Celestina e il regalo più bello

Celestina custodiva un segreto molto prezioso, il segreto dei giocattoli.
Nella sua cameretta, racchiuso in un piccolo scrigno di legno colorato, conservava con grande cura la ricetta per costruire un giocattolo vero, la ricetta che le aveva affidato il vecchio giocattolaio del paese.

Mancavano solo poche ore alla festa, Celestina aveva preso la sua piccola seggiolina di legno e si era messa davanti alla finestra aspettando impaziente l’arrivo delle sue amiche. Era il 25 del mese e tra poco avrebbe festeggiato il suo compleanno.
Avevano saltato, ballato, giocato, scartato una montagna di regali, spento le candeline e mangiato la torta al cioccolato, poi avevano saltato, ballato, giocato fino a rimanere senza fiato.

La sera, stanca e felice, coricata nel suo letto Celestina ormai si sentiva una bambina grande.
Stava per iniziare un nuovo anno e aveva molte cose nuove a cui pensare: la scuola, i compiti, i nuovi amici e le nuove maestre. I giocattoli che le amiche le avevano regalato erano rimasti abbandonati in un angolo, così come il suo scrigno di legno: tutta presa dalle tante novità, Celestina aveva scordato la sua “missione”.

Ma una notte Celestina venne svegliata da un insolito rumore. La stanza era illuminata da una luce azzurra piccola e brillante. Si avvicinò per vedere di cosa si trattava…
– Ciao Celestina!
starlily-my-magical-unicorn-0bigMamma mia che spavento, Celestina fece un salto coprendosi la bocca con le mani per non gridare e svegliare i suoi genitori. Era StarLily, uno dei suoi giocattoli nuovi, il cucciolo di unicorno che la sua amica le aveva regalato per il compleanno. Era lì che la guardava con i suo grandi occhi azzurri, l’unicorno emanava una luce magica che cambiava colore e il suo  musetto morbido accarezza dolcemente i piedi di Celestina.
– Ma tu parli! E ti muovi!
– Certo! Ti sei forse dimenticata il nostro segreto Celestina? Io sono qui proprio per aiutarti a non dimenticare, gli amici servono anche per questo! Perché fare qualcosa di importante insieme è più bello!
– Il segreto dei giocattoli, è vero!
StarLily le aveva portato lo scrigno di legno, la ricetta era ancora al sicuro al suo posto.
– Quando sarà il momento, quando tu sarai più grande, troveremo qualcuno a cui affidare il nostro segreto così che non vada perduto, ma d’ora in poi non sarai sola, ci sarò anche io ad aiutarti!
Celestina aprì lo scrigno insieme alla sua nuova amica.
Il piccolo foglio scritto con lettere d’argento diceva:

“I giocattoli veri sono quelli che hanno dentro al cuore un pizzico di magia,
quando nessuno li vede loro si svegliano, saltano e ballano.
Ma bisogna che i bambini non se lo dimentichino mai, altrimenti la magia finisce”.

giocattoli

Ti meriti un amore coraggioso

“Ti meriti un amore che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere”

ti meriti un amore

Nel suo quarto anno di vita la Pisquana ha fatto la sua prima caduta (abbastanza) seria (sì sì, lo so, siamo molto fortunate). Saltava, come sempre, salta sempre lei, sul bagnato, bordo piscina, di faccia, sangue, mento aperto, pronto soccorso, colla, cerotti, tutto ok, sane e salve. Appena fuori dal pronto soccorso, lei con il suo bel cerottone appiccicato in faccia, tempo zero, aveva già ricominciato a saltare, saltare, saltare, allontanarsi, saltare, avvicinarsi a spigoli, gradini, saltare, spigoli, gradini, salti alti, salti lunghi, salti larghi, spigoli, gradini… Senza paura. Tutto come prima. Ma io no, non la guardavo più come prima. La vedevo come una piccola bimba di porcellana. La guardavo con gli occhi pieni dello spavento di quanto successo poco prima. Assolutamente consapevole della contenuta gravità dell’accaduto, ma pronta ad afferrare e fermare il suo volo per proteggerla. Come spesso capita, mi davo fastidio da sola per questo nuovo poco gradito ipocondriaco istinto materno. Fortunatamente vicino a me se ne stava, tranquillo, come sempre, il papà della Pisquana. Lui la guardava come prima, senza la paura di vederla cadere. E guardava anche me con la stessa sicurezza.
Non è facile spiegare tutte le cose che ho imparato e forse capito dentro a quello sguardo, che poi è un abbraccio. Che poi abbiamo solo bisogno di un abbraccio, sempre e più grande delle nostre piccole braccia.

Ti meriti un amore che ti voglia
spettinata,

con tutto e le ragioni che ti fanno
alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti
lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia
sentire sicura,

in grado di mangiarsi il mondo
quando cammina accanto a te,

che senta che i tuoi abbracci sono
perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare
con te,

che trovi il paradiso ogni volta che
guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le
tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti
quando canti,
che ti appoggi quando fai la ridicola,
che rispetti il tuo essere libera,

che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le
bugie
che ti porti il sogno,
il caffè
e la poesia.

– Frida Kahlo –

 

 

Uescivà forever

E così, stamattina, l’amico Faccialibro mi ha ricordato che proprio oggi ho messo online questo blog. A quei tempi a momenti non sapevo nemmeno usare gli hashtag e i siti responsive erano ancora un lusso per pochi, sono stati due anni pazzeschi. Ora che per lavoro non faccio altro che calendarizzare, strategizzare, webbizzare, blogghizzare, analizzare dati, vorrei solo trovare un po’ di tempo di qualità e la forma che più mi si addice per rivoluzionare e portare avanti come si deve questa piccola e preziosa bestiolina, ma nel modo più libero e più selvatico possibile [anche se, certe volte, ho qualche dubbio sulla (vera) libertà della rete… ].

Questo è il motivo della mia latitanza e del silenzio di Uescivà. Intanto portate pazienza se volete, ci sono un sacco di cose belle da rileggere da queste parti, ma, l’importante è che – mi raccomando – portiate le birre quando riapriamo i battenti che facciamo una bella festa!

#‎uescivàforever‬

La cucina di zia Luigia

La magia se n’era andata via. Non si riusciva proprio a capire il perché. Le ricette erano sempre le stesse. Gli ingredienti non erano cambiati. La cucina era sempre la stessa e il forno sempre quello. Lei era sempre lei.

Zia Luigia era la zia preferita di Lucilla. Abitava in una grande cascina di campagna. Nella sua cascina c’era ancora il pollaio come una volta, con le galline e anche il gallo, c’era la casetta dei conigli, il fienile, una cantina che profumava ancora di cantina, e un vecchio granaio pieno di cose impolverate e curiose.

Anche la cucina di zia Luigia era speciale: c’era una grande stufa di ceramica e tutto aveva un profumo particolare, di legno, pietra ed erba appena tagliata. Quella era proprio una cucina un po’ magica.

Zia Luigia sapeva fare un mucchio di cose: far crescere grandi pomodori rossi nell’orto, e poi anche l’insalata, gli asparagi accanto al muro, curare gli alberi di pesche e di albicocche. Sapeva imbottigliare il vino e accudire i pulcini. Sapeva i nomi dei fiori e delle erbe, e poi sapeva anche dipingerli e fotografarli con la luce giusta per conservarli senza bisogno di coglierli. Per di più sapeva fare dei dolci molto buoni: crostatine, pasticcini, cioccolatini, bon bon di ogni tipo, colore e forma uscivano dal suo forno, inondando di un dolce profumo tutto il cortile.

Ma i suoi non erano dolci qualunque. Erano un po’ magici. Se capitava d’essere tristi, scoraggiati o magari spaventati per qualcosa, bastava fare un giro da zia Luigia, lei ti chiedeva come andavano le cose e tu gli spiegavi cosa succedeva. E allora lei sapeva scegliere il dolce giusto per il tuo problema. Non che si potesse risolvere tutto così, ma di certo i dolci della zia erano un bell’aiuto per riscaldare il cuore.

Da qualche tempo a questa parte, però, la magia dei dolci di zia Luigia non funzionava più. Era lei adesso a essere molto triste e scoraggiata, e Lucilla, i suoi genitori e i suoi amici non sapevano più come fare per consolarla. Lucilla le raccontava le sue favole, il fruttivendolo le portava le sue ciliegie più buone, il panettiere il pane fresco e profumato ogni mattina, il libraio le portava i suoi libri preferiti… ma niente, la tristezza di zia Luigia non passava.

“Ma certo! Che sciocca che sono, perché non ci ho pensato prima! – aveva esclamato un pomeriggio la mamma di Lucilla – quando siamo tristi la zia ci prepara un dolce tutto per noi, proviamo a fare lo stesso con lei!”.

E allora si erano tutti quanti dati appuntamento in cascina e avevano invaso la sua cucina. La zia era un po’ perplessa e preoccupata per la confusione e il disordine che i suoi amici stavano sollevando dappertutto, ma li lasciava fare.

La mamma preparava l’impasto con la farina, le uova, lo zucchero e lo yogurt, Lucilla l’aiutava mescolando prima con il cucchiaio e poi con le mani. Il fruttivendolo lavava e tagliava le fragole, il papà mentre montava a neve i bianchi delle uova si era scordato di aver messo il cioccolato a sciogliere sul fuoco e l’aveva bruciato! Allora la mamma gli aveva affidato la crema pasticcera (solo per mescolarla un pochino, s’intende!) e aveva dato a Lucilla la scatola con il cioccolato in polvere che sarebbe servita, più tardi, per decorare la torta, ma nella confusione si era rovesciato tutto… Erano così pasticcioni che c’era farina dappertutto, Lucilla era tutta sporca di cioccolato e il suo papà aveva le mani appiccicate di crema pasticcera. Nonostante tutta questa baraonda dopo un po’ dal forno della stufa era uscita una torta calda e profumata, ma così sbilenca che tutti si erano messi a ridere come matti.

Anche zia Luigia continuava a ridere vedendo loro così pieni di farina e quella torta così sbilenca. Ma era tanto sbilenca quanto buona e se la mangiarono tutta e tutti insieme.

Non si sa se era stata più la torta o la buona compagnia, ma il cuore della zia si era riscaldato e si era riempito nuovamente di magia.

cucina

Questa favola riguarda il tema del cucinare insieme

Se ci pensiamo bene, e soprattutto cercando di guardare le cose con gli occhi di un bambino, l’arte del cucinare può essere considerata una sorta di “magia”. Come per le pozioni magiche, ci sono degli ingredienti, c’è una ricetta, un procedimento, e qualcosa che si trasforma in qualcos’altro di più speciale. Certo, c’è poco di romanticamente magico quando si torna tardi dal lavoro, il frigorifero è pressoché vuoto e bisogna provvedere a preparare qualcosa di commestibile ma appetitoso in tempi molto brevi… la vera magia è riuscirci! Ma in altri momenti, quando è possibile dedicare più tempo alla cucina, si può proporre ai propri figli di diventare aiuto-stregoni.

I bambini possono essere coinvolti in cucina già da 1-2 anni, privilegiando l’aspetto ludico della situazione, lasciandolo “pasticciare” con gli ingredienti, ad esempio l’impasto della pizza, in modo che inizi a sperimentare e prendere confidenza con la consistenza dei cibi. Più cresce più il bambino può aiutare nella preparazione dei piatti. Questo ha risvolti positivi sia a livello relazionale (in termini di tempo costruttivo passato con i genitori, comunicazione famigliare, collaborazione e comprensione delle mansioni e dell’impegno), sia a livello nutrizionale, in quanto cucinando insieme si aumenta l’interesse e la conoscenza verso il cibo e si migliora l’inclinazione alla sperimentazione di gusti e alimenti nuovi.

È stato dimostrato infatti che le situazioni piacevoli (e, di conseguenza, anche quelle spiacevoli), possono influenzare il gusto del bambino. I bambini spesso amano gli alimenti che hanno mangiato in situazioni piacevoli e rifiutano i piatti che associano a qualche evento negativo. Basti pensare a quanto siamo legati ai piatti “delle feste”, o quanto preferiamo quei cibi “delle occasioni speciali”. Certamente, non può essere sempre festa ma, ad esempio, coinvolgere il bambino nel cucinare e fare la spesa può creare un’occasione e un’esperienza di condivisione piacevole che può influire positivamente. Se si da un compito “speciale” al bambino nella preparazione di un piatto, quantomeno sarà orgoglioso del suo operato e vorrà rimanere a tavola a vedere se anche gli altri noteranno il suo “tocco magico”.

Mamma o non mamma?
Si smammi chi può!

Questa è una cosa a cui penso da tempo ormai, ma poi avevo deciso di smammarmela, perché sono troppo stufa! E così nel mentre sono usciti un po’ di articoli al riguardo, tipo questo di Silvana, molto bello: Madri contro madri. Io ne ho le scatole piene. Brava, anche io!

Allora io ogni tanto me lo chiedo perché non lo so come era ai tempi di mia mamma o delle mie nonne, il mio pensiero è che avessero questioni ben più pratiche da disbrigare, comunque mi riprometto di chiederglielo, a tavolino proprio!

Fatto sta che, oggi come oggi, proliferano numerose scuole di pensiero che a tratti assumono la portata di movimenti para-politico-militari. Ebbene sì: la mamma ai tempi del 2.0 se la piglia con le altre mamme, e di brutto pure! Ecco, a me certe volte, più che a un dialogo costruttivo tra persone acculturate e pseudo-informate, sembra di assistere alle peggio tribune politiche della terza seconda serata.

Io vorrei fare solo un’opera di catalogazione, che credo sia già sufficiente a rendere l’idea… Non oso nemmeno addentrarmi in una brevissima descrizione sintetica simpatica, perché lo so che anche così sto rischiando il linciaggio sulla pubblica piazza o la morte mediatica per lapidazione verbale. Ad ogni modo, poi fatemi sapere se mi sono dimenticata qualcuno nè…

Allora lo scenario politico è più o meno il seguente:

il movimento delle mamme pro-tetta
il movimento delle mamme pro-biberon
il movimento delle mamme vorrei la tetta ma non posso
il movimento delle mamme fatevi le tette vostre che io mi faccio le tette mie
il movimento delle mamme fatevi i biberon vostri che io mi faccio i biberon miei
il partito delle mamme Montessori
il partito delle mamme anti-Montessori
il partito delle mamme non ho ancora mica capito chi è ’sta Montessori
il partito delle mamme fatevi i Montessori vostri che io mi faccio i Montessori miei
lo schieramento delle mamme canguro
lo schieramento delle mamme alto contatto (che poi forse sono la stessa cosa delle mamme canguro, ma non ho ancora capito)
lo schieramento delle mamme “sö de dos” (che non so come si scrive, ma su di dosso suona meglio in dialetto)
la frangia armata delle mamme indipendentiste
la frangia armata delle mamme co-sleeping
le mamme delinquenti che abbandonano i figli al nido
le mamme organizzate ma imperfette
le mamme trendy
le mamme funky
le mamme rinco
le mamme che gli piace leggere tanti libri ai bambini
le mamme che non gli piace leggere i libri ai bambini
le mamme che scrivono le favole per i bambini
le mamme che sono rimaste fregate dal Favoloso mondo di Amelìe (ma non lo sanno)
le mamme che ci piace la birra
le mamme astemie
le mamme che escono la sera
le mamme che non escono
le mamme pro-gay
le mamme anti-gay
le mamme vegane
le mamme onnivore
la pasta madre
le mamme che cucinano
le mamme che non cucinano
le mamme slow-food
le mamme fast-food
le mamme che lavorano
le mamme che non lavorano
le mamme vorrei ma non posso
le mamme omeopatiche
le mamme tachipirina
la corrente delle mamme non vaccinate i vostri figli
la corrente delle mamme vaccinate i vostri figli
la corrente delle mamme non lo so
la corrente delle mamme un po’ e un po’
le mamme con i tacchi
le mamme con lo smalto
le mamme senza
le mamme green
le mamme bio
le mamme inquinanti
le mamme ironiche
le mamme serie
le mamme mono
le mamme bis
le mamme multi(tasking)
le mamme che partoriscono in casa
le mamme che partoriscono all’ospedale
le mamme che vorrebbero decidere
le mamme che non gliene frega un cazzo
le mamme che ci credono di brutto
le mamme che fanno le alternative
le mamme al parco giochi
le mamme che non sopportano il parco giochi
il mucchio selvaggio delle mamme blogger
la nicchia delle mamme offline
le mamme felici
le mamme tristi
le mamme che ci fanno
le mamme che ci sono
le mamme giuste non esistono
le mamme sbagliate non esistono

(… mi dimentico sicuramene qualcuno, siamo troppe!)

Io comunque, almeno una volta nella vita, sono stata tutte queste mamme (tranne quelle astemie…), a giorni alterni, a giorni continui, a cicli, certe volte non sono d’accordo nemmeno con me stessa, ma non è che me la prendo più di tanto. Certe volte mi metto nei panni di un’altra me stessa. A ben vedere mi sembra una buona cosa essere in continua evoluzione e tenermi in discussione, e anche avere certe idee ben aggrappate ai capelli.

Ma io dico: ma la vita non è un mestiere già parecchio impegnativo di suo, pure tra mamme ci si deve fare la guerriglia?! E se ci aiutassimo in qualunque caso, anche se siamo così diverse? E se andassimo a prenderci una bella sbronza di birra tutte insieme anziché continuare a cacciarci le dita negli occhi? Secondo me ci si diverte di più…

mamma

Chi non copililli in compagnia si diverte di meno!

Qui le ho raccolte tutte le migliori copilillate della Pisquana degli ultimi tempi, e sono sicura che anche voi avete una bella compilation delle più meglio invenzioni dei vostri pisquani: scrivetemele! Perché chi non copililli in compagnia si diverte di meno!

Copililli

5 febbraio 2015
Mamma oggi viene la sera?
Si!
Anche se nevica?
Ma certo!
Sei sicura?
…si!
Ah…
(Per nulla convinta…)

2 febbraio 2015
Cronache di due Pisquane a casa da sole perché il papi è via un po’ di giorni per lavoro: “mamma non ti preoccupare, mi è venuta un’idea fantastica, stasera ci spaparanziamo sul divano, mangiamo i Fonci, e ci spariamo un bel film!”

29 gennaio 2014
Certo che so leggere mamma! So anche tutte le lettere in inglese io: uan, ciù, tri, for, faive, cics, ceven, it, nane, ten!

20 gennaio 2014
Mamma mi sono innamorata di te! Ho il cuore così gonfio d’amore… Sono un elefante pieno d’amore!!

novembre 2014
Sofia perché ti alzi da tavola, dove stai andando?
A lavorare, mamma!
Ah sì? E che lavoro fai?
Uhm… e tu?! Che lavoro fai?
…mi occupo di comunicazione
(qualche secondo di silenzio, poi mi si avvicina…)
Ma è un lavoro quello?!

Pungidita

Pungidita era tutto verde, duro e pieno di spine. Era un carciofo e se ne stava in disparte in un angolo ombroso del cassetto delle verdure. Persino gli altri abitanti del frigorifero non volevano averlo vicino:
– Tu pungi! – piagnucolava l’insalatina
– Sei troppo duro e spinoso –  incalzava la marmellata
– Vai via che mi graffi! – scappava impaurita la mozzarella
– Hai un colorito così verdognolo che non s’intona proprio con un bel niente – lo scherniva la rapa rossa, vantandosi del suo bel colorito acceso e di gran moda per la stagione autunno-inverno…
Pungidita se ne stava zitto e fermo nel suo angolo senza rispondere a nessuno, ma il suo cuore batteva forte e avrebbe voluto urlare e volare via.

Lucilla era allegra, vivace e spensierata. Abitava con la sua mamma e il suo papà e, come a tutte le bambine della sua età, le piacevano le cosa rosa, le principesse, e i biscotti al cioccolato. Aveva un bel mucchio di giocattoli, ma preferiva di gran lunga trafficare con quello che trovava in giro per la casa e, soprattutto, in cucina.
Ogni tanto aiutava la sua mamma a preparare la cena e apparecchiare la tavola. Indossava il suo bel grembiulino rosa, si metteva in piedi sulla sedia, prendeva mestoli, cucchiai, ciotole e ciotoline e si dava un gran da fare.

Una sera la mamma aveva preso dal frigorifero gli ingredienti per la cena e li aveva appoggiati sul piano di lavoro, poi era suonato il telefono ed era andata a rispondere.
Lucilla, allora, aveva ben pensato di rendersi utile e iniziare lei i preparativi per la cena. Aveva preso la sua sedia e aveva cominciato ad arrampicarcisi sopra, salendo aveva però appoggiato male il piedino e stava per fare un brutto volo a testa in giù!Pungidita era lì, appoggiato sul piano di lavoro, e vedeva tutto…

Non ebbe nemmeno il tempo di pensarci. Dentro al petto qualcosa si risvegliò forte e potente. Le sue foglie spinose si aprirono in splendide forti ali verdi di drago. Planò maestosamente verso Lucilla, la prese  per il collo della maglietta, e l’appoggiò delicatamente a terra.
– Grazie mio bel drago verde! – esclamò la bimba – tu devi essere uno di quei draghi buoni che abitano in certe favole…
– In realtà io sono soltanto un brutto carciofo che abita nel frigorifero… – rispose goffamente Pungidita…
– Tu non sei mica un carciofo qualunque! Vuoi diventare mio amico?
– Mi piacerebbe molto…
– Bene! Se ti va da ora potrai abitare nel mio castello di mattoncini colorati, come un vero drago buono che si rispetti!

Quella sera Lucilla e Pungidita diventarono amici.

Nel frattempo la mamma era tornata, Lucilla la osservava mentre puliva gli altri carciofi e se ne stava stranamente in silenzio. Prima di allora non li aveva mai voluti nemmeno assaggiare, erano così verdi e così brutti… ma ora sapeva che sotto a quella scorza dura e irsuta batteva un cuore forte e dolce.
E così, da quel giorno, promise alla sua mamma che li avrebbe messi nel suo piattino rosa e che avrebbe provato ad assaggiarli.

 

pungidita Le tematiche alimentari trattate in questa favola sono la consistenza e la forma del cibo.

Uno dei grandi interrogativi dei genitori rispetto al comportamento alimentare alquanto imprevedibile dei bambini è: ma che criterio hanno per scegliere ciò che piace e ciò che non piace? A parte alcuni alimenti che rimangono “i preferiti” per tutta la vita, il gusto dei bambini sembra altamente mutevole. 

Parlando delle curiose scelte alimentari dei bambini, dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo. Il bambino infatti da un lato è curioso e ama esplorare, ma dall’altro conserva ancora quel qualcosa di primitivo che noi adulti abbiamo perso da tempo, ovvero l’istinto di sopravvivenza. Come facevano i primi uomini a capire ciò che si poteva mangiare e ciò che era velenoso? In primis diffidando dal sapore amaro, in secondo luogo osservando la forma, il colore e la consistenza del cibo. Non a caso è molto più semplice far assaggiare al bambino alimenti dolci e dalle forme piacevoli. 

L’alimentazione è scoperta, e anche gioco: i bambini devono poter toccare, annusare, guardare anche da lontano i nuovi alimenti, soprattutto quelli meno appetibili, finché non comprendono che si possono fidare e possono permettersi di esplorarne il sapore.

L’adulto deve quindi abbandonare un po’ l’illusione di avere il ruolo di chi “insegna” a mangiare bene… piuttosto mettetevi nella posizione di aiuto-esploratore! Quindi, ricordatevi che:

  1. Il bambino si fiderà di più di alimenti che vede spesso in tavola – ovvero non date per scontato che vostro figlio mangi spontaneamente un alimento che non ha mai visto o che voi disdegnate; quindi a tavola date il buon esempio e…variare, variare, variare!
  2. Permettete al bambino di toccare il cibo! Naturalmente insegnando la buona educazione… ma soprattutto quando sono molto piccoli (1-2 anni) ricordate il loro spirito da esploratori!
  3. Si possono utilizzare stratagemmi per far assaggiare alimenti nuovi (soprattutto le agognate verdure) mischiandole con altri alimenti, o frullandole o mettendole in torte salate ecc… ma è importante che i bambini sappiano che si tratta di quella verdura e che forma ha, magari coinvolgendoli in cucina durante la preparazione. Questo vale per qualsiasi alimento (carne, formaggi, uova, ecc…)
  4. Abbiate pazienza… un bambino potrebbe aver bisogno di assaggiare un determinato cibo almeno 5-10 volte prima di decretare che può piacergli. Non evitate di cucinare ciò che non gli piace; semplicemente cucinatelo per voi, proponeteglielo e se non lo vuole offrite gli qualcosa d’altro. Mai forzare e ricattare! È il miglior modo per far odiare un alimento.

Non si gioca con il cibo! … E perché no?

Domani pubblicherò la prima favola della rubrica Pane, amore e fantasia. Due (importanti) domande alla  nostra nutrizionista* che ci spiega perché non è vero che non si gioca con il cibo e perché una favola può essere utile (anche) per accompagnare serenamente un bimbo nell’avventura del mangiar bene:

Che rapporto c’è tra cibo e fantasia?

Una delle cose che mi ricordo di più dell’asilo è quando giocavo con i miei compagni in mensa. Era un gioco che avevamo inventato noi, la maestra non ne sapeva niente (e noi di questo eravamo molto orgogliosi!). Il gioco consisteva nel far finta di essere in certe situazioni a seconda di quello che ci trovavamo nel piatto. Ad esempio: il purè di patate era il gelato, per cui quando ci servivano il purè noi ci trasformavamo nelle signore che uscivano a prendere il gelato al bar o in spiaggia. Lo yogurt invece era la medicina, per cui giocavamo a fare i pazienti dell’ospedale.

I bambini infilano la fantasia in ogni cosa, in ogni momento. Questo non toglie niente alla realtà, non sostituisce qualcosa alla realtà, ma la arricchisce. Noi non facevamo quel gioco perché quei cibi non ci piacevano, ma nelle nostre mani quel cibo si trasformava e ci dava occasione di vivere un’avventura.

A questo servono le favole che vi proponiamo: stimolare nel bambino la fantasia rispetto al tema del cibo e, soprattutto, condividere questo momento con loro.

Come dobbiamo leggere e “usare” una favola che parla di cibo con i nostri bimbi?

Leggete la favola con i vostri figli, proponete di disegnare i personaggi (o a fare altri collage come le illustrazioni che proponiamo noi), fate risaltare sia la parte “avventurosa”, sia la “morale”.

Attenzione però nel caso dei bimbi che hanno difficoltà nel mangiare alcuni alimenti o problemi in generale al momento dei pasti, le favole non servono a “fare la morale”, ma solo a stimolare curiosità e fantasia, ad aprire le porta all’avventura anche rispetto al cibo. Questo è l’aiuto migliore che possiamo dare ai bambini in difficoltà (ma anche a quelli capricciosi): rendere più piacevole e sereno il momento del pasto o il tema del cibo, condividere con loro un momento bello e un’avventura rispetto a questo argomento, che può diventare scottante quando sono presenti alcune criticità.

pane amore e fantasia

***

*Maria Vicini, laureata con lode in Tecniche Erboristiche e Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Perugia. Specializzata con un Master sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), si occupa di riabilitazione nutrizionale di bambini, adolescenti e adulti con DCA presso il Centro per DCA USL Umbria 1 “Palazzo Francisci” di Todi e lavora per il Numero Verde SOS DCA (Istituto Superiore di Sanità – USL Umbria 1). Collaboratrice nelle ricerche multicentriche sui DCA promosse dal Ministero della Salute e nella Consensus Conference sui DCA promossa dall’Istituto Superiore di Sanità. È docente e formatrice nei corsi di formazione sui DCA per Aziende Sanitarie del territorio nazionale e Centri DCA in apertura o aggiornamento. Attualmente formatrice per conto della ASL 1 dell’Umbria per l’apertura e il tutoraggio del Centro DCA a Malta. Mail: maria.vicini@gmail.com

Pane, amore e fantasia

Ci sono una mamma che scrive favole, una foodblogger e una nutrizionista* …

Potrebbe cominciare così la presentazione di questa nuova rubrica del Mezzo Mondo di Uescivà che si chiamerà: Pane, amore e fantasia. Di cosa si tratta? Siamo partite da alcune monumentali domande con cui ogni mamma, prima o poi, nella sua carriera di mamma deve fare i conti. E abbiamo pensato di rispondere alla maniera di Uescivà. Ci sarà una favola pensata e scritta ad hoc su argomento specifico inerente l’alimentazione dell’infanzia, una illustrazione creata proprio per accompagnare quella storia e un commento “tecnico” della nutrizionista. A breve la prima puntata, intanto ecco qui da dove siamo partite:

“Perché i bambini fanno tanti capricci a tavola? Perché non gli piacciono le verdure? Perché le loro preferenze a volte riguardano non solo i dolci o alimenti più scontati, ma a volte dei cibi che non ci aspetteremmo mai? Cosa li attrae nel cibo? Perché in alcuni momenti sembra che non gli piaccia nulla? Perché succede che non vogliano più mangiare?

Per rispondere a queste domande è essenziale partire dal fatto che i bambini hanno bisogno di essere “alimentati”, non soltanto “nutriti”. La differenza tra alimentazione e nutrizione è cruciale: la nutrizione rappresenta l’assunzione di una adeguata quantità e qualità di cibo, mentre nell’alimentazione rientrano anche la sfera emotiva, sociale e relazionale legata all’atto di mangiare.

pane amore e fantasia

Il comportamento alimentare del bambino da un lato è più spontaneo rispetto a quello di un adulto, perché ancora poco influenzato dall’ambiente culturale, per cui in una situazione di normalità il bambino è in grado di percepire spontaneamente la sensazione di fame e di sazietà e il proprio gusto personale. I bambini hanno un gusto molto più sviluppato degli adulti!

Come fare a conoscerlo?

È vero anche, però, che il comportamento alimentare è un processo di apprendimento, e il bambino apprende da ciò che ha intorno, e modula le sue azioni in risposta agli stimoli esterni, in questo caso soprattutto alla famiglia. Come aiutare il bambino a stabilire un buon rapporto con il cibo e come fare a rispondere alle provocazioni messe in scena durante i pasti?

Uno dei grandi interrogativi dei genitori rispetto al comportamento alimentare alquanto imprevedibile dei bambini è: ma che criterio hanno per scegliere ciò che piace e ciò che non piace? A parte alcuni alimenti che rimangono “i preferiti” per tutta la vita, il gusto dei bambini sembra altamente mutevole. Avremo tempo di parlare della formazione del gusto nei bambini, intanto state certi di una cosa: i bambini hanno dei gusti innati, ma ben presto iniziano a formare un loro gusto personale, e molto più spontaneo e raffinato di quello degli adulti!

Il bambino da un lato è curioso e ama esplorare, ma dall’altro conserva ancora quel qualcosa di primitivo che noi adulti abbiamo perso da tempo, ovvero l’istinto di sopravvivenza. Come facevano i primi uomini a capire ciò che si poteva mangiare e ciò che era velenoso? In primis diffidando dal sapore amaro, in secondo luogo osservando la forma, il colore e la consistenza del cibo. Non a caso è molto più semplice far assaggiare al bambino alimenti dolci e dalle forme piacevoli.

L’alimentazione è scoperta, e anche gioco: i bambini devono poter toccare, annusare, guardare anche da lontano i nuovi alimenti, soprattutto quelli meno appetibili, finché non comprendono che si possono fidare e possono permettersi di esplorarne il sapore.

Tenendo conto di tutto ciò, l’adulto deve abbandonare un po’ l’illusione di avere il ruolo di chi “insegna” a mangiare bene… piuttosto mettetevi nella posizione di aiuto-esploratore!”

By Maria Vicini*

pane amore e fantasia

*Maria Vicini, laureata con lode in Tecniche Erboristiche e Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Perugia. Specializzata con un Master sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), si occupa di riabilitazione nutrizionale di bambini, adolescenti e adulti con DCA presso il Centro per DCA USL Umbria 1 “Palazzo Francisci” di Todi e lavora per il Numero Verde SOS DCA (Istituto Superiore di Sanità – USL Umbria 1). Collaboratrice nelle ricerche multicentriche sui DCA promosse dal Ministero della Salute e nella Consensus Conference sui DCA promossa dall’Istituto Superiore di Sanità. È docente e formatrice nei corsi di formazione sui DCA per Aziende Sanitarie del territorio nazionale e Centri DCA in apertura o aggiornamento. Attualmente formatrice per conto della ASL 1 dell’Umbria per l’apertura e il tutoraggio del Centro DCA a Malta. Mail: maria.vicini@gmail.com

Charlie Hebdo o no,
noi genitori abbiamo grandi responsabilità

Da Charlie Hebdo a Boko Haram, le parole che scorrono davanti agli occhi di una mamma (come a quelli di tutti gli altri) in questi giorni sono parole di guerra, di sangue e di paura.

Prima ancora che esprimere opinioni o posizionarmi di qua o di là, penso solo alla responsabilità che ho nei confronti di quella persona che è (e che sarà) mia figlia. I figli, quando li guardi veramente, ti chiedono di chi sei figlio tu, da dove hai preso quello sguardo. Loro mica li freghi con due chiacchiere.

Perciò, genitori, prima dobbiamo (re)imparare noi a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi.

Charlie Hebdo