Un bambino… ovvero di fate, educazione, amore e dintorni

“Non insegnate ai bambini…” di Giorgio Gaber

Un bambino si muove sicuro nello spazio quando è consapevole che tu non lo trattieni, ma che sei lì nel caso lui abbia bisogno di te.

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Un bambino risponde «grazie» perché ha sentito che è il tuo modo di replicare a una gentilezza, non perché gli insegni a dirlo.
Un bambino quando si fa male piange molto di più se percepisce la tua paura.
Un bambino è un essere pensante, pieno di dignità, di orgoglio, di desiderio di autonomia, non sostituirti a lui, ricorda che la sua implicita richiesta è «aiutami a fare da solo».

Un bambino non apre un libro perché riceve un’imposizione (quello è il modo più efficace per fargli detestare la letteratura), ma perché è spinto dalla curiosità di capire cosa ci sia di tanto meraviglioso nell’oggetto che voi tenete sempre in mano con quell’aria soddisfatta.
Un bambino crede nelle fate se ci credi anche tu.

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Un bambino ha fiducia nell’amore quando cresce in un esempio di amore, anche se la coppia con cui vive non è quella dei suoi genitori. L’ipocrisia dello stare insieme per i figli alleva esseri umani terrorizzati dai sentimenti.
«Non sono nervosa, sei tu che mi rendi così» è una frase da non dire mai.
Un bambino sempre attivo è nella maggior parte dei casi un bambino pieno di energia che deve trovare uno sfogo, non è un paziente da curare con dei farmaci; provate a portarlo il più possibile nella natura.

Un bambino troppo pulito non è un bambino felice. La terra, il fango, la sabbia, le pozzanghere, gli animali, la neve, sono tutti elementi con cui lui vuole e deve entrare in contatto.

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Un bambino pone sempre tante domande, ricorda che le tue parole sono importanti; meglio un «questo non lo so» se davvero non sai rispondere; quando ti arrampichi sugli specchi lui lo capisce e ti trova anche un po’ ridicola.
Inutile indossare un sorriso sul volto per celare la malinconia, il bambino percepisce il dolore, lo legge, attraverso la sua lente sensibile, nella luce velata dei tuoi occhi. Quando gli arrivano segnali contrastanti, resta confuso, spaventato, spiegagli perché sei triste, lui è dalla tua parte.
Un bambino merita sempre la verità, anche quando è difficile, vale la pena trovare il modo giusto per raccontare con delicatezza quello che accade utilizzando un linguaggio che lui possa comprendere. Quando la vita è complicata, il bambino lo percepisce, e ha un gran bisogno di sentirsi dire che non è colpa sua.

Il bambino adora la confidenza, ma vuole una madre non un’amica.
Un bambino è il più potente miracolo che possiamo ricevere in dono, onoriamolo con cura.

 

To-do list senza veli

Finisce “l’estate”, arriva settembre, spuntano to-do list di buoni propositi come fossero funghi, quest’anno più che mai… sarà colpa della pioggia di lugliembre e agostobre, mannaggia. Ma io no, non ci credo a tutte quelle to-do list così perfettine.

Arriva settembre e mi si addensano tutti i pensieri nelle sopracciglia e il mio Mr Hyde puntualmente si ribella alle farlocche borghesi buone maniere settembrine.
Ecco una vera to-do list d’inizio settembre in ordine sparso e, soprattutto, SENZA VELI:

– ricominciare a fumare seriamente
– fare colazione con la birra, preferibilmente nostrana e non filtrata
– smettere definitivamente di fare i mestieri di casa
– cenare d’asporto una sera sì e una sera sì
– lavorare di notte e dormire di giorno
– uscire tutte le sere a bere spritz con lui (abbandonando la Pisquana dai nonni)
– non avere alcun tipo di remora nel riempirmi il carrello della spesa di cioccolato, torta allo yogurt Cameo, Pringles, Fonzies e caramelle gommose
– accompagnarla all’asilo in pigiama
– andare al lavoro in ciabatte
– fare all’amore quattordici volte la settimana lontano dai pasti (ma vicino allo spritz)

Arriva settembre e dopo la convivenza estiva prolungata gomito-gomito, muso-muso con figlia e marito ecco la vera to-do list di una mamma:

– insegnarle tutte le parolacce che so
– fare a gara di puzzette
– mangiare con le mani e poi leccare il piatto in caso di cremine dolci
– scrivere e disegnare insieme a lei sui muri
– guardare film insieme a lei e a lui tutto il giorno e anche la sera
– smetterla di dirle di no, basta, questo non si fa, ecc ecc
– portarla al parco e lasciarla allo stato brado
– mandarla da sola a comprami le sigarette
– abbandonarla nella vasca da bagno a giocare tutto il pomeriggio
– consegnarle l’intera scatola dei biscotti al cioccolato ogni qual volta accenni un capriccio

to-do list

Ovviamente, come per ogni to-do list che si rispetti, non riesco mai ad adempiere a tutti questi miei bellissimi buoni propositi 😉

Le conversazioni copilillose. N°4: passato remoto

Ultimamente succede così. La Pisquana inizia ad ascoltare volentieri anche le favole più lunghe e complesse. Ovviamente riascolterebbe sempre la stessa in continuazione. Allora facciamo un po’ per ciascuno. Una volta leggo io e poi tocca a lei. Mentre io leggo lei mi chiede tutte le corrispondenze tra testo e immagini. Poi, quando è il suo turno, lei fa finta di leggere, un po’ ripetendo a memoria quello che ho letto io e un po’ andando a braccio interpretando i disegni, il tutto condito da un tono solenne che dà alla sua narrazione usando ripetutamente insoliti avverbi (i suoi preferiti sono gli avverbi di modo) e nuove coniugazioni verbali. Il passato remoto è il suo preferito.

Ecco il risultato (liberamente tratto da “Storia di primavera”, Le quattro stagioni di Boscodirovo e altre storie di Jill Barklem).

“Il Signor Basilio si svegliò allegramente plestro quella mattina.
Si mettò allegramente davanti al camino, cercò i suoi pantaloni e si vestò per uscire e andare all’Emporio Tronchetti.
Allegramente.”

***

E i vostri Pisquani cosa combinano con le coniugazioni, quali sono le loro preferite? C’è da divertirsi vero ad ascoltarli? Io mi riconcilio con l’esistenza quando la sento…