Favole

 GIANNI IL BAMBINO OLIVA

gbo Model (1).ai“Gianni era un bambino che amava giocare a pallone, leggere fumetti, fare esplorazioni in montagna e andare a caccia di pozzanghere. Ma non altrettanto amava mangiare i piatti che la sua mamma gli preparava con tanto amore. 

Quando arrivava l’ora di cena, infatti, Gianni faceva un sacco di capricci e non mangiava quasi mai quello che lei gli preparava. Si metteva a correre tutt’in tondo al tavolo della cucina finché la sua mamma e il suo papà, sfiniti, si arrendevano e smettevano di inseguirlo col piatto pieno. 

L’unica cosa che Gianni mangiava senza fare capricci erano le olive. Le olive erano la sua passione, soprattutto quelle verdi. Gianni si pappava vasetti e vasetti di olive verdi ignorando le minacce della mamma che gli diceva sempre: «A furia di mangiare tutte quelle olive diventerai un’oliva pure tu!»”.  (Ascolta come va a finire…)

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PICCOLO CUORE DI BAMBOLA

piccolo cuore di bambola“Piccolo Cuore Veloce abitava al secondo piano di una grande casa circondata da una siepe di gelsomino sempre fiorito e profumato. Divideva la sua camera dalle pareti a righe bianche e blu con quattro balene, un’ape, un coniglio che guidava una macchina a forma di carota e un piccolo panda. Piccolo Cuore veloce non era il suo vero nome, ma quello che le aveva dato Chicca, la sua bambola preferita. Chicca abitava nella vecchia cesta di vimini bianca – con i manici e un bel coperchio, tutto di vimini – che stava accanto al letto di Piccolo Cuore Veloce, ogni giorno e ogni notte. Nella cesta, insieme a Chicca, abitavano anche la bambola di pezza con i capelli di lana bionda, il drago di stoffa rossa, un paio di ali di fata, una piccola lavatrice rosa con le batterie scariche e una vecchia locomotiva di legno chiaro…” (Ascolta come va a finire…)

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UN GESTO SEMPLICE

Sofi_bisc001“Sofia era una bambina molto fortunata. Tra le altre cose, aveva due nonne, due nonni e ben tre bisnonne. Una di queste bisnonne si chiamava Rosa. Era la mamma della mamma di sua mamma. La nonna della sua mamma. Ma lei ci perdeva la testa a fare questi conti e passaggi di parentele, non li voleva nemmeno sapere.

Lei sapeva solo che a casa della nonna Rosa poteva trovare, sempre al suo posto, sempre sullo stesso tavolino, sempre piena, una ciotola di biscotti. E poi una bella focaccia per merenda. Un balcone fiorito in tutte le stagioni e affacciato sul cortile dove la sua mamma e la mamma di sua mamma avevano trascorso molti pomeriggi di gioco sfrenato. E tanti baci…” (Continua a leggere…)

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QUELLA VOLTA CHE TI HO DETTO DI SI CON UN PAIO DI BAFFI AL CIOCCOLATO

Print“Di solito ci davamo appuntamento per l’aperitivo, verso le sette di sera o giù di lì. Ma era dicembre e faceva buio presto e quel giorno lui mi aveva detto: vengo a prenderti alle cinque e ti porto a fare merenda.

Nel centro della nostra città c’era un bar che ha fatto la storia, era di legno e velluto con le luci basse e i camerieri sornioni e pazienti. Mi stava portando lì. Io amavo quel bar. Amavo quel tratto di marciapiede largo, pieno di nebbia gelata, e il suo braccio che mi accompagnava tenendomi la schiena fino alla porta d’ingresso…” (Continua a leggere…)

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