lei era sempre lei.

Zia Luigia era la zia preferita di Lucilla. Abitava in una grande cascina di campagna. Nella sua cascina c’era ancora il pollaio come una volta, con le galline e anche il gallo, c’era la casetta dei conigli, il fienile, una cantina che profumava ancora di cantina, e un vecchio granaio pieno di cose impolverate e curiose.

Anche la cucina di zia Luigia era speciale: c’era una grande stufa di ceramica e tutto aveva un profumo particolare, di legno, pietra ed erba appena tagliata. Quella era proprio una cucina un po’ magica.

Zia Luigia sapeva fare un mucchio di cose: far crescere grandi pomodori rossi nell’orto, e poi anche l’insalata, gli asparagi accanto al muro, curare gli alberi di pesche e di albicocche. Sapeva imbottigliare il vino e accudire i pulcini. Sapeva i nomi dei fiori e delle erbe, e poi sapeva anche dipingerli e fotografarli con la luce giusta per conservarli senza bisogno di coglierli. Per di più sapeva fare dei dolci molto buoni: crostatine, pasticcini, cioccolatini, bon bon di ogni tipo, colore e forma uscivano dal suo forno, inondando di un dolce profumo tutto il cortile.

Ma i suoi non erano dolci qualunque. Erano un po’ magici. Se capitava d’essere tristi, scoraggiati o magari spaventati per qualcosa, bastava fare un giro da zia Luigia, lei ti chiedeva come andavano le cose e tu gli spiegavi cosa succedeva. E allora lei sapeva scegliere il dolce giusto per il tuo problema. Non che si potesse risolvere tutto così, ma di certo i dolci della zia erano un bell’aiuto per riscaldare il cuore.

Da qualche tempo a questa parte, però, la magia dei dolci di zia Luigia non funzionava più. Era lei adesso a essere molto triste e scoraggiata, e Lucilla, i suoi genitori e i suoi amici non sapevano più come fare per consolarla. Lucilla le raccontava le sue favole, il fruttivendolo le portava le sue ciliegie più buone, il panettiere il pane fresco e profumato ogni mattina, il libraio le portava i suoi libri preferiti… ma niente, la tristezza di zia Luigia non passava.

“Ma certo! Che sciocca che sono, perché non ci ho pensato prima! – aveva esclamato un pomeriggio la mamma di Lucilla – quando siamo tristi la zia ci prepara un dolce tutto per noi, proviamo a fare lo stesso con lei!”.

E allora si erano tutti quanti dati appuntamento in cascina e avevano invaso la sua cucina. La zia era un po’ perplessa e preoccupata per la confusione e il disordine che i suoi amici stavano sollevando dappertutto, ma li lasciava fare.

La mamma preparava l’impasto con la farina, le uova, lo zucchero e lo yogurt, Lucilla l’aiutava mescolando prima con il cucchiaio e poi con le mani. Il fruttivendolo lavava e tagliava le fragole, il papà mentre montava a neve i bianchi delle uova si era scordato di aver messo il cioccolato a sciogliere sul fuoco e l’aveva bruciato! Allora la mamma gli aveva affidato la crema pasticcera (solo per mescolarla un pochino, s’intende!) e aveva dato a Lucilla la scatola con il cioccolato in polvere che sarebbe servita, più tardi, per decorare la torta, ma nella confusione si era rovesciato tutto… Erano così pasticcioni che c’era farina dappertutto, Lucilla era tutta sporca di cioccolato e il suo papà aveva le mani appiccicate di crema pasticcera. Nonostante tutta questa baraonda dopo un po’ dal forno della stufa era uscita una torta calda e profumata, ma così sbilenca che tutti si erano messi a ridere come matti.

Anche zia Luigia continuava a ridere vedendo loro così pieni di farina e quella torta così sbilenca. Ma era tanto sbilenca quanto buona e se la mangiarono tutta e tutti insieme.

Non si sa se era stata più la torta o la buona compagnia, ma il cuore della zia si era riscaldato e si era riempito nuovamente di magia.

cucina

Questa favola riguarda il tema del cucinare insieme

Se ci pensiamo bene, e soprattutto cercando di guardare le cose con gli occhi di un bambino, l’arte del cucinare può essere considerata una sorta di “magia”. Come per le pozioni magiche, ci sono degli ingredienti, c’è una ricetta, un procedimento, e qualcosa che si trasforma in qualcos’altro di più speciale. Certo, c’è poco di romanticamente magico quando si torna tardi dal lavoro, il frigorifero è pressoché vuoto e bisogna provvedere a preparare qualcosa di commestibile ma appetitoso in tempi molto brevi… la vera magia è riuscirci! Ma in altri momenti, quando è possibile dedicare più tempo alla cucina, si può proporre ai propri figli di diventare aiuto-stregoni.

I bambini possono essere coinvolti in cucina già da 1-2 anni, privilegiando l’aspetto ludico della situazione, lasciandolo “pasticciare” con gli ingredienti, ad esempio l’impasto della pizza, in modo che inizi a sperimentare e prendere confidenza con la consistenza dei cibi. Più cresce più il bambino può aiutare nella preparazione dei piatti. Questo ha risvolti positivi sia a livello relazionale (in termini di tempo costruttivo passato con i genitori, comunicazione famigliare, collaborazione e comprensione delle mansioni e dell’impegno), sia a livello nutrizionale, in quanto cucinando insieme si aumenta l’interesse e la conoscenza verso il cibo e si migliora l’inclinazione alla sperimentazione di gusti e alimenti nuovi.

È stato dimostrato infatti che le situazioni piacevoli (e, di conseguenza, anche quelle spiacevoli), possono influenzare il gusto del bambino. I bambini spesso amano gli alimenti che hanno mangiato in situazioni piacevoli e rifiutano i piatti che associano a qualche evento negativo. Basti pensare a quanto siamo legati ai piatti “delle feste”, o quanto preferiamo quei cibi “delle occasioni speciali”. Certamente, non può essere sempre festa ma, ad esempio, coinvolgere il bambino nel cucinare e fare la spesa può creare un’occasione e un’esperienza di condivisione piacevole che può influire positivamente. Se si da un compito “speciale” al bambino nella preparazione di un piatto, quantomeno sarà orgoglioso del suo operato e vorrà rimanere a tavola a vedere se anche gli altri noteranno il suo “tocco magico”.

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