La Signorina Qu ha due sogni (non) nel cassetto

«Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandare scintille.
Nessun bisogno di essere altri che se stessi».
Virginia Woolf

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Un giorno qualcuno chiese alla Signorina Qu quali erano i s u o i s o g n i n e l c a s s e t t o.

Ma la Signorina Qu non si ricordava più dove aveva messo i suoi sogni. I sogni quelli che la gente chiama i s o g n i n e l c a s s e t t o, lei non li aveva messi nel cassetto. Non li aveva messi nemmeno in valigia. Non si ricordava dove li aveva messi. E così non si ricordava più nemmeno se ne aveva mai avuti.

Quando sentiva il Signor Emme elencare con chirurgica precisione i suoi, oppure quando vedeva la Signorina Ci che apriva i suoi cassetti per tirare fuori tutti quei sogni più o meno sgualciti e metterli al sole o in lavatrice o semplicemente a prender aria, quando leggeva del tal Signor Effe che aveva realizzato il suo più grande sogno, o anche solo quando sentiva la Signora Zeta che scherzava sui sogni che non avrebbe mai potuto realizzare, ecco allora alla Signorina Qu prendeva un tale nodo alla gola, quel senso di soffocamento che le offuscava la vista… possibile, possibile che lei non si ricordava più dove o quali fossero i suoi sogni nel cassetto?

Ehi Signorina Qu, le avevano chiesto, qual’è i l t u o s o g n o n e l c a s s e t t o?

Ci sono persone che riescono a mettere mano alla loro vita con una certa lungimiranza.
Forse le invidio. Forse.
Io vivo un giorno alla volta,
con quella tensione costante che a volte si addensa alle tempie
tra i capelli, tra le dita.
Ecco, oggi sono riuscita a pulire un po’ la casa
trovare una biro per scrivere
finire la mia settimana di lavoro.
Ma domattina sarà di nuovo tutto da rifare.
Ci sono persone che ad ogni risveglio ritrovano in ordine tutti i loro pensieri,
l’energia del sonno notturno.
Io vivo un risveglio alla volta e conto i miei respiri uno per uno,
non senza un forte dolore, nessun riposo,
ma uno spazio vuoto tra un polmone e quell’altro.
Forse dovrei solo imparare a dormire meglio. Forse.

Aveva risposto la Signorina Qu, girando sui tacchi e riprendendo il suo cammino.

Poi un giorno alla signorina Qu era capitato di incontrare un Signor Enne che aveva iniziato a compilare un millimetrico elenco, attraversato da molto rimpianto, dei sogni che non era riuscito a realizzare. E che, proprio per questo, in fondo in fondo, non era molto felice.
Poi, dal fruttivendolo, aveva conosciuto una Signora Di tutta presa e in affanno a inseguire i sogni che si era tassativamente riproposta di realizzare. E, proprio per questo, era un po’ triste anche lei.
Alle poste, per ingannare l’attesa, aveva attaccato bottone con un tale Signor Acca, che era rimasto da solo con il suo sogno realizzato, e con la moglie del Signor Acca, che aveva perso la speranza perché tanto i suoi sogni non si sarebbero mai più potuti realizzare.
Verso sera, tornando a casa, la Signorina Qu si era accorta di una cosa importante: che i suoi sogni non li aveva messi da nessuna parte, ma che li aveva sempre avuti addosso, come una seconda pelle, come un ciuffo di capelli, come i pensieri che le rimanevano impigliati tra le ciglia.
I suoi sogni (non) nel cassetto erano due. E basta:
1- poter essere felice di quello c’era e di quello che aveva, in qualsiasi circostanza
2- poter essere sé stessa, fino in fondo, sempre

E poi si era anche accorta che questi due erano i sogni (non) nel cassetto più difficili del mondo, ma gli unici che avrebbero potuto tenere dentro tutto quanto di lei, senza perdersi, senza rimpiangere nulla.

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«Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà d’un solo momento:
il momento in cui l’uomo sa per sempre chi è».
Jorge Luis Borges

*Le illustrazioni sono del mio preferito di sempre: Wolf Elbruch

Storia di una stella, storia di te e di me, storia del Mistero del mondo

– Mamma perché le stelle non parlano?
– Oh no Sofia, le stelle sono lì, vedono tutto e hanno un sacco di cose da dire! Solo che bisogna imparare a guardarle per riuscire ad ascoltarle…

 ***

mccay6Noi le vediamo sempre lì, belle, immobili, su nel cielo, lontane.

Ma le stelle sono fatte di movimento, di un movimento tutto loro che hanno dentro e che però può agitare e cambiare quello che gli gira intorno.

Perché una stella nasce proprio dal movimento, dall’agitarsi disordinato di tante cose: correnti di gas, particelle, dal caldo e dal freddo, dall’elettricità e da altre diavolerie intergalattiche che magari nemmeno sappiamo cosa sono e che vagano spensierate per lo spazio.

Ad un certo punto, succede che tutti questi elementi vagabondi si incontrano in un incontro così fatale da generare intorno a sé la materia. Una materia che brucia incandescente di una luce blu.

Dopo, nel suo crescere, continuo bruciare e girare, rigenerarsi e non stancarsi, la stella si scalda e cambia colore e, nel suo massimo splendore, diventa bianca.

Quando poi il peso del tempo e del vento spaziale si fa grave e il bruciare diventa un mestiere troppo faticoso, la stella non riesce più a tenere insieme tutto quel movimento che ha nel cuore. Allora la sua luce si affievolisce, piano piano, diventa gialla, poi rossa. La stella è arrivata alla fine dei suoi giorni, si rilassa e la sua materia si lascia andare fino a esplodere. Da questa enorme esplosione galattica nascono i pianeti e molte altre cose.

Ma la vita di una stella può anche andare a finire in un altro modo.

Se una stella è molto grande, grande quanto cinque soli tutti insieme, dopo essere esplosa, il suo movimento non si ferma, ma continua e accelera, accellera, accellera…

foto-7E così quel che era esploso si ricompone accelerando ancora, per riesplodere e ricomporsi nuovamente, accelerando e aumentando sempre più la sua energia…

A questo punto succede qualcosa di strano e misterioso. La stella comincia a risucchiare la sua materia e le polveri e l’elettricità e tutto quello che trova vicino a sé. E si rimpicciolisce fino a implodere nel suo stesso cuore, sparire nella sua stessa luce. Diventa un buco nero. Un non si sa che. Un posto così profondo, così buio, e tanto fermo che potrebbe anche essere l’inizio del mondo. Il cominciamento di tutte le stelle, di tutte le cose che stanno nel cielo e sulla terra. Il cominciamento di ogni movimento. Il cominciamento di me e di te.

In molti si adoperano per spiegare questo fatto, in tanti modi, con grandi e grandiose teorie, ma non bastano tutta la scienza e la fantasia del mondo per figurarsi cosa, in quel momento, di fine e di inizio insieme, accade veramente. Solo le stelle lo sanno.

E tutta la scienza e la fantasia del mondo non bastano nemmeno per spiegarci da dove veniamo io e te. Ma forse le stelle, che abitano lassù, vicino a Chi le ha disegnate, loro sì che lo sanno…

***

http://www.youtube.com/watch?v=Oh9jIdPH48g

***

Questa storia non ha alcuna pretesa né, tantomeno, valenza scientifica. Nasce da una reminiscenza liceale, una delle poche cose che mi ricordo (perché mi affascina moltissimo) delle mie terribilissime ore di lezione di Scienze!

La Signora Tredicipaia

– Mamma guarda ho tre piedi bellissimi
– No Sofia guarda che ne hai due di piedi
– Ma sei sicura?
– Si che sono sicura!
– Mamma secondo me tu ci vedi doppio!

***

Alla Signora Tredicipaia mancava sempre un giovedì.
L’aveva cercato nella borsetta, sotto al divano, nel frigorifero e giù in cantina.
Aveva sporto denuncia al commissariato delle questioni irrisolte.
Aveva fatto richiesta al ministero dei giorni perduti.
Ne aveva parlato con le amiche, quelle che pensavano di avere tutti i giorni pari al posto giusto.
Ogni primo mercoledì del mese la Signora Tredicipaia andava dalla Madonna della cause perse a chiedere di poter ritrovare il suo giovedì.
Con il cuore affranto, non riceveva risposte da nessuno ormai da anni.
Né dal commissariato delle questioni irrisolte, men che meno dal ministero dei giorni perduti, le amiche erano troppo impegnate a vantarsi di avere tutti i loro giorni pari al posto giusto e persino la Madonna delle cause perse sembrava essersi dimenticata di lei.
Ogni giorno della sua vita, da quando aveva perso il suo giovedì, aveva cercato, pregato, sperato. Con un’unica idea fissa nella mente: ritrovare ciò che aveva perduto.
Era il primo mercoledì del mese di maggio, la Signora Tredicipaia si era fermata più a lungo del solito ai piedi della Madonna delle cause perse, solo lì il suo cuore ferito non provava alcuna vergogna e trovava un poco di ristoro e di comprensione.
Era uscita dalla piccola chiesa con le lacrime tiepide che le rigavano le guance secche.
Quella bimba con gli occhi grandi e accesi come la prima stella della sera le era venuta incontro saltellando:
Guarda Signora, ho tre piedi bellissimi! – le aveva canticchiato piena d’orgoglio la bimba
No bella bimba, guarda che, come tutti, ne hai due di piedi – le aveva risposto seria seria la Signora Tredicipaia
Ne sei proprio sicura triste Signora? – aveva ribattuto ancora più seria la bimba
Ma certo! – aveva esclamato stupita la Signora Tredicipaia
Triste Signora secondo me tu ci vedi doppio! – e con un sorriso grande come il cielo la bella bimba aveva salutato la triste Signora ed era volata via.

La Signora Tredicipaia aveva ripreso il suo cammino verso casa sfiorando i muri delle case con la punta delle dita. Respirava l’aria opaca del tramonto. Sorrideva. Niente mai le era mancato.

***

L’abbraccio più grande del mondo

Si era ritrovata in mezzo a una radura di alberi di pesco luminescenti, un posto che sembrava magico, e si era messa a girovagare come se il tempo si fosse fermato. Non aveva mai visto degli alberi così: non somigliavano agli alberi di Natale, e nemmeno a quelli delle favole, questi erano proprio speciali e poi… erano rosa e luminosi! Non riusciva più a smettere di gironzolare: colori, forme, oggetti multiformi appesi di qua e di là, quasi le pareva di essere arrivata nel paese dei balocchi: le cose erano stranamente messe alla sua altezza, così colorate, tante, disposte come in un labirinto delle fiabe. Gira di qua e gira di là… “ma la mia mamma dov’è?”. Si era persa…

Fortunatamente si era persa nel posto giusto. Prima che potesse scoppiare in un pianto a dirotto per lo spavento e lo smarrimento, come in una nuvola e fatata fuori dal tempo, un gruppo di strani personaggi colorati le si fecero intorno. “Piccola bimba non ti spaventare”, era una bambola di pezza con i codini rosso pel di carota che le stava parlando. (E che c’è di strano? Nel Mezzo Mondo dei bambini e dei giocattoli non c’è da stupirsi se una bambola parla con una bimba) . “Dov’è la mia mamma? Non la trovo più… stavo correndo di là in posto pieno di alberi luccicanti e adesso?”

“Si vede che hai fatto una gran corsa se sei arrivata fino a qui”, le aveva risposto un piccolo astronauta di legno scendendo dal suo razzo colorato. “Ti sei persa nel padiglione dei giocattoli, ma che bimba fortunata, il tuo angioletto ti ha portata qui così noi adesso ti possiamo aiutare – senza che nessuno ci scopra – a ritrovare la tua mamma!” , l’aveva rassicurata tutta la squadra delle principesse di carta, di pezza e di stoffa accorsa lì con grande eccitazione. “Finalmente un’avventura tutta per noi, lo sapevo che questo viaggio ci avrebbe riservato qualche bella sorpresa”, aveva esultato il drago di peluche.

Prima di iniziare le ricerche, per tranquillizzarla e prepararsi per bene alla spedizione i giocattoli l’avevano portata a fare merenda con una fantastica torta bianca e azzurra in una piccola cucina di cartone, tutta colorata dove tutto era alla sua misura di bambina, che meraviglia! Poi, per non farle prendere freddo, le avevano fatto mettere una bella giacchetta lilla con cappuccio morbidoso e fiocchetto colorati e l’avevano fatta montare su una motocicletta di legno, “così facciamo più veloce”, le avevano spiegato. Le principesse a cavallo degli unicorni e le bambole sulle ali di draghi, gufi e peluche di ogni tipo e via, alla ricerca della mamma perduta.

Si erano fermati in ogni angolo a chiedere informazioni, c’erano pentole, piatti e posate di tutti i colori che davano indicazioni, collane, perline, palline, oggetti insoliti e variopinti, colori, colori e tanti colori, tutti erano pronti ad aiutarli.

La sua mamma era là, tra gli alberi fioriti e luminosi, aveva dato l’allarme, l’aveva cercata, poi aveva visto anche lei quella radura luminosa e si era fermata lì, con un pensiero in sospeso, un innato presentimento materno, “mi fermo qui un attimo”.

“Mamma!”. L’abbraccio più grande del mondo. Batticuore, spavento e gioia infinita, senza il fiato per dire neanche una parola.

 

***

Quest’anno il Macef ha cambiato pelle e nome. Homi new Macef, tra le tante novità, ha presentato un padiglione dedicato esclusivamente ai bambini che abbiamo deciso di raccontarvi un po’ a modo nostro. 

***

 

Forza nonna bis! Questa è per te e per tutti i nonni del mondo

Un gesto semplice

Sofia era una bambina molto fortunata. Tra le altre cose, aveva due nonne, due nonni e ben tre bisnonne. Una di queste bisnonne si chiamava Rosa. Era la mamma della mamma di sua mamma. La nonna della sua mamma. Ma lei ci perdeva la testa a fare questi conti e passaggi di parentele, non li voleva nemmeno sapere.

Sofi_bisc001Lei sapeva solo che a casa della nonna Rosa poteva trovare, sempre al suo posto, sempre sullo stesso tavolino, sempre piena, una ciotola di biscotti. E poi una bella focaccia per merenda. Un balcone fiorito in tutte le stagioni e affacciato sul cortile dove la sua mamma e la mamma di sua mamma avevano trascorso molti pomeriggi di gioco sfrenato. E tanti baci.

Nonna bis Rosa aveva 91 anni, ma aveva meno capelli bianchi del papà di Sofia e certe volte era anche più arzilla della sua mamma che ne aveva un terzo dei suoi anni. Aveva la forza e la gioia della vita che ancora le scorreva ben salda nelle vene e in ogni piega della sua bella pelle. Era anche per questo che la mamma di Sofia, certi pomeriggi, quando un po’ di stanchezza o di malinconia passeggera spingeva alle tempie e pesava in fondo al cuore, andava a trovare la nonna bis.

Si sedevano tutte e tre sul balcone quando la stagione era bella, oppure in salotto quand’era inverno, nonna Rosa faceva tutto da sola come sempre, guai ad aiutarla: il vassoio, la zuccheriera a forma di zuccheriera, le tazze buone, il tè caldo al profumo di limone, i biscotti sempre al loro posto e, per Sofia, una bella focaccia fresca di fornaio.

Poche parole, un gesto semplice e accogliente, come una merenda tutte insieme, che sapeva rimettere in ordine i pensieri, allontanare la malinconia dalle tempie e la stanchezza dal cuore.

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Questa è una piccola storia dedicata alla nonna bis della pisquana e a tutte le nonne e i nonni del mondo, una storia scritta proprio per lei, un piccolo regalo, un gesto semplice, pieno di affetto, ripubblicato per un’occasione “particolare”.

L’avventura di Gnomo Dottore e la prova di Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest

2014-01-03 16.59.18Gnomo Dottore quella mattina si era alzato di buon ora, come tutte le altre mattine del resto. Ma, diversamente dal solito, davanti al suo ambulatorio vicino alla grande quercia, non c’era la solita lunga fila di pazienti. Gnomo dottore aveva una missione ben più importante da portare a termine per Natale e si era preso qualche giorno per preparare la spedizione prima che la neve cadesse copiosa nel Bosco e rendesse difficile il cammino.

La sua amica Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest, gli aveva chiesto un grande, grandissimo favore: “Gnomo Dottore solo tu conosci la strada ad Est del Bosco, solo tu conosci il sentiero. Da quel lato del mondo c’è una bimba che si chiama Sofia, a lei devo fare arrivare i miei libri preferiti, è il mio compito di Natale, mi serve per finire l’apprendistato di strega, devo fare un passaggio di consegna…”

“Nelle Terre dell’Est abitano i miei cari parenti, ogni Natale vado a trovarli, partirò qualche giorno prima e porterò i tuoi libri a Sofia”, le aveva risposto Gnomo Dottore.

2014-01-03 17.00.25Gnomo Dottore si era messo in cammino annusando il Vento del Nord per precedere l’arrivo della grande nevicata. Ma la vita del dottore, si sa, è una vita piena d’imprevisti ed emergenze. Arrivato alla tana dell’orso, che abitava vicino ai confini del Bosco, Gnomo Dottore sentì provenire dalla caverna lunghi lamenti e forti starnuti e si fermò per controllare le condizioni di salute del suo vecchio amico prima del grande letargo. Mentre lo gnomo si tratteneva con l’orso il tempo passava veloce e il Vento del Nord anticipò la sua corsa e la neve cominciò a cadere veloce e copiosa ai confini del grande Bosco. Quando uscì dalla tana dell’orso, Gnomo Dottore si trovò in mezzo alla bufera, avvolto da freddo e dal gelo.

IMG_20140107_182216Che freddo e che gelo, le ossa cominciarono a dolergli e il suo nasone a tremare per la febbre che saliva… Fortunatamente le sentinelle dei confini dell’Est lo trovarono nell’ora della ronda del vespro e lo portarono al caldo e al riparo e lo curarono. Ma i giorni erano passati, la grande nevicata aveva coperto i sentieri, bisognava aspettare che il primo sole sciogliesse un po’ il ghiaccio prima di rimettersi in cammino. Gnomo Dottore dovette trattenersi per il Natale ai confini del Bosco insieme alle sentinelle. Inviò due piccoli messaggeri, uno ai suoi parenti e uno a Sofia, ma il secondo smarrì la strada a causa della troppa neve… e nessuno ad Est sapeva che fine avessero fatto i libri di Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest…

Con gli ultimi giorni di Dicembre la neve si quietò e il sole fece capolino e Gnomo Dottore riprese il suo cammino. Arrivò da Sofia l’ultimo giorno dell’anno. Lei ormai pensava che si fosse scordato e che il libri fossero perduti. Quando vide i libri nella busta gialla con i contrassegni del Bosco e delle Terre dell’Ovest, la gioia e la sorpresa furono ancora più grandi che se fossero arrivati come un regalo natalizio.

L’anno venturo la prova sarebbe toccata a lei: iniziava così, sotto il segno dell’imprevisto, l’anno nuovo, il suo apprendistato di fata dell’Est.

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Il nostro #RegalaunlibroperNatale si è trasformato in #RagalaunlibroperCapodanno e perciò abbiamo deciso di raccontarvelo in un modo un po’ speciale, proprio prendendo spunto dai regali ricevuti. Matilde, che ormai è una signorina, insieme a un libro nuovo, ci ha mandato anche due dei suoi libri preferiti di quando aveva l’età di Sofia: per questo eravamo molto preoccupate di non vederli arrivare! Grazie a lei e alla sua mamma Catia (A scuola con Matilde) per aver avuto questa dolcissima idea e per averci mandato tre libri illustrati dal grande Tony Wolf: Il Dottore del Bosco, La leggenda di Merlino e i cavalieri della tavola rotonda e Il Bosco, tutti Dami Editore.

Grazie anche a Federica, alias MammaMoglieDonna, e Floriana, alias Madre Creativa, che hanno organizzato tutto con grande perizia e pazienza.

“La grande domanda” ovvero di libri preferiti e di bei posticini che parlano di buone letture

Oggi la pisquana e io siamo ospiti di un bel blog che si chiama Scaffale Basso. Si tratta di un ottimo posticino dove si parla di libri per bambini, di libri belli e di buone letture e dove hanno da poco inaugurato un’interessante rubrica che si chiama “Il libro di…”,  qui potete presentare e raccontare il vostro libro preferito, bell’idea vero? Andate a farci un giretto!
562347_413651918760369_900527764_nQuello che presentiamo è un libro che per noi è un po’ speciale:  La grande domanda di Wolf Erlbruch, prima che della pisquana è stato il mio preferito, non so trovare un confine tra mio e suo, è nostro.

Questo libro ha storia particolare a cui sono molto affezionata perciò devo fare qualche premessa piccola piccola.

1- Prima che nascesse Sofia (di questo fatto ne avevo già parlato a proposito di passeggini…) – per follia, scaramanzia, atavica saggezza, non lo so – non le ho comprato né mi sono fatta regalare o prestare, praticamente nulla. Ma, in una delle mie peregrinazioni per librerie, mi sono per caso imbattuta in questo libro e ho subito pensato che fosse per me e per lei, per noi. Preso, letto, riletto, amato tantissimo, regalato a tutti i compleanni e battesimi possibili.

2- Da questo libro è nata l’intuizione del Mezzo Mondo di Uescivà.

3- Sofia lo ha imparato a memoria, di sua sponte eh.

Non sempre, ma spesso, i libri di autori contemporanei che trovo per Sofia magari sono anche carini, magari sono anche PEDAGOGICAMENTE e PSICOLOGICAMENTE tarati per la sue età, ma in molti casi non dicono niente. Non-hanno-niente-da-dire.

Cosa ha invece di tanto speciale La grande domanda?

È un libro per bambini che (si) interroga sul senso della vita. È filosofico e poetico, ma è un libro per bambini. Sì sembra assurdo forse… Si interroga sul senso della vita nella lingua dei bambini e anche in quella degli adulti. È semplice e profondo nello stesso momento. Ha tanti livelli di lettura. Ogni volta che lo leggiamo io ci trovo qualche nuovo punto d’ispirazione e lei non si stufa. Ha poco testo e grandi disegni, ma dice e fa vedere tantissime cose. È comodo da leggere per la mamma. È immediato da ascoltare e recepire per il bambino. Sofia lo chiede tutte le sere, ma adesso è lei che lo “legge” a me.sofi12

È un libro che ha creato anche un certo disappunto nelle mamme a cui l’ho regalato. E per questo l’ho amato ancora di più. Ha creato disappunto perché tra i vari protagonisti c’è anche la morte.

La trama? Non ve la diciamo (anche perché, una trama vera e propria, non c’è).

***

La grande domanda 

48 pagine

Anno: 2004

Prezzo: 13,00 €

ISBN: 9788876416156

Editore E/O

Anobii

Santa Lucia ci ha portato una nuova favola: Gianni il bambino oliva

gbo Model (1).ai“Gianni era un bambino che amava giocare a pallone, leggere fumetti, fare esplorazioni in montagna e andare a caccia di pozzanghere. Ma non altrettanto amava mangiare i piatti che la sua mamma gli preparava con tanto amore. 

Quando arrivava l’ora di cena, infatti, Gianni faceva un sacco di capricci e non mangiava quasi mai quello che lei gli preparava. Si metteva a correre tutt’in tondo al tavolo della cucina finché la sua mamma e il suo papà, sfiniti, si arrendevano e smettevano di inseguirlo col piatto pieno. 

L’unica cosa che Gianni mangiava senza fare capricci erano le olive. Le olive erano la sua passione, soprattutto quelle verdi. Gianni si pappava vasetti e vasetti di olive verdi ignorando le minacce della mamma che gli diceva sempre: «A furia di mangiare tutte quelle olive diventerai un’oliva pure tu!»”.  (To be continued…)

gbo Model (1).aiDal carretto di Santa Lucia è caduta una nuova favola! Questa volta si parla di capricci, di polpette, ricette e bambini coraggiosi, tutto condito da un pizzico di magia… ecco qui: Gianni il bambino oliva.

I miei compagni d’avventura in questa fiaba sono Anahì Traversi e la sua bellissima voce e la musica di Manuel Rigamonti. Venite a scoprire come andrà a finire l’avventura di Gianni nel mondo di Fiabesque.

Fiabesque, favole moderne

piccolo cuore di bambola“Piccolo Cuore Veloce abitava al secondo piano di una grande casa circondata da una siepe di gelsomino sempre fiorito e profumato. Divideva la sua camera dalle pareti a righe bianche e blu con quattro balene, un’ape, un coniglio che guidava una macchina a forma di carota e un piccolo panda. Piccolo Cuore veloce non era il suo vero nome, ma quello che le aveva dato Chicca, la sua bambola preferita. Chicca abitava nella vecchia cesta di vimini bianca – con i manici e un bel coperchio, tutto di vimini – che stava accanto al letto di Piccolo Cuore Veloce, ogni giorno e ogni notte. Nella cesta, insieme a Chicca, abitavano anche la bambola di pezza con i capelli di lana bionda, il drago di stoffa rossa, un paio di ali di fata, una piccola lavatrice rosa con le batterie scariche e una vecchia locomotiva di legno chiaro…” (To be continued…)

Vi presento la mia prima favola: Piccolo cuore di bambola,una fiaba che parla di amicizia, di bambole, di avventure e anche di desideri grandi e piccoli.

Questa favola, musicata da Luca Serà-Micheli e letta da Anahì Traversi, fa parte di un bellissimo progetto che si chiama Fiabesque che raccoglie fiabe moderne curate nei contenuti e verificate per l’età indicata. I testi sono letti da attori professionisti e corredate da una colonna sonora creata ad hoc. La composizione musicale si unisce alle parole creando una magica narrazione e un avvolgente mondo sonoro, il tutto in un file multimediale che sarà disponibile solo in formato digitale.

Potete seguire il mondo di Fiabesque anche su Facebook: non perdetevi le prossime uscite, stay tuned!

 

Cara la mia pisquana, oggi ti regalo un’altra storia…

Cara la mia pisquana,

oggi ti regalo un’altra storia: “Una storia non si consuma, se mai si rinforza, nel bene e nel male. Una storia non si rimpicciolisce, se mai cresce. Una storia non finisce nemmeno se tu te la dimentichi, lei rimane lì, in quel posto preciso che il tempo le ha assegnato nella cammino del mondo. Ti regalo un pezzo della nostra storia, perché, cara la mia pisquana, adesso è anche la tua storia.” (Ormai mi cito da sola…)

Un gesto semplice

Sofia era una bambina molto fortunata. Tra le altre cose, aveva due nonne, due nonni e ben tre bisnonne. Una di queste bisnonne si chiamava Rosa. Era la mamma della mamma di sua mamma. La nonna della sua mamma. Ma lei ci perdeva la testa a fare questi conti e passaggi di parentele, non li voleva nemmeno sapere.

Sofi_bisc001Lei sapeva solo che a casa della nonna Rosa poteva trovare, sempre al suo posto, sempre sullo stesso tavolino, sempre piena, una ciotola di biscotti. E poi una bella focaccia per merenda. Un balcone fiorito in tutte le stagioni e affacciato sul cortile dove la sua mamma e la mamma di sua mamma avevano trascorso molti pomeriggi di gioco sfrenato. E tanti baci.

Nonna bis Rosa aveva 91 anni, ma aveva meno capelli bianchi del papà di Sofia e certe volte era anche più arzilla della sua mamma che ne aveva un terzo dei suoi anni. Aveva la forza e la gioia della vita che ancora le scorreva ben salda nelle vene e in ogni piega della sua bella pelle. Era anche per questo che la mamma di Sofia, certi pomeriggi, quando un po’ di stanchezza o di malinconia passeggera spingeva alle tempie e pesava in fondo al cuore, andava a trovare la nonna bis.

Si sedevano tutte e tre sul balcone quando la stagione era bella, oppure in salotto quand’era inverno, nonna Rosa faceva tutto da sola come sempre, guai ad aiutarla: il vassoio, la zuccheriera a forma di zuccheriera, le tazze buone, il tè caldo al profumo di limone, i biscotti sempre al loro posto e, per Sofia, una bella focaccia fresca di fornaio.

Poche parole, un gesto semplice e accogliente, come una merenda tutte insieme, che sapeva rimettere in ordine i pensieri, allontanare la malinconia dalle tempie e la stanchezza dal cuore.

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Questa storia fa parte di un bel progetto che si chiama Ore 17 – Racconti di merenda , andate a vedere e a leggerla anche lì! #raccontidimerenda