CHI uccide la creatività dei nostri figli?

“La creatività è la base per la capacità, una volta diventati adulti, di rispondere alle criticità, di analizzare l’esistente con la propria testa, di relazionarsi con gli altri, di apprendere e accogliere le novità”, scrive Venessa Niri su Wired. “Cosa uccide la creatività dei nostri si figli?”. Ecco la (bella) domanda che pone questo interessante articolo. La risposta che l’autrice propone mi piace, mi interroga e mi preoccupa. E questo, secondo me, è segno che si tratta di una bella domanda, una domanda che un genitore di questi tempi credo debba necessariamente porsi su più fronti. Io me la pongo, spesso, e condivido quello che Vanessa scrive nel suo articolo: Stiamo privando sempre più i bambini dell’opportunità di inventarsi da soli i propri giochi e le proprie avventure, gli impediamo di annoiarsi, di giocare senza la supervisione di un adulto, senza la sua protezione. Sono le nostre ansie, e la nostra percezione distorta dei pericoli, a rendere i nostri bambini sempre più piatti e sempre meno capaci di raccontarci quelle storie che, da adulti, non sappiamo più inventare. Lasciarli giocare da soli, rischiare che si sbuccino un ginocchio, che si annoino ululando ‘Non so cosa fare!’, regalare loro giochi più liberi e meno strutturati (più palloni, più pennarelli, meno videogiochi, meno televisione), accettare che sporchino la gonna o i jeans dipingendo con i colori a dita, è un grande, grandissimo investimento sul futuro”.

Si tratta di un argomento che mi sta molto a cuore e che già ho trattato raccontanti della bellissima lezione di Ken Robinson, anche lui se la prende con i ‘grandi’: “Tutti i bambini hanno enormi talenti e noi li sprechiamo, senza pietà. – afferma Robinson – La creatività è tanto importante nell’educazione che la dovremmo trattare al pari dell’alfabetizzazioneSe non sei preparato a sbagliare non ti verrà mai in mente qualcosa di originale. I bambini si buttano, non hanno paura di sbagliare. E quando diventano grandi la maggior parte di loro perde quelle capacità creative. Diventano terrorizzati di sbagliare. E noi gestiamo aziende in questo modo, stigmatizziamo errori. E abbiamo sistemi nazionali d’istruzione dove gli errori sono la cosa più grave da fare. E il risultato è che stiamo educando le persone escludendole dalla loro capacità creativa. Picasso disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Non impariamo a diventare creativi, ma disimpariamo a esserlo. O, piuttosto, ci insegnano a non esserlo”.

Si tratta di un argomento connesso a molti altri. Il rapporto dei bambini con le nuove tecnologie, per esempio.

A questo proposito, in questi giorni, è partita un’iniziativa, promossa da AIB (Associazione Italiana Biblioteche), AIE (Associazione Italiana Editori), Filastrocche.it e Mamamò.it: si chiama #NatiDigitali. 

Obiettivo della ricerca è far luce sulle nuove modalità di lettura dei bambini – di età compresa tra 0 e 14 anni – nell’era digitale, indagando il punto di vista di mamme e papà (oltre che dei bibliotecari). Gli strumenti digitali hanno sicuramente modificato le nostre abitudini famigliari e ancor più i comportamenti dei bambini, non a caso definiti “nativi digitali”. Diventa interessante, dunque, scoprire quale rapporto abbiano i bambini di oggi con i libri cartacei e  digitali e quali siano le preferenze dei genitori: sono disposti a leggere con loro una storia su app o prediligono ancora la forma tradizionale stampata? Considerano gli ebook un pericolo o un’opportunità? Ecco il questionario on line.

L’abbraccio più grande del mondo

Si era ritrovata in mezzo a una radura di alberi di pesco luminescenti, un posto che sembrava magico, e si era messa a girovagare come se il tempo si fosse fermato. Non aveva mai visto degli alberi così: non somigliavano agli alberi di Natale, e nemmeno a quelli delle favole, questi erano proprio speciali e poi… erano rosa e luminosi! Non riusciva più a smettere di gironzolare: colori, forme, oggetti multiformi appesi di qua e di là, quasi le pareva di essere arrivata nel paese dei balocchi: le cose erano stranamente messe alla sua altezza, così colorate, tante, disposte come in un labirinto delle fiabe. Gira di qua e gira di là… “ma la mia mamma dov’è?”. Si era persa…

Fortunatamente si era persa nel posto giusto. Prima che potesse scoppiare in un pianto a dirotto per lo spavento e lo smarrimento, come in una nuvola e fatata fuori dal tempo, un gruppo di strani personaggi colorati le si fecero intorno. “Piccola bimba non ti spaventare”, era una bambola di pezza con i codini rosso pel di carota che le stava parlando. (E che c’è di strano? Nel Mezzo Mondo dei bambini e dei giocattoli non c’è da stupirsi se una bambola parla con una bimba) . “Dov’è la mia mamma? Non la trovo più… stavo correndo di là in posto pieno di alberi luccicanti e adesso?”

“Si vede che hai fatto una gran corsa se sei arrivata fino a qui”, le aveva risposto un piccolo astronauta di legno scendendo dal suo razzo colorato. “Ti sei persa nel padiglione dei giocattoli, ma che bimba fortunata, il tuo angioletto ti ha portata qui così noi adesso ti possiamo aiutare – senza che nessuno ci scopra – a ritrovare la tua mamma!” , l’aveva rassicurata tutta la squadra delle principesse di carta, di pezza e di stoffa accorsa lì con grande eccitazione. “Finalmente un’avventura tutta per noi, lo sapevo che questo viaggio ci avrebbe riservato qualche bella sorpresa”, aveva esultato il drago di peluche.

Prima di iniziare le ricerche, per tranquillizzarla e prepararsi per bene alla spedizione i giocattoli l’avevano portata a fare merenda con una fantastica torta bianca e azzurra in una piccola cucina di cartone, tutta colorata dove tutto era alla sua misura di bambina, che meraviglia! Poi, per non farle prendere freddo, le avevano fatto mettere una bella giacchetta lilla con cappuccio morbidoso e fiocchetto colorati e l’avevano fatta montare su una motocicletta di legno, “così facciamo più veloce”, le avevano spiegato. Le principesse a cavallo degli unicorni e le bambole sulle ali di draghi, gufi e peluche di ogni tipo e via, alla ricerca della mamma perduta.

Si erano fermati in ogni angolo a chiedere informazioni, c’erano pentole, piatti e posate di tutti i colori che davano indicazioni, collane, perline, palline, oggetti insoliti e variopinti, colori, colori e tanti colori, tutti erano pronti ad aiutarli.

La sua mamma era là, tra gli alberi fioriti e luminosi, aveva dato l’allarme, l’aveva cercata, poi aveva visto anche lei quella radura luminosa e si era fermata lì, con un pensiero in sospeso, un innato presentimento materno, “mi fermo qui un attimo”.

“Mamma!”. L’abbraccio più grande del mondo. Batticuore, spavento e gioia infinita, senza il fiato per dire neanche una parola.

 

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Quest’anno il Macef ha cambiato pelle e nome. Homi new Macef, tra le tante novità, ha presentato un padiglione dedicato esclusivamente ai bambini che abbiamo deciso di raccontarvi un po’ a modo nostro. 

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Dedicato ai papà (ma anche alle mamme): il mondo capovolto di Grant Snider

Ho “incontrato” un papà che ha raccontato in modo creativo e ironico il suo mondo capovolto dopo l’arrivo del figlio. Questa idea del mondo capovolto l’ho sentita molto vicina a quella che io ho chiamato il Mezzo Mondo. Che per me ha voluto anche dire “imparare a guardare, guardarmi fino in fondo, fare i conti con me stessa, voler ancora più bene al suo papà, ai nonni, agli amici. Imparare la pazienza. Imparare a farmi la doccia in 45 secondi. Imparare ad arrangiarmi, a rinnovarmi, a resistere, a restare da sola, a ricominciare. Imparare a cambiare tante vite in una sola vita” . Si, è stato un bel capovolgimento, anzi bellissimo!

Ecco questo è il mondo capovolto raccontato da Grant Snider che, ogni settimana, pubblica le sue strisce di fumetti sul New York Times e sul suo blog Incidental Comics.  Cliccate sulle icone qui sotto per guardarle in dimensione reale.

Forza nonna bis! Questa è per te e per tutti i nonni del mondo

Un gesto semplice

Sofia era una bambina molto fortunata. Tra le altre cose, aveva due nonne, due nonni e ben tre bisnonne. Una di queste bisnonne si chiamava Rosa. Era la mamma della mamma di sua mamma. La nonna della sua mamma. Ma lei ci perdeva la testa a fare questi conti e passaggi di parentele, non li voleva nemmeno sapere.

Sofi_bisc001Lei sapeva solo che a casa della nonna Rosa poteva trovare, sempre al suo posto, sempre sullo stesso tavolino, sempre piena, una ciotola di biscotti. E poi una bella focaccia per merenda. Un balcone fiorito in tutte le stagioni e affacciato sul cortile dove la sua mamma e la mamma di sua mamma avevano trascorso molti pomeriggi di gioco sfrenato. E tanti baci.

Nonna bis Rosa aveva 91 anni, ma aveva meno capelli bianchi del papà di Sofia e certe volte era anche più arzilla della sua mamma che ne aveva un terzo dei suoi anni. Aveva la forza e la gioia della vita che ancora le scorreva ben salda nelle vene e in ogni piega della sua bella pelle. Era anche per questo che la mamma di Sofia, certi pomeriggi, quando un po’ di stanchezza o di malinconia passeggera spingeva alle tempie e pesava in fondo al cuore, andava a trovare la nonna bis.

Si sedevano tutte e tre sul balcone quando la stagione era bella, oppure in salotto quand’era inverno, nonna Rosa faceva tutto da sola come sempre, guai ad aiutarla: il vassoio, la zuccheriera a forma di zuccheriera, le tazze buone, il tè caldo al profumo di limone, i biscotti sempre al loro posto e, per Sofia, una bella focaccia fresca di fornaio.

Poche parole, un gesto semplice e accogliente, come una merenda tutte insieme, che sapeva rimettere in ordine i pensieri, allontanare la malinconia dalle tempie e la stanchezza dal cuore.

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Questa è una piccola storia dedicata alla nonna bis della pisquana e a tutte le nonne e i nonni del mondo, una storia scritta proprio per lei, un piccolo regalo, un gesto semplice, pieno di affetto, ripubblicato per un’occasione “particolare”.

L’avventura di Gnomo Dottore e la prova di Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest

2014-01-03 16.59.18Gnomo Dottore quella mattina si era alzato di buon ora, come tutte le altre mattine del resto. Ma, diversamente dal solito, davanti al suo ambulatorio vicino alla grande quercia, non c’era la solita lunga fila di pazienti. Gnomo dottore aveva una missione ben più importante da portare a termine per Natale e si era preso qualche giorno per preparare la spedizione prima che la neve cadesse copiosa nel Bosco e rendesse difficile il cammino.

La sua amica Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest, gli aveva chiesto un grande, grandissimo favore: “Gnomo Dottore solo tu conosci la strada ad Est del Bosco, solo tu conosci il sentiero. Da quel lato del mondo c’è una bimba che si chiama Sofia, a lei devo fare arrivare i miei libri preferiti, è il mio compito di Natale, mi serve per finire l’apprendistato di strega, devo fare un passaggio di consegna…”

“Nelle Terre dell’Est abitano i miei cari parenti, ogni Natale vado a trovarli, partirò qualche giorno prima e porterò i tuoi libri a Sofia”, le aveva risposto Gnomo Dottore.

2014-01-03 17.00.25Gnomo Dottore si era messo in cammino annusando il Vento del Nord per precedere l’arrivo della grande nevicata. Ma la vita del dottore, si sa, è una vita piena d’imprevisti ed emergenze. Arrivato alla tana dell’orso, che abitava vicino ai confini del Bosco, Gnomo Dottore sentì provenire dalla caverna lunghi lamenti e forti starnuti e si fermò per controllare le condizioni di salute del suo vecchio amico prima del grande letargo. Mentre lo gnomo si tratteneva con l’orso il tempo passava veloce e il Vento del Nord anticipò la sua corsa e la neve cominciò a cadere veloce e copiosa ai confini del grande Bosco. Quando uscì dalla tana dell’orso, Gnomo Dottore si trovò in mezzo alla bufera, avvolto da freddo e dal gelo.

IMG_20140107_182216Che freddo e che gelo, le ossa cominciarono a dolergli e il suo nasone a tremare per la febbre che saliva… Fortunatamente le sentinelle dei confini dell’Est lo trovarono nell’ora della ronda del vespro e lo portarono al caldo e al riparo e lo curarono. Ma i giorni erano passati, la grande nevicata aveva coperto i sentieri, bisognava aspettare che il primo sole sciogliesse un po’ il ghiaccio prima di rimettersi in cammino. Gnomo Dottore dovette trattenersi per il Natale ai confini del Bosco insieme alle sentinelle. Inviò due piccoli messaggeri, uno ai suoi parenti e uno a Sofia, ma il secondo smarrì la strada a causa della troppa neve… e nessuno ad Est sapeva che fine avessero fatto i libri di Matilde, la fata apprendista delle Terre dell’Ovest…

Con gli ultimi giorni di Dicembre la neve si quietò e il sole fece capolino e Gnomo Dottore riprese il suo cammino. Arrivò da Sofia l’ultimo giorno dell’anno. Lei ormai pensava che si fosse scordato e che il libri fossero perduti. Quando vide i libri nella busta gialla con i contrassegni del Bosco e delle Terre dell’Ovest, la gioia e la sorpresa furono ancora più grandi che se fossero arrivati come un regalo natalizio.

L’anno venturo la prova sarebbe toccata a lei: iniziava così, sotto il segno dell’imprevisto, l’anno nuovo, il suo apprendistato di fata dell’Est.

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Il nostro #RegalaunlibroperNatale si è trasformato in #RagalaunlibroperCapodanno e perciò abbiamo deciso di raccontarvelo in un modo un po’ speciale, proprio prendendo spunto dai regali ricevuti. Matilde, che ormai è una signorina, insieme a un libro nuovo, ci ha mandato anche due dei suoi libri preferiti di quando aveva l’età di Sofia: per questo eravamo molto preoccupate di non vederli arrivare! Grazie a lei e alla sua mamma Catia (A scuola con Matilde) per aver avuto questa dolcissima idea e per averci mandato tre libri illustrati dal grande Tony Wolf: Il Dottore del Bosco, La leggenda di Merlino e i cavalieri della tavola rotonda e Il Bosco, tutti Dami Editore.

Grazie anche a Federica, alias MammaMoglieDonna, e Floriana, alias Madre Creativa, che hanno organizzato tutto con grande perizia e pazienza.