Pungidita

Pungidita era tutto verde, duro e pieno di spine. Era un carciofo e se ne stava in disparte in un angolo ombroso del cassetto delle verdure. Persino gli altri abitanti del frigorifero non volevano averlo vicino:
– Tu pungi! – piagnucolava l’insalatina
– Sei troppo duro e spinoso –  incalzava la marmellata
– Vai via che mi graffi! – scappava impaurita la mozzarella
– Hai un colorito così verdognolo che non s’intona proprio con un bel niente – lo scherniva la rapa rossa, vantandosi del suo bel colorito acceso e di gran moda per la stagione autunno-inverno…
Pungidita se ne stava zitto e fermo nel suo angolo senza rispondere a nessuno, ma il suo cuore batteva forte e avrebbe voluto urlare e volare via.

Lucilla era allegra, vivace e spensierata. Abitava con la sua mamma e il suo papà e, come a tutte le bambine della sua età, le piacevano le cosa rosa, le principesse, e i biscotti al cioccolato. Aveva un bel mucchio di giocattoli, ma preferiva di gran lunga trafficare con quello che trovava in giro per la casa e, soprattutto, in cucina.
Ogni tanto aiutava la sua mamma a preparare la cena e apparecchiare la tavola. Indossava il suo bel grembiulino rosa, si metteva in piedi sulla sedia, prendeva mestoli, cucchiai, ciotole e ciotoline e si dava un gran da fare.

Una sera la mamma aveva preso dal frigorifero gli ingredienti per la cena e li aveva appoggiati sul piano di lavoro, poi era suonato il telefono ed era andata a rispondere.
Lucilla, allora, aveva ben pensato di rendersi utile e iniziare lei i preparativi per la cena. Aveva preso la sua sedia e aveva cominciato ad arrampicarcisi sopra, salendo aveva però appoggiato male il piedino e stava per fare un brutto volo a testa in giù!Pungidita era lì, appoggiato sul piano di lavoro, e vedeva tutto…

Non ebbe nemmeno il tempo di pensarci. Dentro al petto qualcosa si risvegliò forte e potente. Le sue foglie spinose si aprirono in splendide forti ali verdi di drago. Planò maestosamente verso Lucilla, la prese  per il collo della maglietta, e l’appoggiò delicatamente a terra.
– Grazie mio bel drago verde! – esclamò la bimba – tu devi essere uno di quei draghi buoni che abitano in certe favole…
– In realtà io sono soltanto un brutto carciofo che abita nel frigorifero… – rispose goffamente Pungidita…
– Tu non sei mica un carciofo qualunque! Vuoi diventare mio amico?
– Mi piacerebbe molto…
– Bene! Se ti va da ora potrai abitare nel mio castello di mattoncini colorati, come un vero drago buono che si rispetti!

Quella sera Lucilla e Pungidita diventarono amici.

Nel frattempo la mamma era tornata, Lucilla la osservava mentre puliva gli altri carciofi e se ne stava stranamente in silenzio. Prima di allora non li aveva mai voluti nemmeno assaggiare, erano così verdi e così brutti… ma ora sapeva che sotto a quella scorza dura e irsuta batteva un cuore forte e dolce.
E così, da quel giorno, promise alla sua mamma che li avrebbe messi nel suo piattino rosa e che avrebbe provato ad assaggiarli.

 

pungidita Le tematiche alimentari trattate in questa favola sono la consistenza e la forma del cibo.

Uno dei grandi interrogativi dei genitori rispetto al comportamento alimentare alquanto imprevedibile dei bambini è: ma che criterio hanno per scegliere ciò che piace e ciò che non piace? A parte alcuni alimenti che rimangono “i preferiti” per tutta la vita, il gusto dei bambini sembra altamente mutevole. 

Parlando delle curiose scelte alimentari dei bambini, dobbiamo tornare un po’ indietro nel tempo. Il bambino infatti da un lato è curioso e ama esplorare, ma dall’altro conserva ancora quel qualcosa di primitivo che noi adulti abbiamo perso da tempo, ovvero l’istinto di sopravvivenza. Come facevano i primi uomini a capire ciò che si poteva mangiare e ciò che era velenoso? In primis diffidando dal sapore amaro, in secondo luogo osservando la forma, il colore e la consistenza del cibo. Non a caso è molto più semplice far assaggiare al bambino alimenti dolci e dalle forme piacevoli. 

L’alimentazione è scoperta, e anche gioco: i bambini devono poter toccare, annusare, guardare anche da lontano i nuovi alimenti, soprattutto quelli meno appetibili, finché non comprendono che si possono fidare e possono permettersi di esplorarne il sapore.

L’adulto deve quindi abbandonare un po’ l’illusione di avere il ruolo di chi “insegna” a mangiare bene… piuttosto mettetevi nella posizione di aiuto-esploratore! Quindi, ricordatevi che:

  1. Il bambino si fiderà di più di alimenti che vede spesso in tavola – ovvero non date per scontato che vostro figlio mangi spontaneamente un alimento che non ha mai visto o che voi disdegnate; quindi a tavola date il buon esempio e…variare, variare, variare!
  2. Permettete al bambino di toccare il cibo! Naturalmente insegnando la buona educazione… ma soprattutto quando sono molto piccoli (1-2 anni) ricordate il loro spirito da esploratori!
  3. Si possono utilizzare stratagemmi per far assaggiare alimenti nuovi (soprattutto le agognate verdure) mischiandole con altri alimenti, o frullandole o mettendole in torte salate ecc… ma è importante che i bambini sappiano che si tratta di quella verdura e che forma ha, magari coinvolgendoli in cucina durante la preparazione. Questo vale per qualsiasi alimento (carne, formaggi, uova, ecc…)
  4. Abbiate pazienza… un bambino potrebbe aver bisogno di assaggiare un determinato cibo almeno 5-10 volte prima di decretare che può piacergli. Non evitate di cucinare ciò che non gli piace; semplicemente cucinatelo per voi, proponeteglielo e se non lo vuole offrite gli qualcosa d’altro. Mai forzare e ricattare! È il miglior modo per far odiare un alimento.

Non si gioca con il cibo! … E perché no?

Domani pubblicherò la prima favola della rubrica Pane, amore e fantasia. Due (importanti) domande alla  nostra nutrizionista* che ci spiega perché non è vero che non si gioca con il cibo e perché una favola può essere utile (anche) per accompagnare serenamente un bimbo nell’avventura del mangiar bene:

Che rapporto c’è tra cibo e fantasia?

Una delle cose che mi ricordo di più dell’asilo è quando giocavo con i miei compagni in mensa. Era un gioco che avevamo inventato noi, la maestra non ne sapeva niente (e noi di questo eravamo molto orgogliosi!). Il gioco consisteva nel far finta di essere in certe situazioni a seconda di quello che ci trovavamo nel piatto. Ad esempio: il purè di patate era il gelato, per cui quando ci servivano il purè noi ci trasformavamo nelle signore che uscivano a prendere il gelato al bar o in spiaggia. Lo yogurt invece era la medicina, per cui giocavamo a fare i pazienti dell’ospedale.

I bambini infilano la fantasia in ogni cosa, in ogni momento. Questo non toglie niente alla realtà, non sostituisce qualcosa alla realtà, ma la arricchisce. Noi non facevamo quel gioco perché quei cibi non ci piacevano, ma nelle nostre mani quel cibo si trasformava e ci dava occasione di vivere un’avventura.

A questo servono le favole che vi proponiamo: stimolare nel bambino la fantasia rispetto al tema del cibo e, soprattutto, condividere questo momento con loro.

Come dobbiamo leggere e “usare” una favola che parla di cibo con i nostri bimbi?

Leggete la favola con i vostri figli, proponete di disegnare i personaggi (o a fare altri collage come le illustrazioni che proponiamo noi), fate risaltare sia la parte “avventurosa”, sia la “morale”.

Attenzione però nel caso dei bimbi che hanno difficoltà nel mangiare alcuni alimenti o problemi in generale al momento dei pasti, le favole non servono a “fare la morale”, ma solo a stimolare curiosità e fantasia, ad aprire le porta all’avventura anche rispetto al cibo. Questo è l’aiuto migliore che possiamo dare ai bambini in difficoltà (ma anche a quelli capricciosi): rendere più piacevole e sereno il momento del pasto o il tema del cibo, condividere con loro un momento bello e un’avventura rispetto a questo argomento, che può diventare scottante quando sono presenti alcune criticità.

pane amore e fantasia

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*Maria Vicini, laureata con lode in Tecniche Erboristiche e Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Perugia. Specializzata con un Master sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), si occupa di riabilitazione nutrizionale di bambini, adolescenti e adulti con DCA presso il Centro per DCA USL Umbria 1 “Palazzo Francisci” di Todi e lavora per il Numero Verde SOS DCA (Istituto Superiore di Sanità – USL Umbria 1). Collaboratrice nelle ricerche multicentriche sui DCA promosse dal Ministero della Salute e nella Consensus Conference sui DCA promossa dall’Istituto Superiore di Sanità. È docente e formatrice nei corsi di formazione sui DCA per Aziende Sanitarie del territorio nazionale e Centri DCA in apertura o aggiornamento. Attualmente formatrice per conto della ASL 1 dell’Umbria per l’apertura e il tutoraggio del Centro DCA a Malta. Mail: maria.vicini@gmail.com

Pane, amore e fantasia

Ci sono una mamma che scrive favole, una foodblogger e una nutrizionista* …

Potrebbe cominciare così la presentazione di questa nuova rubrica del Mezzo Mondo di Uescivà che si chiamerà: Pane, amore e fantasia. Di cosa si tratta? Siamo partite da alcune monumentali domande con cui ogni mamma, prima o poi, nella sua carriera di mamma deve fare i conti. E abbiamo pensato di rispondere alla maniera di Uescivà. Ci sarà una favola pensata e scritta ad hoc su argomento specifico inerente l’alimentazione dell’infanzia, una illustrazione creata proprio per accompagnare quella storia e un commento “tecnico” della nutrizionista. A breve la prima puntata, intanto ecco qui da dove siamo partite:

“Perché i bambini fanno tanti capricci a tavola? Perché non gli piacciono le verdure? Perché le loro preferenze a volte riguardano non solo i dolci o alimenti più scontati, ma a volte dei cibi che non ci aspetteremmo mai? Cosa li attrae nel cibo? Perché in alcuni momenti sembra che non gli piaccia nulla? Perché succede che non vogliano più mangiare?

Per rispondere a queste domande è essenziale partire dal fatto che i bambini hanno bisogno di essere “alimentati”, non soltanto “nutriti”. La differenza tra alimentazione e nutrizione è cruciale: la nutrizione rappresenta l’assunzione di una adeguata quantità e qualità di cibo, mentre nell’alimentazione rientrano anche la sfera emotiva, sociale e relazionale legata all’atto di mangiare.

pane amore e fantasia

Il comportamento alimentare del bambino da un lato è più spontaneo rispetto a quello di un adulto, perché ancora poco influenzato dall’ambiente culturale, per cui in una situazione di normalità il bambino è in grado di percepire spontaneamente la sensazione di fame e di sazietà e il proprio gusto personale. I bambini hanno un gusto molto più sviluppato degli adulti!

Come fare a conoscerlo?

È vero anche, però, che il comportamento alimentare è un processo di apprendimento, e il bambino apprende da ciò che ha intorno, e modula le sue azioni in risposta agli stimoli esterni, in questo caso soprattutto alla famiglia. Come aiutare il bambino a stabilire un buon rapporto con il cibo e come fare a rispondere alle provocazioni messe in scena durante i pasti?

Uno dei grandi interrogativi dei genitori rispetto al comportamento alimentare alquanto imprevedibile dei bambini è: ma che criterio hanno per scegliere ciò che piace e ciò che non piace? A parte alcuni alimenti che rimangono “i preferiti” per tutta la vita, il gusto dei bambini sembra altamente mutevole. Avremo tempo di parlare della formazione del gusto nei bambini, intanto state certi di una cosa: i bambini hanno dei gusti innati, ma ben presto iniziano a formare un loro gusto personale, e molto più spontaneo e raffinato di quello degli adulti!

Il bambino da un lato è curioso e ama esplorare, ma dall’altro conserva ancora quel qualcosa di primitivo che noi adulti abbiamo perso da tempo, ovvero l’istinto di sopravvivenza. Come facevano i primi uomini a capire ciò che si poteva mangiare e ciò che era velenoso? In primis diffidando dal sapore amaro, in secondo luogo osservando la forma, il colore e la consistenza del cibo. Non a caso è molto più semplice far assaggiare al bambino alimenti dolci e dalle forme piacevoli.

L’alimentazione è scoperta, e anche gioco: i bambini devono poter toccare, annusare, guardare anche da lontano i nuovi alimenti, soprattutto quelli meno appetibili, finché non comprendono che si possono fidare e possono permettersi di esplorarne il sapore.

Tenendo conto di tutto ciò, l’adulto deve abbandonare un po’ l’illusione di avere il ruolo di chi “insegna” a mangiare bene… piuttosto mettetevi nella posizione di aiuto-esploratore!”

By Maria Vicini*

pane amore e fantasia

*Maria Vicini, laureata con lode in Tecniche Erboristiche e Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione Umana presso l’Università degli Studi di Perugia. Specializzata con un Master sui Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA), si occupa di riabilitazione nutrizionale di bambini, adolescenti e adulti con DCA presso il Centro per DCA USL Umbria 1 “Palazzo Francisci” di Todi e lavora per il Numero Verde SOS DCA (Istituto Superiore di Sanità – USL Umbria 1). Collaboratrice nelle ricerche multicentriche sui DCA promosse dal Ministero della Salute e nella Consensus Conference sui DCA promossa dall’Istituto Superiore di Sanità. È docente e formatrice nei corsi di formazione sui DCA per Aziende Sanitarie del territorio nazionale e Centri DCA in apertura o aggiornamento. Attualmente formatrice per conto della ASL 1 dell’Umbria per l’apertura e il tutoraggio del Centro DCA a Malta. Mail: maria.vicini@gmail.com

Charlie Hebdo o no,
noi genitori abbiamo grandi responsabilità

Da Charlie Hebdo a Boko Haram, le parole che scorrono davanti agli occhi di una mamma (come a quelli di tutti gli altri) in questi giorni sono parole di guerra, di sangue e di paura.

Prima ancora che esprimere opinioni o posizionarmi di qua o di là, penso solo alla responsabilità che ho nei confronti di quella persona che è (e che sarà) mia figlia. I figli, quando li guardi veramente, ti chiedono di chi sei figlio tu, da dove hai preso quello sguardo. Loro mica li freghi con due chiacchiere.

Perciò, genitori, prima dobbiamo (re)imparare noi a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi.

Charlie Hebdo