Il forno magico

Oggi Uescivà è ospite del bellissimo sito Play-Doh con una favola molto dolce e un po’ magica, venite a trovarci!

“La magia se n’era andata via. Non si riusciva proprio a capire il perché. Le ricette erano sempre le stesse. Gli ingredienti non erano cambiati. Il negozio era sempre quello. Lei era sempre lei…

La Signorina Jenny lavorava giorno e notte senza sosta. Era la proprietaria della piccola pasticceria all’angolo, la sua era la vetrina con le tende bianche e blu…

Ma i suoi non erano dolci qualunque…”

(La favola di Jenny continua QUI)

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playdoh
Jenny la pasticciera magica aka La Pisquana

O voi signori che scrivete le sigle dei cartoni animati…

Che felicità dolci a volontà, è l’incanto che scende nel cuore
che scalda il pancino con amore…

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Dato che la legge del contrappasso esiste, come già vi dicevo, da tanta madre stonata come una campana è saltata fuori una pisquana molto intonata che adora le canzoncine di ogni tipo. E, ora che le sue proprietà linguistiche stanno esplodendo, la ragazza assorbe come una spugna qualunque cosa le capiti a tiro ripetendola a nastro. Quindi, da un po’ di tempo a questa parte, mi capita (ebbene sì, mi stupisco sempre anche io di questo fatto, l’istinto materno esiste veramente!) di stare attenta a tutto quello che il suo radar auricolare supersonico intercetta.
Succede così che mi accorgo di cose a cui prima non avevo mai badato più di tanto. Per esempio: i testi delle sigle dei cartoni animati…
Un giorno la sento cantare a squarcia gola qualcosa che riguarda un albero blu, la felicità, qualcosa del genere, non ci faccio caso, poi anche il giorno dopo lo stesso motivetto, finché non arriva e mi chiede:

Mamma perché la felicità è un albero di ghiaccio blu?

Pausa di riflessione. Unisco i puntini prima di rispondere, prima che una risposta sbagliata, anche solo di qualche millimetro, mi ritorni indietro come un boomerang in piena fronte…e allora le chiedo cosa stava cantando:

Mamma è Pororo!

Pororo o Totoro?

Po-ro-ro

E chi è?

Un cartone di Yo Yo…

Ah

Faccio mente locale del cartone incriminato, che ricordo bene in quanto cartone più brutto che passino su Yo Yo, e mi metto ad ascoltare la sigla che finisce con queste parole: “perché la felicità è un albero di ghiaccio blu”. Ecco dico io, ma che vuol dire? Non fa nemmeno rima… Vabbè da quel momento in poi è stata la fine, ormai non guardo più i cartoni per controllare come sono, ascolto solo le sigle. Un incubo. Si perché, pur di inseguire la più banale delle rime, va a finire che saltano fuori cose ridicole e senza senso che la pisquana va in giro a cantare spensieratamente. Ma, più di tutto, quello che mi fa impazzire è l’abuso di certe parole, piazzate qua e là senza senso e quindi snaturate di ogni significato, tipo, solo per citarne alcune (ma so che ce ne sono molte altre da menzionare, lascio a voi il divertimento…): felicità (in pole position), amore, amicizia, poesia, cuore:

– … perché la felicità è un albero di ghiaccio blu (no comment…)

– … gli uccelli stan cantando, il sole sta nascendo e Pat è pieno di felicità (ma perché????)

– … la casa delle api è la felicità (ah sì…?)

– … ha tanti amici, 303, perché è la Pimpa ecco perché (non fa una piega….)

– In un paese pieno di poesia c’è un sole pieno di magia, qui vive un’ape che con il suo amore ci fa illuminare il cuore (ma cosa si fumano nel paese dell’ape Maia?)

E poi è arrivata lei, la sigla di Dixiland (uno dei cartoni più belli visti su Yo Yo, per quel che mi riguarda…) ed è stato amore folle e incondizionato al primo ascolto: la sigla più bella del mondo, la sigla che mi fa venire i lacrimoni di commozione ogni volta che la sento (più per la musica che per le parole), l’unica sigla dove sono riusciti a infilarle tutte in una sola strofa: felicità, cuore, amore, cielo blu; l’unica sigla  dove persino la parola felicità ha un suo perché: “che felicità dolci a volontà”… d’altra parte cos’è la felicità per un bambino (anche per una mamma certe volte…) se non dolci a volontà?!

Ad ogni modo, o voi signori che scrivete le sigle dei cartoni, sappiate che i bambini non sono come gli adulti, ma:

– ascoltano e prendono sul serio le parole che sentono

– danno il giusto peso a certe parole

– sono sempre alla ricerca del significato delle cose

– non li fai fessi molto facilmente

E inoltre:

– poi vanno dalla mamma a fare domande strane e difficilissime

– poi vanno in giro a dire/ripetere/cantare cose strane (ma forse questo lo fanno anche gli adulti…)

Quindi, o voi signori che scrivete le sigle dei cartoni, s a p e v a t e l o:  i nostri pisquani vi ascoltano e filtrano le parole che gli propinate, pertanto abbiatene cura! Se proprio non sapete cosa scrivere, se proprio dovete fare qualcosa di demenziale, fatelo bene e fateci ballare! Ecco.

http://www.youtube.com/watch?v=N-kuHq5rJYU

“Tutti i bambini hanno enormi talenti e noi li sprechiamo, senza pietà.”

Dopo aver perso tutti i miei, numerosissimi, lettori amanti dell’atmosfera natalizia, oggi volto pagina. Perché stamattina ho incontrato un signore, che forse molti di voi conoscono già. Ho incontrato questo signore e gli ho sentito dire delle cose molto interessanti, divertenti e ironiche, molto belle e pure utili. Mi sono presa qualche appunto sparso, che annoto qui, così. Magari vi viene voglia di ascoltarlo. Ne vale la pena. Si chiama Ken Robinson. Ciao.

Tutti i bambini hanno enormi talenti e noi li sprechiamo, senza pietà. La creatività è tanto importante nell’educazione che la dovremmo trattare al pari dell’alfabetizzazione.

Se non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. I bambini si buttano, non hanno paura di sbagliare. E quando diventano grandi la maggior parte di loro perde quelle capacità creative. Diventano terrorizzati di sbagliare. E noi gestiamo aziende in questo modo, stigmatizziamo errori. E abbiamo sistemi nazionali d’istruzione dove gli errori sono la cosa più grave da fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Non impariamo a diventare creativi, ma disimpariamo a esserlo. O, piuttosto, ci insegnano a non esserlo.

La creatività, che io definisco come il processo che porta idee originali e di valore, si manifesta spesso tramite l’interazione di modi differenti di vedere le cose. Il cervello stesso lo fa intenzionalmente – c’è un fascio di nervi che connette le due parti del cervello chiamato corpus callosum: è più grande nelle donne. Credo sia per questo che le donne sono migliori nel multitasking.

Credo che la nostra unica speranza per il futuro sia di adottare una nuova concezione di “ecologia umana”, nella quale cominciare a ricostruire la nostra concezione della ricchezza delle capacità umane. Il nostro sistema educativo ha strutturato le nostre teste come noi abbiamo sfruttato la Terra: per strapparle una particolare risorsa che per il futuro non ci servirà.