L’isola delle mamme

L’altro giorno Elisa mi ha spiegato una cosa che non sapevo, cioè che «c’è un’ isola dove le mamme vanno per riposarsi un pochino. Somiglia all’ isola che non c’è: laggiù le mamme riescono a rilassarsi bevendo un caffè (o uno spritz) alle 18.30 senza pensare per un momento a tutte le incombenze dell’essere mamma (prendere i bambini a scuola, la riunione della mensa, portarli a calcio, dal pediatra etc..etc.. ops la cena!). Laggiù i pensieri sono leggeri come bolle di sapone, volano in alto e spariscono in tante piccole goccioline. Quando tornano le mamme sono più energiche e felici e hanno voglia di giocare con i loro figli, sporcarsi con la terra e la pittura, rotolarsi nell’erba e raccogliere i fiori. È un vero toccasana per tutte le mamme».

Dopo aver raccolto le sue parole e averle ingoiate senza masticarle, per non rovinarle, mi è arrivato all’orecchio un pensiero: quando un bambino ha bisogno chiama e, si sa, una mamma arriva subito. Ma quando una mamma ha bisogno e chiama, lì per lì, chi arriva?

Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa*, esisteva un posto, un posto segreto, un posto vicino e lontano, un posto nascosto dietro alla porta, dietro l’angolo, dietro il muro, dietro al letto, sotto a un sasso, dietro al tronco di un albero… Un posto nascosto dietro, sotto o sopra al passaggio segreto più vicino, più a portata di mano in caso di emergenza.

C’era un posto dedicato solo alle mamme. Un posto dedicato alle emergenze delle mamme. Qualcuno lo chiamava “l’ isola delle mamme”.

“È la mamma che tutti i giorni monta il mondo perché il bambino ci possa stare dentro: incastra ogni pezzo in un altro perché lui possa stare in piedi da solo. Ci sono giorni in cui la mamma sembra non trovare più le istruzioni, ed è evidente la fatica che fa. Le si increspa il sorriso. Alle mandibole le spuntano due palline di rabbia. Qualche volta scoppia a piangere. Il bambino lo sa e si dispiace per lei, ma non pensa nemmeno per un istante che alla mamma manchi qualcosa, e che costruire il mondo da sola è più difficile perché c’è sempre un pezzo che manca. Il bambino non ci pensa, e aspetta la sera, quando la mamma smonta il mondo pezzo per pezzo, lo rimette nella scatola e spegne la luce”.*

Era un posto dedicato proprio a quei momenti in cui a una mamma sembra di perdere le istruzioni, quando tutti i pezzi restano sparpagliati sul pavimento e non c’è verso di rimetterli in ordine, quei momenti in cui si ha bisogno di piangere ma capita che non si sappia da chi andare, o dove andare, o se farsi o non farsi vedere con le lacrime agli occhi.
Allora si andava in questo posto dove una mamma poteva sgattaiolare, solo per un minuto per tirare il fiato, o anche una giornata intera, tanto dall’altra parte nessuno se ne sarebbe accorto perché il tempo lì viaggiava a una velocità tutta sua.
Qualcuno lo chiamava “l’ isola delle mamme”.
Nessuno sapeva descriverlo con precisione. Era un posto che cambiava a seconda di quello di cui una mamma aveva bisogno.
Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, esisteva un posto tutto per me. Voi ve lo ricordate dov’è?

In questo momento, vorrei che il mio fosse fatto un po' così...
In questo momento, vorrei che il mio fosse fatto un po’ così…

***

*Incipit delle favole dei fratelli Grimm
*Andrea Bajani, La vita non è in ordine alfabetico

Le conversazioni copilillose.N°2: il tempo

“Mai dire prima quello che succederà dopo…”, dice il vecchio saggio alla giovane mamma…

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LUNEDI MATTINA
Mamma oggi viene cancuno a casa nostla?
No oggi no, gli amici vengono venerdì sera
Oggi è venerdì?
No oggi è lunedì, manca ancora tanto tempo…prima di venerdì ci sono martedì, mercoledì e giovedì
Ah

LUNEDI SERA
Mamma adeccio è venerdì sera?
No Sofia è lunedì sera
Oggi vengono gli amici?
No vengono venerdì sera
Domani è venerdì sera?
No, domani è (solo) martedì…
Ah

MARTEDI MATTINA
Mamma oggi vengono gli amici a casa nostla?
No, vengono venerdì sera
Stasela è venerdì?
No stasera è ancora martedì
Ah

MARTEDI SERA
Mamma oggi viene cancuno a casa nostla?
No!
Vengono venerdì?
Si
Quando è venerdì?
Tra due giorni
Ah

MERCOLEDI MATTINA
Oggi è venerdì?
No, è mercoledì
Gli amici vengono venerdì?
Si
Adeccio è sela?
No è mattina
Dopo è sela?
Si
Ah

MERCOLEDI SERA
Questo è il pranzo?
No, quando è buio è la cena
Gli amici vengono a cena?
Si
Domani?
No, venerdì, che è dopodomani, manca ancora un po’ di tempo Sofia, ancora un giorno…
Ah

GIOVEDI MATTINA
Mamma oggi è domani?
No!(!!!!!!!)
Domani è domani?
Si
Ah

GIOVEDI SERA
Papà lo ciai che stasela vengono gli amici a cena?!
Ah sì?!
Si è popio velo stanno allivando!
Ma sei sicura?
Ci! Me l’ha detto la mamma!

VENERDI MATTINA
Mamma oggi è venerdì?
Siiiii
Vengono gli amici
Siiii
Adeccio!
No!
Stasela?
Si!
Stasela è dopo?
Si…
Ah

VENERDI POMERIGGIO
Mamma adeccio è stasela?
No quando è buio è sera
Dopo?
Si
Dopo allivano gli amici?
Si
A cena?
Si
Ah

***

Lei vive in un luogo dove passato e presente, ieri e domani, prima e dopo non esistono. Un luogo dove l’estate non arriva prima dell’autunno e la sera non viene dopo la mattina. Dove il sabato e la domenica sono uguali agli altri giorni della settimana. Le ore, i minuti e i secondi non passano sopra alla sua testa, né visibili né invisibili. Un luogo dove non si hanno rimpianti per quello che è già successo o paura di quello che ancora deve capitare. Lei vive adesso. E il tempo è suo amico. 

“Esistono un lavoro visibile ed uno invisibile”

“Un uomo non è un pigro se è assorto nei propri pensieri,
esistono un lavoro visibile ed uno invisibile”
Victor Hugo

Dedicato a tutti quelli che perdono la cognizione del tempo, camminano con il naso all’insù, si confondono nei discorsi della gente al bar, al ristorante, sul tram, in fila alle poste.

Dedicato a tutti quelli che fissano le persone per la strada, in ufficio, in banca, al cinema, in autogrill, in macchina.

Dedicato a tutti quelli che l’intuizione e l’ispirazione arrivano mentre cambi un pannolino, prepari la minestra, litighi con tuo marito, non trovi le chiavi dentro la borsa, arrivi in ritardo.

Dedicato a tutti quelli che nella vita di tutti i giorni c’è molto di più di quello che sembra a prima vista.

Dedicato a tutti quelli che ti dicono che sei una rompiscatole perché fai sempre troppe domande.

Dedicato a tutti quelli che per fare bene, ogni tanto, hanno bisogno di “n o n f a r e n i e n t e”.

Dedicato a tutti quelli che ogni tanto hanno bisogno di starsene da soli.

Dedicato a tutti quelli che non hanno paura di stare da soli con se stessi.

Dedicato a tutti quelli che il lavoro non è solo un lavoro.

Ecco ho trovato un articolo, tra il serio e il faceto, che diceva più o meno così: “Abbiamo spesso l’impressione che l’ispirazione e le idee nascono dal nulla e che spariscono nel momento in cui non ne abbiamo più bisogno. La creatività non è semplicemente l’analisi della parte destra e sinistra del cervello… “.

*15 COSE CHE I CREATIVI FANNO DIVERSAMENTE DAGLI ALTRI:

1- Sognano
2- Osservano tutto ciò che li circonda
3- Lavorano quando vogliono
4- Stanno da soli
5- Ricercano nuove esperienze
6- Sbagliano
7- Si pongono le domande giuste
8- Osservano la gente
9- Rischiano
10- Ogni occasione è buona per esprimersi
11- Realizzano la loro vera passione
12- Hanno la mente aperta
13- Perdono la nozione del tempo
14- Si circondano di bellezza
15- Uniscono i puntini

*Leggi l’articolo completo

Esercizi di felicità

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Sono riuscita a entrare in una libreria, da sola, con calma, per prendere due libri che desideravo leggere da tempo.
Sono uscita pensando che comprare libri è un esercizio di felicità.
Poi, adesso, occorrerà trovare il tempo per leggerli.
Anche leggere è un esercizio di felicità.
La passione per i libri (di carta), l’amore per la lettura, sono una cosa buona che ho e che so.
Spero, nel tempo, di riuscire a insegnarla anche a lei.

Intanto mi sono segnata questo vademecum del grande Gianni Rodari:

9 modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura*

1. Presentare il libro come un’alternativa alla TV
2. Presentare il libro come un’alternativa al fumetto
3. Dire ai bambini di oggi che i bambini di una volta leggevano di più
4. Ritenere che i bambini abbiano troppe distrazioni
5. Dare la colpa ai bambini se non amano la lettura
6. Trasformare il libro in uno strumento di tortura
7. Rifiutarsi di leggere al bambino
8. Non offrire una scelta sufficiente
9. Ordinare di leggere per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura

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 *Gianni Rodari sul “Giornale dei Genitori” , 1964

Di borse, di figlie e di sensi di colpa…

Qui è dove rispondo (e poi parto per la mia tangente) alla mamma di Ludovica che mi ha chiesto cosa c’è dentro alla mia borsa partendo da un’articolo della mitica Claudia de Lillo (alias Elasti) che così titolava: “La borsa è la vita, ogni cosa lì dentro racconta di te”.

Il contenuto della mia (grande) borsa ultimamente è ridotto all’essenziale. Portafoglio, agenda, quaderno appunti, biro, occhiali da sole, fazzoletti, salviettine (più varie ed eventuali che si aggiungono a seconda dei casi e delle necessità della pisquana: bambole, peluches, pennarelli, album da colorare, bottiglietta dell’acqua, caramelle, margherite). Sarà che sono in una fase della vita in cui vorrei puntare all’essenziale?! O forse sarà la crisi? Si, si, in questo momento c’è grossa crisi, la seconda che hai detto. (Quelo mi manchi tantissimo…)

La cosa divertente è che la mia pisquana treenne ha già iniziato da tempo a praticare quest’arte: l’arte dell’amare e del riempire e svuotare le sue borse-borsine-borsette (ne ha più di me e qualunque oggetto si presti viene trasformato in borsetta anche se non lo è) con tutte le sue (E LE NOSTRE) mille cosine… Ormai quando in casa sparisce qualcosa si va a cercare lì, l’ultimo eclatante ritrovamento è stato il Gesù bambino del presepe scomparso la Vigilia di Natale. Niente da fare, dev’essere proprio che la borsa, noi femmine, ce l’abbiamo nel dna, che dite?

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Ma un dubbio ultimamente mi frulla per la testa: che sia “colpa” mia. Colpa de che?! Che c’entra con le borse. C’entra perché mi accorgo che lei mi imita tantissimo, anche su queste piccole cose.

Delle fasi che attraversano i pisquani ne hanno riempite pagine e pagine di libri (che non ho mai letto), io me ne sono sempre un po’ infischiata (l’unico che ho letto e che mi è molto piaciuto è stato quello, famosissimo, di Tracy Hogg, Il linguaggio segreto dei neonati). Di queste mitologiche fasi l’unica che ho davvero testato e verificato sulla mia pelle è stata quella dei terribili due (anni). Per il resto ho tirato dritto per la mia strada e lei per la sua, e tanti saluti a tutti, ai libri e alle loro varie teorie. Finora.

Ora mi sta venendo come il presentimento che anche le mamme attraversino delle fasi. E io adesso sono nella fase dei sensi di colpa. Mai avuti prima. Come ogni brava ragazza che si rispetti, anche io, in generale, mi faccio un sacco di paranoie, va pur detto, tutto regolare. Ma i sensi di colpa non mi erano mai capitati, in questa misura almeno. Adesso risento la mie parole rimbombarmi nelle orecchie che dicono: no, questo no, questo non si fa, questo non si fa così, questo non si fa adesso. Ho iniziato a preoccuparti di tutte le volte che non vorrei alzare la voce ma non ce la faccio, di tutte le volte che mi è scappata una sculacciata solo per nervosismo. Mi rendo conto che è inevitabile che capiti ma, certe volte, vorrei essere una tipa “diversa”. Mi trovo davanti una treenne con un carattere già più forte del mio, già ribelle (e un po’ ne sono anche fiera), già – per fortuna e grazie al cielo – con le idee molto chiare su quello che vuole o non vuole dalla vita. Una pisquana che mi imita e mi assorbe. (Aiuto!)

È arrivato il giorno in cui mi si sta facendo sempre più chiaro che quando crescono non è più facile, ma che il rischio d’essere mamma cresce ogni giorno di più insieme a loro… Però questa è una cosa bellissima, che c’entrano i sensi di colpa, dico io?!

Anche le mamme attraversano delle fasi, vero? Poi mi passa, vero? Poi ritorno a-normale come prima, vero?

 

La Signorina Qu ha due sogni (non) nel cassetto

«Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandare scintille.
Nessun bisogno di essere altri che se stessi».
Virginia Woolf

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Un giorno qualcuno chiese alla Signorina Qu quali erano i s u o i s o g n i n e l c a s s e t t o.

Ma la Signorina Qu non si ricordava più dove aveva messo i suoi sogni. I sogni quelli che la gente chiama i s o g n i n e l c a s s e t t o, lei non li aveva messi nel cassetto. Non li aveva messi nemmeno in valigia. Non si ricordava dove li aveva messi. E così non si ricordava più nemmeno se ne aveva mai avuti.

Quando sentiva il Signor Emme elencare con chirurgica precisione i suoi, oppure quando vedeva la Signorina Ci che apriva i suoi cassetti per tirare fuori tutti quei sogni più o meno sgualciti e metterli al sole o in lavatrice o semplicemente a prender aria, quando leggeva del tal Signor Effe che aveva realizzato il suo più grande sogno, o anche solo quando sentiva la Signora Zeta che scherzava sui sogni che non avrebbe mai potuto realizzare, ecco allora alla Signorina Qu prendeva un tale nodo alla gola, quel senso di soffocamento che le offuscava la vista… possibile, possibile che lei non si ricordava più dove o quali fossero i suoi sogni nel cassetto?

Ehi Signorina Qu, le avevano chiesto, qual’è i l t u o s o g n o n e l c a s s e t t o?

Ci sono persone che riescono a mettere mano alla loro vita con una certa lungimiranza.
Forse le invidio. Forse.
Io vivo un giorno alla volta,
con quella tensione costante che a volte si addensa alle tempie
tra i capelli, tra le dita.
Ecco, oggi sono riuscita a pulire un po’ la casa
trovare una biro per scrivere
finire la mia settimana di lavoro.
Ma domattina sarà di nuovo tutto da rifare.
Ci sono persone che ad ogni risveglio ritrovano in ordine tutti i loro pensieri,
l’energia del sonno notturno.
Io vivo un risveglio alla volta e conto i miei respiri uno per uno,
non senza un forte dolore, nessun riposo,
ma uno spazio vuoto tra un polmone e quell’altro.
Forse dovrei solo imparare a dormire meglio. Forse.

Aveva risposto la Signorina Qu, girando sui tacchi e riprendendo il suo cammino.

Poi un giorno alla signorina Qu era capitato di incontrare un Signor Enne che aveva iniziato a compilare un millimetrico elenco, attraversato da molto rimpianto, dei sogni che non era riuscito a realizzare. E che, proprio per questo, in fondo in fondo, non era molto felice.
Poi, dal fruttivendolo, aveva conosciuto una Signora Di tutta presa e in affanno a inseguire i sogni che si era tassativamente riproposta di realizzare. E, proprio per questo, era un po’ triste anche lei.
Alle poste, per ingannare l’attesa, aveva attaccato bottone con un tale Signor Acca, che era rimasto da solo con il suo sogno realizzato, e con la moglie del Signor Acca, che aveva perso la speranza perché tanto i suoi sogni non si sarebbero mai più potuti realizzare.
Verso sera, tornando a casa, la Signorina Qu si era accorta di una cosa importante: che i suoi sogni non li aveva messi da nessuna parte, ma che li aveva sempre avuti addosso, come una seconda pelle, come un ciuffo di capelli, come i pensieri che le rimanevano impigliati tra le ciglia.
I suoi sogni (non) nel cassetto erano due. E basta:
1- poter essere felice di quello c’era e di quello che aveva, in qualsiasi circostanza
2- poter essere sé stessa, fino in fondo, sempre

E poi si era anche accorta che questi due erano i sogni (non) nel cassetto più difficili del mondo, ma gli unici che avrebbero potuto tenere dentro tutto quanto di lei, senza perdersi, senza rimpiangere nulla.

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«Qualunque destino, per lungo e complicato che sia, consta in realtà d’un solo momento:
il momento in cui l’uomo sa per sempre chi è».
Jorge Luis Borges

*Le illustrazioni sono del mio preferito di sempre: Wolf Elbruch

La Grande Bellezza (e dintorni)

In questi giorni molto si parla di “grande bellezza”. Questo post non c’entra niente con il film (che non ho ancora visto) che ha appena riportato l’Oscar in Italia dopo quindici anni. Qui è dove rispondo all’invito di Silvana: “il titolo dell’ultima opera di Paolo Sorrentino mi ha spinto a chiedermi cosa sia per me la Grande Bellezza. Dove la scorgo, se ancora ci riesco, nel mio cammino quotidiano“. La sua lista è molto bella e mi appartiene e non aggiungerei né toglierei nulla. Va bene così.

Io potrei passare tutta la vita a fare interminabili liste che raccolgono grandi bellezze che mi capita di trovare anche nei momenti più duri, negli angoli più lerci, nelle pieghe più tremende della vita.

La cosa che però più mi affascina è che a questi strani animali che siamo noi esseri umani sia stata data in dono la capacità e la responsabilità, non solo di scorgere la grande bellezza, ma anche di catturare quegli attimi, tenerli, conservarli, riportarli e riconsegnarli agli altri e al mondo. Che sia con una parola, con un’immagine, con un disegno o con un sorriso, con una poesia o con un gesto.

Avere la grazia di vivere con un bambino amplifica e stimola l’esercizio di trovare la grande bellezza nelle piccole cose quotidiane, questo blog nasce proprio da qui, da tutte le cose che mi sta insegnando a guardare la mia pisquana e di cui mi sento ormai responsabile. Da piccole grandi bellezze sono nate anche “Le cose che piacciono a Sofia”. Ecco, qui le riunisco tutte insieme ai bellissimi disegni di Fabio.

Sofi03d - CopiaI. Le cose che piacciono a Sofia molte volte sono cose a cui i grandi non fanno più molto caso perché ci sono abituati.
I camion per la strada
La mamma che sorride
Gli aerei nel cielo
Le campane che suonano a festa
La carta dei regali
Le cose nelle tasche
L’ombrello
Le bacche sui rami dei cespugli
Quando il papà abbraccia la mamma
Guardare le persone
I bottoni
Chiedersi: perché?

sofi10_no scrittaII. Le cose che piacciono a Sofia certe volte sono cose che ai grandi non piacciono più.
Una giornata di pioggia
Fare le coccole
Raccontare tante cose
Tornare dalle vacanze

III. Le cose che piacciono a Sofia certe volte sono cose che non piacciono agli altri bambini.sofi13
Sgranocchiare carote e i finocchi crudi
Dormire tanto!
Lavarsi i denti
Il buio
Bere lo sciroppo

IV. Le cose che piacciono a Sofia sono le cose che piacciono a tutti i bambini.
Andare a caccia di pozzanghere giganti
I cartoni animatisofi14
Il cioccolato
Disubbidire!
I nonni
Saltare sul divano
Fare le capriole
Fare i capricci
Le scale e i gradini di ogni tipo
Fare come fanno la mamma e il papà
Le carezze
Il ciucio
Infilare le dita nei maccheroni al sugo

sofi15V. Le cose che piacciono a Sofia sono anche un po’ strane.
Le caccole
Il ketchup
Mangiare il Didò
Farsi delle collane con le mutande (pulite) della mamma
Il tappo della biro

***

Ecco la gallery completa delle cose che piacciono a Sofia, clicca per ingrandire e guardare i disegni!

 

Di mamme e di genitorialità, di scelte e di rinunce, di draghi e di desideri, del tempo che passa e di un chissàdove…

Lei viveva in un luogo dove passato e presente, ieri e domani, prima e dopo non esistevano. Un luogo dove l’estate non arrivava prima dell’autunno e la sera non veniva dopo la mattina. Dove il sabato e la domenica erano uguali agli altri giorni della settimana. Le ore, i minuti e i secondi non passavano sopra alla sua testa, né visibili né invisibili. Un luogo dove non si avevano rimpianti per quello che era già successo o paura di quello che ancora doveva capitare. Lei viveva adesso. E il tempo era suo amico.

Io vivevo in un luogo dove si aveva nostalgia di quello che era successo ieri e preoccupazione per quello che accadeva domani, dove si contavano le ore, i minuti e i secondi che separavano l’estate dall’autunno, la mattina dalla sera, la domenica dal lunedì. Io vivevo nell’attesa, sospesa tra il desiderio e la realtà. Il tempo era la mia guerra.

Noi ci siamo incontrate un giorno, a quell’ora precisa, a cavallo di un drago, mentre il vento soffiava forte e le sue ali tese volavano veloci portandoci in un lontano chissàdove. Per la prima volta nella sua vita lei si era spaventata del vuoto sotto di sé. Per la prima volta nella mia vita io non avevo avuto paura perché quel vuoto lo conoscevo bene.
L’ho presa tra le mie braccia e me la sono stretta al petto. Insieme cavalchiamo il nostro drago.
Insieme verso chissàdove.

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P.S. Non mi sono fumata niente di strano e, per ora, non faccio ancora parte del gruppo degli alcolisti anonimi. È soltanto colpa del mio passato da studiosa di storia medievale, son cose che lasciano il segno, e allora sì, nel Mezzo Mondo di Uescivà i draghi esistono. E, spesso, per mettere a fuoco certe questioni che mi stanno a cuore mi viene più naturale ed efficace usare una “visione”, piuttosto che l’articolazione di un discorso.

P.P.S. Per Sofia ho dovuto fare molte scelte difficili e molte rinunce, è stato ed è difficile(issimo), a volte mi arrabbio con il mondo e con il sistema, mi preoccupo, mi angoscio e via dicendo. Sono dovuta ripartire da zero, cambiare mille lavori, ingoiare molti rospi, fare orari assurdi, essere nervosa e stanca. Non ho quel che si può chiamare un bel carattere e sono decisamente una tipa più “pessimista” che “ottimista”. Quindi non è frutto di un’inclinazione personale: ma non mi è mai capitato di provare rimpianti. Non credo nelle scelte sbagliate. In quelle sofferte e difficili sì. Se devo mettermi a fare la conta, sono più le cose che ho scoperto e imparato, le cose che posso regalare a Sofia in termini di esperienza, le persone che ho incontrato, di tutto quello che ho dovuto lasciare. Ogni cosa, anche quella più controversa o paradossale, mi ha finora insegnato qualcosa e desidero portarla con me e darla a mia figlia, nel bene e nel male. Raccogliendo gli errori dove sono stati, dove sono e dove saranno, perché anche gli errori e il tempo che passa sono parte del cammino, perciò preziosi. Perciò senza rimpianti*.

***

Vivo nelle attese
e mi consumo senza pazienza
il tempo è la mia guerra.

Guardare quello che non si può vedere
chiamarsi da lontano e aspettare
ciascuno il proprio arrivo.

Il tempo è la nostra occupazione misteriosa
grandioso sfinimento.

***

*A proposito di:
Bisognerebbe fare i figli a 50 anni (per poterseli godere senza dover dimostrare che si può fare tutto)
Quello che mi manca
Di ministri col pancione, emancipazione femminile e donne senza scelta