Celestina e il regalo più bello

Celestina custodiva un segreto molto prezioso, il segreto dei giocattoli.
Nella sua cameretta, racchiuso in un piccolo scrigno di legno colorato, conservava con grande cura la ricetta per costruire un giocattolo vero, la ricetta che le aveva affidato il vecchio giocattolaio del paese.

Mancavano solo poche ore alla festa, Celestina aveva preso la sua piccola seggiolina di legno e si era messa davanti alla finestra aspettando impaziente l’arrivo delle sue amiche. Era il 25 del mese e tra poco avrebbe festeggiato il suo compleanno.
Avevano saltato, ballato, giocato, scartato una montagna di regali, spento le candeline e mangiato la torta al cioccolato, poi avevano saltato, ballato, giocato fino a rimanere senza fiato.

La sera, stanca e felice, coricata nel suo letto Celestina ormai si sentiva una bambina grande.
Stava per iniziare un nuovo anno e aveva molte cose nuove a cui pensare: la scuola, i compiti, i nuovi amici e le nuove maestre. I giocattoli che le amiche le avevano regalato erano rimasti abbandonati in un angolo, così come il suo scrigno di legno: tutta presa dalle tante novità, Celestina aveva scordato la sua “missione”.

Ma una notte Celestina venne svegliata da un insolito rumore. La stanza era illuminata da una luce azzurra piccola e brillante. Si avvicinò per vedere di cosa si trattava…
– Ciao Celestina!
starlily-my-magical-unicorn-0bigMamma mia che spavento, Celestina fece un salto coprendosi la bocca con le mani per non gridare e svegliare i suoi genitori. Era StarLily, uno dei suoi giocattoli nuovi, il cucciolo di unicorno che la sua amica le aveva regalato per il compleanno. Era lì che la guardava con i suo grandi occhi azzurri, l’unicorno emanava una luce magica che cambiava colore e il suo  musetto morbido accarezza dolcemente i piedi di Celestina.
– Ma tu parli! E ti muovi!
– Certo! Ti sei forse dimenticata il nostro segreto Celestina? Io sono qui proprio per aiutarti a non dimenticare, gli amici servono anche per questo! Perché fare qualcosa di importante insieme è più bello!
– Il segreto dei giocattoli, è vero!
StarLily le aveva portato lo scrigno di legno, la ricetta era ancora al sicuro al suo posto.
– Quando sarà il momento, quando tu sarai più grande, troveremo qualcuno a cui affidare il nostro segreto così che non vada perduto, ma d’ora in poi non sarai sola, ci sarò anche io ad aiutarti!
Celestina aprì lo scrigno insieme alla sua nuova amica.
Il piccolo foglio scritto con lettere d’argento diceva:

“I giocattoli veri sono quelli che hanno dentro al cuore un pizzico di magia,
quando nessuno li vede loro si svegliano, saltano e ballano.
Ma bisogna che i bambini non se lo dimentichino mai, altrimenti la magia finisce”.

giocattoli

Ti meriti un amore coraggioso

“Ti meriti un amore che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere”

ti meriti un amore

Nel suo quarto anno di vita la Pisquana ha fatto la sua prima caduta (abbastanza) seria (sì sì, lo so, siamo molto fortunate). Saltava, come sempre, salta sempre lei, sul bagnato, bordo piscina, di faccia, sangue, mento aperto, pronto soccorso, colla, cerotti, tutto ok, sane e salve. Appena fuori dal pronto soccorso, lei con il suo bel cerottone appiccicato in faccia, tempo zero, aveva già ricominciato a saltare, saltare, saltare, allontanarsi, saltare, avvicinarsi a spigoli, gradini, saltare, spigoli, gradini, salti alti, salti lunghi, salti larghi, spigoli, gradini… Senza paura. Tutto come prima. Ma io no, non la guardavo più come prima. La vedevo come una piccola bimba di porcellana. La guardavo con gli occhi pieni dello spavento di quanto successo poco prima. Assolutamente consapevole della contenuta gravità dell’accaduto, ma pronta ad afferrare e fermare il suo volo per proteggerla. Come spesso capita, mi davo fastidio da sola per questo nuovo poco gradito ipocondriaco istinto materno. Fortunatamente vicino a me se ne stava, tranquillo, come sempre, il papà della Pisquana. Lui la guardava come prima, senza la paura di vederla cadere. E guardava anche me con la stessa sicurezza.
Non è facile spiegare tutte le cose che ho imparato e forse capito dentro a quello sguardo, che poi è un abbraccio. Che poi abbiamo solo bisogno di un abbraccio, sempre e più grande delle nostre piccole braccia.

Ti meriti un amore che ti voglia
spettinata,

con tutto e le ragioni che ti fanno
alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura,

in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare
con te,

che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti,
che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le
bugie
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

– Frida Kahlo –

 

 

Mamma o non mamma?
Si smammi chi può!

Questa è una cosa a cui penso da tempo ormai, ma poi avevo deciso di smammarmela, perché sono troppo stufa! E così nel mentre sono usciti un po’ di articoli al riguardo, tipo questo di Silvana, molto bello: Madri contro madri. Io ne ho le scatole piene. Brava, anche io!

Allora io ogni tanto me lo chiedo perché non lo so come era ai tempi di mia mamma o delle mie nonne, il mio pensiero è che avessero questioni ben più pratiche da disbrigare, comunque mi riprometto di chiederglielo, a tavolino proprio!

Fatto sta che, oggi come oggi, proliferano numerose scuole di pensiero che a tratti assumono la portata di movimenti para-politico-militari. Ebbene sì: la mamma ai tempi del 2.0 se la piglia con le altre mamme, e di brutto pure! Ecco, a me certe volte, più che a un dialogo costruttivo tra persone acculturate e pseudo-informate, sembra di assistere alle peggio tribune politiche della terza seconda serata.

Io vorrei fare solo un’opera di catalogazione, che credo sia già sufficiente a rendere l’idea… Non oso nemmeno addentrarmi in una brevissima descrizione sintetica simpatica, perché lo so che anche così sto rischiando il linciaggio sulla pubblica piazza o la morte mediatica per lapidazione verbale. Ad ogni modo, poi fatemi sapere se mi sono dimenticata qualcuno nè…

Allora lo scenario politico è più o meno il seguente:

il movimento delle mamme pro-tetta
il movimento delle mamme pro-biberon
il movimento delle mamme vorrei la tetta ma non posso
il movimento delle mamme fatevi le tette vostre che io mi faccio le tette mie
il movimento delle mamme fatevi i biberon vostri che io mi faccio i biberon miei
il partito delle mamme Montessori
il partito delle mamme anti-Montessori
il partito delle mamme non ho ancora mica capito chi è ’sta Montessori
il partito delle mamme fatevi i Montessori vostri che io mi faccio i Montessori miei
lo schieramento delle mamme canguro
lo schieramento delle mamme alto contatto (che poi forse sono la stessa cosa delle mamme canguro, ma non ho ancora capito)
lo schieramento delle mamme “sö de dos” (che non so come si scrive, ma su di dosso suona meglio in dialetto)
la frangia armata delle mamme indipendentiste
la frangia armata delle mamme co-sleeping
le mamme delinquenti che abbandonano i figli al nido
le mamme organizzate ma imperfette
le mamme trendy
le mamme funky
le mamme rinco
le mamme che gli piace leggere tanti libri ai bambini
le mamme che non gli piace leggere i libri ai bambini
le mamme che scrivono le favole per i bambini
le mamme che sono rimaste fregate dal Favoloso mondo di Amelìe (ma non lo sanno)
le mamme che ci piace la birra
le mamme astemie
le mamme che escono la sera
le mamme che non escono
le mamme pro-gay
le mamme anti-gay
le mamme vegane
le mamme onnivore
la pasta madre
le mamme che cucinano
le mamme che non cucinano
le mamme slow-food
le mamme fast-food
le mamme che lavorano
le mamme che non lavorano
le mamme vorrei ma non posso
le mamme omeopatiche
le mamme tachipirina
la corrente delle mamme non vaccinate i vostri figli
la corrente delle mamme vaccinate i vostri figli
la corrente delle mamme non lo so
la corrente delle mamme un po’ e un po’
le mamme con i tacchi
le mamme con lo smalto
le mamme senza
le mamme green
le mamme bio
le mamme inquinanti
le mamme ironiche
le mamme serie
le mamme mono
le mamme bis
le mamme multi(tasking)
le mamme che partoriscono in casa
le mamme che partoriscono all’ospedale
le mamme che vorrebbero decidere
le mamme che non gliene frega un cazzo
le mamme che ci credono di brutto
le mamme che fanno le alternative
le mamme al parco giochi
le mamme che non sopportano il parco giochi
il mucchio selvaggio delle mamme blogger
la nicchia delle mamme offline
le mamme felici
le mamme tristi
le mamme che ci fanno
le mamme che ci sono
le mamme giuste non esistono
le mamme sbagliate non esistono

(… mi dimentico sicuramene qualcuno, siamo troppe!)

Io comunque, almeno una volta nella vita, sono stata tutte queste mamme (tranne quelle astemie…), a giorni alterni, a giorni continui, a cicli, certe volte non sono d’accordo nemmeno con me stessa, ma non è che me la prendo più di tanto. Certe volte mi metto nei panni di un’altra me stessa. A ben vedere mi sembra una buona cosa essere in continua evoluzione e tenermi in discussione, e anche avere certe idee ben aggrappate ai capelli.

Ma io dico: ma la vita non è un mestiere già parecchio impegnativo di suo, pure tra mamme ci si deve fare la guerriglia?! E se ci aiutassimo in qualunque caso, anche se siamo così diverse? E se andassimo a prenderci una bella sbronza di birra tutte insieme anziché continuare a cacciarci le dita negli occhi? Secondo me ci si diverte di più…

mamma

Charlie Hebdo o no,
noi genitori abbiamo grandi responsabilità

Da Charlie Hebdo a Boko Haram, le parole che scorrono davanti agli occhi di una mamma (come a quelli di tutti gli altri) in questi giorni sono parole di guerra, di sangue e di paura.

Prima ancora che esprimere opinioni o posizionarmi di qua o di là, penso solo alla responsabilità che ho nei confronti di quella persona che è (e che sarà) mia figlia. I figli, quando li guardi veramente, ti chiedono di chi sei figlio tu, da dove hai preso quello sguardo. Loro mica li freghi con due chiacchiere.

Perciò, genitori, prima dobbiamo (re)imparare noi a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi.

Charlie Hebdo

 

 

La neve, l’ anno nuovo e di altre questioni

Ieri sera, dopo aver scoperto la funzione più meravigliosamente inutile di WordPress dacché lo uso, ovvero: “Mostra la neve che cade sul mio blog fino al 4 gennaio”, mi sono sentita in dovere di scrivere un post solo per vedere l’effetto che fa una bella nevicata nel Mezzo Mondo di Uescivà.

Siamo al 31 di dicembre, il 2014 è agli sgoccioli, l’anno nuovo alle porte, tempo di bilanci, progetti e altre questioni di questo genere, insomma.

Insomma. Il mio 2014 è stato molto intenso, pieno di amore, gioia e consapevolezza, tre cose che non possono arrivare, esistere e riempire il cuore senza una giusta parte di dolore, come dice bene Emily (Dickinson) a pagina 121*, dove ci siamo incontrate per la prima volta e subito amate:

Due i lasciti di cui – mio Signore –
mi nominasti erede – uno di Amore
che soddisferebbe un Padre Celeste
gliene fosse fatta offerta –

uno di Dolore i cui Confini –
si stendono capienti come il Mare –
tra l’Eternità e il tempo –
la tua Consapevolezza – e Me –

Tra le altre tante cose, ho iniziato un nuovo lavoro e, come ogni volta che si cambia lavoro, ho iniziato una nuova vita. Il tempo e lo spazio per dedicarmi a Uescivà, con annessi e connessi, si è di molto accorciato. Ma continua. Poche cose, ma belle. Non funziona proprio così nella blogosfera, dove, se si deve “fare numero”, occorrono più la quantità e la tecnica, che la qualità… Ma questo è un blog per passione e quindi, per il momento, rispondo solo alle regole del signor Carver**:

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò meglio che siano quelle giuste,
con la punteggiatura nei posti giusti, in modo che possano dire quello che devono dire nel modo migliore.

carver stupore

Stiamo preparando nuove bellissime illustrazioni e avrà inizio una nuova collaborazione culinaria, artistica e formativa nello stesso tempo. Avrei voluto fare anche un po’ di restyling, ma non ho ancora avuto il tempo. Ecco insomma, anche se non sembrerebbe, nel Mezzo Mondo di Uescivà c’è fermento, ci stiamo solo prendendo il tempo necessario per continuare a stupirci davanti alle piccole cose per potervele raccontare con la giusta meraviglia.

anno nuovo

*Emily Dickinson, Sillabe di seta, Feltrinelli Editore, Milano 2004.

**Raymond Carver, Il mestiere di scrivere, Einaudi Editore, Torino 2008.

Celestina e il segreto dei giocattoli

In un tempo lontano, quando ancora desiderare serviva qualcosa, tutti i bambini conoscevano la differenza tra un giocattolo vero e un giocattolo finto.
Tutti i bambini, e soprattutto le loro mamme e i loro papà, sapevano che per non correre rischi bisognava fidarsi solo dei giochi che venivano venduti nel negozio di giocattoli del Signor Effe. Il Signor Effe vendeva i giocattoli da sempre e da sempre il suo negozio era lì, in fondo la strada. Nel retrobottega del negozio del Signor Effe c’era l’officina del Signor Emme. L’officina del Signor Emme era il posto dove nascevano i giocattoli.
I giocattoli del Signor Effe e del Signor Emme erano i giocattoli più belli e più famosi del mondo.

Ma, come spesso succede, il tempo e la fretta delle persone hanno sbiadito e confuso nella memoria il segreto buono del Signor Effe e del Signor Emme, e i bambini hanno cominciato a dimenticare la differenza tra un giocattolo vero e un giocattolo finto.

Nevicava forte quella sera, Celestina doveva camminare con la testa bassa, tenendosi aggrappata alla mano della sua mamma, perché la neve le entrava negli occhi e pizzicava.
La scatola di latta colorata spuntava dalla neve e lei si era chinata a raccoglierla. Aveva tolto la neve dal coperchio con il suo guanto rosso. In azzurro, a grandi lettere, c’era scritto: Celestina.
Dentro c’era un foglio, scritto con inchiostro d’argento, che diceva:

“I giocattoli veri sono quelli che hanno dentro al cuore un pizzico di magia,
quando nessuno li vede loro si svegliano, saltano e ballano.
Ma bisogna che i bambini non se lo dimentichino mai, altrimenti la magia finisce”

giocattoli

P.S: ricetta imparata durante il corso sulla sicurezza dei giocattoli tenuto da Assogiocattoli durante la fiera G come giocare.

Tempeste e palloncini

È arrivato quel giorno. Hanno chiesto alla trenne pisquana di descrivere la sua mamma. È successo in occasione della festa della mamma. Sul disegno che accompagnava il suo regalino ho trovato scritto (dalla maestra sotto dettatura):
“Alla mia mamma piacciono le tempeste e i palloncini”. That’s it.

festa della mamma

***

La Signorina Qu non voleva più vedere nessuno. Non aveva voglia di invitare gente a cena. Di fare chiacchiere inutili. Stare con altre persone. Sparpagliare  c o m e s t a i  di qui e di là. Sperperare risposte approssimative a chicchessia.

Alla Signorina Qu si erano aggrovigliati tutti i pensieri nella testa. Aveva solo bisogno di starsene un po’ tranquilla. In silenzio. Da sola.

Ma la solitudine non era più di moda. E nemmeno il silenzio era più di moda. Bisognava riempirsi le orecchie di parole e le giornate di cose da fare e di  p e r s o n e d a f r e q u e n t a r e. Insomma, starsene un po’ da soli con se stessi non era più di moda.

Non lo si poteva mica ammettere, ma il motivo era che “starsene da soli con se stessi” è una questione complicata. C’è da guadarsi dentro, sgrovigliare i pensieri, capire un po’ che piega sta prendendo la propria storia. Stare da soli con se stessi richiede anche un certo esercizio e molta disciplina. Vuole dire non spaventarsi se dal cuore o dallo stomaco o dal groviglio di pensieri saltano fuori certe domande da un milione di dollari. Tipo a cosa serve la vita, cosa ne sto facendo, come stanno per davvero le persone intorno a me, come sto io per davvero, e molte altre.

La Signorina Qu non aveva mai avuto paura di farle saltare fuori queste domande. Certe volte però le si attorcigliavano alla spina dorsale, e le veniva il mal di schiena. Si aggrovigliavano dentro la pancia, tra i capelli, tra i pensieri, e allora le faceva male tutto.

Un giorno di questi, dove tutto le faceva male, mentre tornava a casa, un temporale all’improvviso si addensò sopra alla sua testa. Un tumulto di nuvole basse, nere e grigie annodate e arrabbiate come i suoi pensieri aggrovigliati, precipitò dal cielo sciogliendosi in uno scroscio di pioggia veloce, vento prepotente, tuoni e fulmini d’argento.

La Signorina Qu camminava a testa bassa coprendosi con un piccolo ombrello obliquo. Non vedeva nulla davanti a sé, solo i suoi piedi. Tempesta benedetta! I suoi passi vennero interrotti da un tonfo.

Nello scontro i loro pensieri tutti annodati erano cascati per terra e si erano inzuppati di pioggia e di vento.

La Signora Tredicipaia li aveva raccolti da terra con cura, come fossero la cosa più preziosa del mondo.
Aveva allungato le mani per ridarli alla legittima proprietaria, ma si erano mischiati ai suoi e non si poteva più distinguere di chi fossero.
Accidenti, aveva detto la Signorina Qu un po’ smarrita e imbarazzata.
Le andrebbe una tazza di caffè? Le aveva chiesto la Signora Tredicipaia.

La Signorina Qu non aveva nemmeno risposto. Si era incamminata al fianco della Signora Tredicipaia verso il bar più vicino.

Un tuono in lontananza, le nuvole, accompagnate dal vento, si stavano diradando.

L’isola delle mamme

L’altro giorno Elisa mi ha spiegato una cosa che non sapevo, cioè che «c’è un’ isola dove le mamme vanno per riposarsi un pochino. Somiglia all’ isola che non c’è: laggiù le mamme riescono a rilassarsi bevendo un caffè (o uno spritz) alle 18.30 senza pensare per un momento a tutte le incombenze dell’essere mamma (prendere i bambini a scuola, la riunione della mensa, portarli a calcio, dal pediatra etc..etc.. ops la cena!). Laggiù i pensieri sono leggeri come bolle di sapone, volano in alto e spariscono in tante piccole goccioline. Quando tornano le mamme sono più energiche e felici e hanno voglia di giocare con i loro figli, sporcarsi con la terra e la pittura, rotolarsi nell’erba e raccogliere i fiori. È un vero toccasana per tutte le mamme».

Dopo aver raccolto le sue parole e averle ingoiate senza masticarle, per non rovinarle, mi è arrivato all’orecchio un pensiero: quando un bambino ha bisogno chiama e, si sa, una mamma arriva subito. Ma quando una mamma ha bisogno e chiama, lì per lì, chi arriva?

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa*, esisteva un posto, un posto segreto, un posto vicino e lontano, un posto nascosto dietro alla porta, dietro l’angolo, dietro il muro, dietro al letto, sotto a un sasso, dietro al tronco di un albero… Un posto nascosto dietro, sotto o sopra al passaggio segreto più vicino, più a portata di mano in caso di emergenza.

C’era un posto dedicato solo alle mamme. Un posto dedicato alle emergenze delle mamme. Qualcuno lo chiamava “l’ isola delle mamme”.

“È la mamma che tutti i giorni monta il mondo perché il bambino ci possa stare dentro: incastra ogni pezzo in un altro perché lui possa stare in piedi da solo. Ci sono giorni in cui la mamma sembra non trovare più le istruzioni, ed è evidente la fatica che fa. Le si increspa il sorriso. Alle mandibole le spuntano due palline di rabbia. Qualche volta scoppia a piangere. Il bambino lo sa e si dispiace per lei, ma non pensa nemmeno per un istante che alla mamma manchi qualcosa, e che costruire il mondo da sola è più difficile perché c’è sempre un pezzo che manca. Il bambino non ci pensa, e aspetta la sera, quando la mamma smonta il mondo pezzo per pezzo, lo rimette nella scatola e spegne la luce”.*

Era un posto dedicato proprio a quei momenti in cui a una mamma sembra di perdere le istruzioni, quando tutti i pezzi restano sparpagliati sul pavimento e non c’è verso di rimetterli in ordine, quei momenti in cui si ha bisogno di piangere ma capita che non si sappia da chi andare, o dove andare, o se farsi o non farsi vedere con le lacrime agli occhi.
Allora si andava in questo posto dove una mamma poteva sgattaiolare, solo per un minuto per tirare il fiato, o anche una giornata intera, tanto dall’altra parte nessuno se ne sarebbe accorto perché il tempo lì viaggiava a una velocità tutta sua.
Qualcuno lo chiamava “l’ isola delle mamme”.
Nessuno sapeva descriverlo con precisione. Era un posto che cambiava a seconda di quello di cui una mamma aveva bisogno.
Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, esisteva un posto tutto per me. Voi ve lo ricordate dov’è?

In questo momento, vorrei che il mio fosse fatto un po' così...
In questo momento, vorrei che il mio fosse fatto un po’ così…

***

*Incipit delle favole dei fratelli Grimm
*Andrea Bajani, La vita non è in ordine alfabetico

La Signorina Qu ha due sogni (non) nel cassetto

«Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandare scintille.
Nessun bisogno di essere altri che se stessi».
Virginia Woolf

foto 1

Un giorno qualcuno chiese alla Signorina Qu quali erano i s u o i s o g n i n e l c a s s e t t o.

Ma la Signorina Qu non si ricordava più dove aveva messo i suoi sogni. I sogni quelli che la gente chiama i s o g n i n e l c a s s e t t o, lei non li aveva messi nel cassetto. Non li aveva messi nemmeno in valigia. Non si ricordava dove li aveva messi. E così non si ricordava più nemmeno se ne aveva mai avuti.

Quando sentiva il Signor Emme elencare con chirurgica precisione i suoi, oppure quando vedeva la Signorina Ci che apriva i suoi cassetti per tirare fuori tutti quei sogni più o meno sgualciti e metterli al sole o in lavatrice o semplicemente a prender aria, quando leggeva del tal Signor Effe che aveva realizzato il suo più grande sogno, o anche solo quando sentiva la Signora Zeta che scherzava sui sogni che non avrebbe mai potuto realizzare, ecco allora alla Signorina Qu prendeva un tale nodo alla gola, quel senso di soffocamento che le offuscava la vista… possibile, possibile che lei non si ricordava più dove o quali fossero i suoi sogni nel cassetto?

Ehi Signorina Qu, le avevano chiesto, qual’è i l t u o s o g n o n e l c a s s e t t o?

Ci sono persone che riescono a mettere mano alla loro vita con una certa lungimiranza.
Forse le invidio. Forse.
Io vivo un giorno alla volta,
con quella tensione costante che a volte si addensa alle tempie
tra i capelli, tra le dita.
Ecco, oggi sono riuscita a pulire un po’ la casa
trovare una biro per scrivere
finire la mia settimana di lavoro.
Ma domattina sarà di nuovo tutto da rifare.
Ci sono persone che ad ogni risveglio ritrovano in ordine tutti i loro pensieri,
l’energia del sonno notturno.
Io vivo un risveglio alla volta e conto i miei respiri uno per uno,
non senza un forte dolore, nessun riposo,
ma uno spazio vuoto tra un polmone e quell’altro.
Forse dovrei solo imparare a dormire meglio. Forse.

Aveva risposto la Signorina Qu, girando sui tacchi e riprendendo il suo cammino.

Poi un giorno alla signorina Qu era capitato di incontrare un Signor Enne che aveva iniziato a compilare un millimetrico elenco, attraversato da molto rimpianto, dei sogni che non era riuscito a realizzare. E che, proprio per questo, in fondo in fondo, non era molto felice.
Poi, dal fruttivendolo, aveva conosciuto una Signora Di tutta presa e in affanno a inseguire i sogni che si era tassativamente riproposta di realizzare. E, proprio per questo, era un po’ triste anche lei.
Alle poste, per ingannare l’attesa, aveva attaccato bottone con un tale Signor Acca, che era rimasto da solo con il suo sogno realizzato, e con la moglie del Signor Acca, che aveva perso la speranza perché tanto i suoi sogni non si sarebbero mai più potuti realizzare.
Verso sera, tornando a casa, la Signorina Qu si era accorta di una cosa importante: che i suoi sogni non li aveva messi da nessuna parte, ma che li aveva sempre avuti addosso, come una seconda pelle, come un ciuffo di capelli, come i pensieri che le rimanevano impigliati tra le ciglia.
I suoi sogni (non) nel cassetto erano due. E basta:
1- poter essere felice di quello c’era e di quello che aveva, in qualsiasi circostanza
2- poter essere sé stessa, fino in fondo, sempre

E poi si era anche accorta che questi due erano i sogni (non) nel cassetto più difficili del mondo, ma gli unici che avrebbero potuto tenere dentro tutto quanto di lei, senza perdersi, senza rimpiangere nulla.

foto 2

«Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà d’un solo momento:
il momento in cui l’uomo sa per sempre chi è».
Jorge Luis Borges

*Le illustrazioni sono del mio preferito di sempre: Wolf Elbruch

Storia di una stella, storia di te e di me, storia del Mistero del mondo

– Mamma perché le stelle non parlano?
– Oh no Sofia, le stelle sono lì, vedono tutto e hanno un sacco di cose da dire! Solo che bisogna imparare a guardarle per riuscire ad ascoltarle…

 ***

mccay6Noi le vediamo sempre lì, belle, immobili, su nel cielo, lontane.

Ma le stelle sono fatte di movimento, di un movimento tutto loro che hanno dentro e che però può agitare e cambiare quello che gli gira intorno.

Perché una stella nasce proprio dal movimento, dall’agitarsi disordinato di tante cose: correnti di gas, particelle, dal caldo e dal freddo, dall’elettricità e da altre diavolerie intergalattiche che magari nemmeno sappiamo cosa sono e che vagano spensierate per lo spazio.

Ad un certo punto, succede che tutti questi elementi vagabondi si incontrano in un incontro così fatale da generare intorno a sé la materia. Una materia che brucia incandescente di una luce blu.

Dopo, nel suo crescere, continuo bruciare e girare, rigenerarsi e non stancarsi, la stella si scalda e cambia colore e, nel suo massimo splendore, diventa bianca.

Quando poi il peso del tempo e del vento spaziale si fa grave e il bruciare diventa un mestiere troppo faticoso, la stella non riesce più a tenere insieme tutto quel movimento che ha nel cuore. Allora la sua luce si affievolisce, piano piano, diventa gialla, poi rossa. La stella è arrivata alla fine dei suoi giorni, si rilassa e la sua materia si lascia andare fino a esplodere. Da questa enorme esplosione galattica nascono i pianeti e molte altre cose.

Ma la vita di una stella può anche andare a finire in un altro modo.

Se una stella è molto grande, grande quanto cinque soli tutti insieme, dopo essere esplosa, il suo movimento non si ferma, ma continua e accelera, accellera, accellera…

foto-7E così quel che era esploso si ricompone accelerando ancora, per riesplodere e ricomporsi nuovamente, accelerando e aumentando sempre più la sua energia…

A questo punto succede qualcosa di strano e misterioso. La stella comincia a risucchiare la sua materia e le polveri e l’elettricità e tutto quello che trova vicino a sé. E si rimpicciolisce fino a implodere nel suo stesso cuore, sparire nella sua stessa luce. Diventa un buco nero. Un non si sa che. Un posto così profondo, così buio, e tanto fermo che potrebbe anche essere l’inizio del mondo. Il cominciamento di tutte le stelle, di tutte le cose che stanno nel cielo e sulla terra. Il cominciamento di ogni movimento. Il cominciamento di me e di te.

In molti si adoperano per spiegare questo fatto, in tanti modi, con grandi e grandiose teorie, ma non bastano tutta la scienza e la fantasia del mondo per figurarsi cosa, in quel momento, di fine e di inizio insieme, accade veramente. Solo le stelle lo sanno.

E tutta la scienza e la fantasia del mondo non bastano nemmeno per spiegarci da dove veniamo io e te. Ma forse le stelle, che abitano lassù, vicino a Chi le ha disegnate, loro sì che lo sanno…

***

http://www.youtube.com/watch?v=Oh9jIdPH48g

***

Questa storia non ha alcuna pretesa né, tantomeno, valenza scientifica. Nasce da una reminiscenza liceale, una delle poche cose che mi ricordo (perché mi affascina moltissimo) delle mie terribilissime ore di lezione di Scienze!