Lettera aperta alla pisquana: ti regalo una storia

Cara la mia pisquana,

domani è il tuo compleanno. Di giochi regalati ed ereditati ne hai fin troppi, ai vestiti questo giro ci hanno pensato nonne e bisnonne. Io allora pensavo di regalarti qualcosa che ti rimanga sempre, qualcosa che non scappa, che non si rompe, qualcosa che non rimpicciolisce mentre cresci. Ai diamanti, nel caso, ci penserà qualcun altro, magari tra qualche decennio…

Io ti regalo una storia. Una storia non si consuma, se mai si rinforza, nel bene e nel male. Una storia non si rimpicciolisce, se mai cresce. Una storia non finisce nemmeno se tu te la dimentichi, lei rimane lì, in quel posto preciso che il tempo le ha assegnato nella cammino del mondo. Ti regalo un pezzo della nostra storia, perché, cara la mia pisquana, adesso è anche la tua storia.

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Quella volta che ti ho detto di sì con un paio di baffi al cioccolato

Di solito ci davamo appuntamento per l’aperitivo, verso le sette di sera o giù di lì. Ma era dicembre e faceva buio presto e quel giorno lui mi aveva detto: vengo a prenderti alle cinque e ti porto a fare merenda.

Nel centro della nostra città c’era un bar che ha fatto la storia, era di legno e velluto con le luci basse e i camerieri sornioni e pazienti. Mi stava portando lì. Io amavo quel bar. Amavo quel tratto di marciapiede largo, pieno di nebbia gelata, e il suo braccio che mi accompagnava tenendomi la schiena fino alla porta d’ingresso.

Caffè, cioccolato, brioches calde e bignè: eravamo arrivati. Mi si appannavano sempre gli occhiali d’inverno quando entravo in una stanza riscaldata. Mi aveva trascinata su per una scala a chiocciola mentre cercavo di recuperare l’uso della vista ingolfata nel mio cappotto di lana pesante.

C’era una sala nuova affacciata sulle terrazze del corso agghindato dalle luminarie natalizie. La sala della cioccolata. Una specie di paese dei balocchi. Ero così emozionata che aveva dovuto accompagnarmi, tenendomi per mano, al tavolo dove troneggiava un enorme pentolone pieno di cioccolata nera, cremosa e fumante: potevo riempirmi la tazza quanto volevo e servimi al buffet di biscotti, torte e brioches.

Siamo tornati in quel bar, io e lui, qualche tempo fa. Ci abbiamo portato la nostra bimba, alle cinque, a fare merenda in quella sala delle meraviglie, dove la sua mamma e il suo papà si sono detti di sì, in silenzio, con un paio di baffi al cioccolato.

***

Questa storia fa parte di un bel progetto che si chiama Ore 17 – Racconti di merenda , andate a vedere e a leggerla anche lì! #missionemerenda

 

Le conversazioni pericolose

Stasera puoi tornare per le 19e30 che dobbiamo uscire?

Si si, certo!

Ore 19.30: non compare all’orizzonte e non dà segni di vita…

…sono le 19.30, dove sei?

In ufficio

Ma ti avevo chiesto di tornare un pochino prima…

Eh si lo so…

Quindi?

Parto tra 10 minuti (= almeno 30 minuti maritesi)

Ma così arrivi tardissimo!

Eh si lo so…

Quindi?

Parto tra 10 minuti…

Mio marito arriva da un altro mondo, da un pianeta molto diverso da quello dove sono nata io. Lui arriva dal Pianeta del tempo perduto. E questa è stata una scoperta importante.

All’inizio ci rimanevo male, mi infuriavo, perdevo letteralmente la trebisonda, pensavo facesse apposta, non-mi-amasse-più! E via di allegre e variopinte guerriglie domestiche. Poi ho capito che lui arriva dal Pianeta del tempo perduto e c’è poco da fare.

Sul suo pianeta 10 minuti dei miei durano almeno mezzora, “subito” può avere molte accezioni. Sul suo pianeta si vive sereni, non si quantifica l’amore in centesimi di secondo, ma in infiniti piccoli gesti fatti di silenziosa pazienza. Il tempo non è qualcosa che si possa sprecare, come l’amore, non si può misurare. Sul suo pianeta esistono anche le mezze misure, non quelle borghesi che accomodano giustificazioni posticce, ma quelle che abbracciano anche l’imperfezione del vivere.

Mio marito arriva dal Pianeta del tempo perduto, da un posto deve si conservano tutti minuti che ho sprecato ad arrabbiarmi per i più svariati inutili motivi. Un posto dove si ama anche la mia furiosa impazienza.

Poi quella sera, alla fine, siamo arrivati puntuali.

Quando il papà bacia la mamma

Le più migliori pisquanate, ovvero quando la mamma ha la febbre…

E così, anche quest’anno, l’autunno è arrivato con tutta la sua uggia. Tutte le mamme sono terrorizzate, a buon diritto, per i loro pisquani, dall’arrivo delle prime febbri, influenze e malanni di stagione. Ecco, a casa nostra è successa una cosa ben peggiore: a buscarsi l’influenza ’sto giro è stata la sottoscritta, con tanto di febbre, che era tipo dalle medie che non mi veniva. Smetto subito di scrivere perché mi si stanno già incrociando gli occhi…

Per tirarmi su di morale ho raccolto le più migliori pisquanate dell’ultimo periodo, voi quale preferite? Mi aiutate a scegliere plissss? E se volete regalarmi qualcuna delle vostre più migliori pisquanate sarebbe fantastico!

 

Le più migliori:

A- Mi stavo provando un paio di sandali davanti allo specchio, quando la sua piccola voce simpatica mi è arrivata da dietro la schiena: Mamma! Hai finito di giocare con quelle scappe?!

B- E tu Sofia cosa vuoi fare da grande? Ah Ah (grasse risate), ma mamma cogia dici?! Io ciono una cemmena, le cemmene non lavorano. Solo i macchi lavorano…

C- Entro in camera sua: ma Sofia, cos’è questo disastro?! Mamma! Non ti arrabbiare, c’è una festa qui!

D- Mamma come mai hai i capelli sulle gambe?

E- Sulla spiaggia, indicando con il dito un signore molto panzuto e baffuto a distanza molto ravvicinata: mamma guadda che pancia gigante quel cignore: ha un bambino lì dentro?

F- Mamma perché io non ci sono al vostro matrimonio?

G- Mamma perché il papà ha la coda lì davanti?

H- Salgono in macchina loro due da soli: papà dov’è la mamma?! Senza la mamma siamo persi!

I- Guardando le immagini del Parlamento al tiggì: mamma, dove sono tutte le cemmene?

L- Sofia svegliati che è tardi, dobbiamo andare all’asilo. Mamma vai tu, io sto qui.

M- Papà ci baciamo come Iaiel e il Cimpete?

 LEGENDA: Scappe= sandali nuovi con super zeppa; Cemmene= femmine; Macchi= maschi; Iaiel= la Sirenetta Ariel; Cimpete= Principe Eric