Altro che Peppa Pig…!

Ieri mi hanno fatto scoprire una di quelle futili piccole idee che fanno morire dal ridere. Ed è stato amore a prima vista…

Non so i vostri, ma la mia pisquana è Peppa Pig addict: cartoni senza tregua e gadget a go-go. Io invece quella vocetta stridula e il suo rosa maialino a momenti non li sopporto più. Perciò, quando ho sentito lei, è stata quasi una specie di liberazione: troppo forte!

Bè niente, anche solo per iniziare la giornata con una bella risata, vi presento Pota Pig!

POTA PIG – A casa dei nonni [episodio 1]

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POTA PIG – Le piantine [episodio 2]

pota pig 2

Io, io, io! Questo mondo adesso è anche mio!

“Quando ti metterai in viaggio per Itaca

devi augurarti che la strada sia lunga,

fertile in avventure e in esperienze” K.K.

 

Adesso questo mondo così grande, così lungo, così alto, così largo è anche mio! Me lo prendo io! Ci arrivo anche io!

Oh queste birichine! Tu mamma fai presto ti siedi e ti alzi. Per me invece è come scalare una montagna, come sono alte le sedie! Ma adesso voglio salire e scendere da sola, mi ci volesse una mezza giornata, guai se mi tieni o mi aiuti, lo faccio io!sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Guarda mamma so dove sono, me li vado a prendere, scelgo quelli rosa e poi me li metto io, ma che bei calzini! Ho lasciato tre dita fuori da una parte, dall’altra è tutto storto. Ma che grande soddisfazione, me li sono messi io, proprio io!

sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Ma insomma chi l’ha disegnato così grande (e così bello) questo mondo? Io non ci arrivo. Come mai le hanno messe così in alto le maniglie delle porte? E io come faccio a entrare? Ma guarda adesso come mi allungo sulle punte dei piedi, con la punta delle dita. Ecco, un po’ per caso, un po’ per acrobazia, questa porta l’ho aperta io!

sofia cammina sedia cassetti calzini .ai

Oh che meraviglia questo parapiglia tappi, tappini, fogli e fazzoletti, magliette, mutandine, calzini o tovagliette, qui dentro tutti per me si può aprire e poi richiudere svuotare e scompigliare. Non chiedo niente di meglio, ecco i cassetti: che magnifica invenzione! E adesso ci arrivo e sono forte e li apro tutti io!

sofia cammina

Io cammino da sola, eccome, sono ben salda sulle mie gambe e so bene dove voglio arrivare. Perciò ora vado di qui a vedere questo buchino nel muro e poi di qua a mettere i piedi in un bel mucchietto di terra. Vedi mamma, non interrompere il mio tragitto perché sto prendendo le misure di questo mondo che tu sei ormai abituata ad attraversare. Io me lo misuro un pochino, un pezzettino alla volta, lo guardo bene e lo imparo perché adesso, tra la mia mamma e questo grande mondo, ci sono anche io e c’è uno spazio tutto mio!

 

 

 

 

Bambini 2.0? This is the question…

Da un po’ di tempo a questa parte, per mia somma gioia, la pisquana ha iniziato a fare i suoi primi disegni figurativi, ovvero i suoi primi faccioni. Con queste sue buffe facce riesce a riempire un quaderno intero in meno di dieci minuti. I suoi soggetti preferiti sono il sole, Fofia, il papà e, ovviamente, la mamma in ogni sua declinazione. Ad un certo punto, vicino al mio ritratto sono comparsi, come epiteti omerici, due nuovi segni: uno sotto e uno a lato del mio faccione. Quando le ho chiesto: cosa stai disegnando? Lei mi ha candidamente risposto: la mamma! E cosa sono quei due segni lì? Questo è il computer (la riga sotto) e questo è il CO-SO. Il CO-SO? Cos’è? Quello che fai coggì, e ha iniziato a disegnare con il dito indice sul foglio… Aaah… il trackpad.

SOFIA P1Ecco come mi vede la mia pisquana: sempre al computer. E non ha tutti i torti. Solo che io, che sono sempre al computer (e forse proprio per questo…), a lei, almeno per ora, così d’istinto, vieterei qualunque accesso alle nuove tecnologie, anche se si, lo so, probabilmente, oltre a essere un controsenso, è un approccio un po’ troppo intransigente…

Ho trovato due articoli interessanti, la pubblica accusa e la difesa, diciamo. Ovviamente il primo è cartaceo e ve lo riporto qui:

Tutto ciò che è virtuale dovrebbe essere ridotto al minimo fino ai cinque anni circa, e neppure presentato nei primi tre anni, a prescindere dai contenuti. L’apprendimento dei primi anni è sensoriale: avviene attraverso tutti i sensi, tutto il corpo. I bambini assorbono le caratteristiche della realtà e di se stessi nella relazione diretta con lo spazio e di ciò che vi è contenuto. Si può giocare a isolare i sensi per affinarne la sensibilità, ma la percezione del mondo è data dalla coordinazione di tutte le facoltà. Ciò che allontana dalla percezione del reale deve essere presentato il meno possibile (le fiabe sono fantasia riconosciuta, si leggono insieme e con misura!). Il virtuale è un’astrazione della mente, una relazione azione-effetto che non si tocca. Il gioco virtuale crea dipendenza e stanca perché non soddisfa mai: non coinvolge interamente, non finisce. Giocando col Lego si può buttar giù la torre, lasciarla lì, spostarla o concludere il gioco e metterlo via. È un’esperienza completa e immediata. Colorare un foglio è spingervi sopra una matita dosandone la pressione, poi stracciarlo o regalarlo. Tutte queste azioni non sono pienamente reali se compiute su uno schermo, e per prendere in mano il risultato bisogna stamparlo: lo fa una macchina con un procedimento misterioso. Le azioni dirette – colorare, scrivere, ritagliare, sollevare, spostare, aprire, chiudere – sono processi che il bambino impara, acquisendo sempre maggiore fiducia in sé, perché interamente compiuti da lui. Il processo del computer invece è ignoto. Ovvia la dipendenza: senza la macchina quelle cose non si possono fare. Così il bambino cerca ma non ottiene il risultato del suo lavoro: imparare a progredire in autonomia. [Federica Mormando, psicoterapeuta]

Io e la mia stagista preferita. Foto d'archivio, pezzi d'antiquariato...
Io e la mia stagista preferita. Foto d’archivio, pezzi d’antiquariato…

Ecco, posto che io sottoscrivo e condivido ogni singola virgola soprascritta e che in casa nostra non ci sono videogiochi di nessun tipo e che chi vorrà farceli entrare dovrà passare sopra al mio cadavere, sta di fatto che il ritratto che vedete qui la pisquana l’ha fatto con l’iPad. Strumento che le mettiamo tra le mani assai di rado e sempre sotto la nostra supervisione, ma, nonostante questo, lei è, fatte le dovute proporzioni, più brava di me a usarlo…

Il secondo articolo, che, va da sé, trovate on-line, dice una cosa che mi è altrettanto piaciuta: i nuovi dispositivi digitali invece di essere banalmente contrapposti al gioco all’aperto dovrebbero essere valutati per i contenuti e l’uso che ne viene fatto. I giochi educativi interattivi possono accelerare l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo. Ma funzionano meglio se genitori e bambini giocano insieme. (Continua a leggere…

Ad ogni modo, c’è poco da fare, la tecnologia la pisquana ce l’ha nel sangue dalla nascita. Quindi, come la mettiamo? Voi quali regole d’ingaggio avete con i vostri pisquani 2.0?

La bichicettla e di altri rischi educativi

“C’è un momento in cui la vita compie uno scarto e muta? Perché la svolta può aleggiare in un attimo. Sei al bivio, imbocchi una via anziché un’altra, e solo dopo capisci perché. Anche se è nei chilometri percorsi prima, e magari nei suoi inciampi, sotto gli alberi dove hai cercato l’ombra, e nella forma delle nuvole sopra la testa, che la scelta si preparava”.

L’altro giorno abbiamo fatto la prima uscita in bicicletta (la sua bichicettla, io a piedi) on-the-road, o meglio on-the-marciapiede, da casa al fruttivendolo. Poca roba insomma (non abitiamo in una metropoli, ma in un paesupolo). Però con tutti gli ostacoli del caso, che per un adulto sono abitudine e minuzia, ma per una pisquana mica pizza e fichi, hanno tutta un’altra misura. Sali scendi, asfalto irregolare, attraversamenti, tratto di strada senza marciapiede, svolte. Il tutto nel mezzo del traffico. Ecco ero lì che la guardavo pedalare mentre si guardava i piedi anziché guardare la strada davanti a sé e mi è venuto un bel flash di quello che mi aspetta come mamma, come educatrice, come quella insomma che (insieme al suo papà, a tutto il resto della famiglia e agli amici, per fortuna!) dovrà insegnarle a deambulare autonomamente per le strade del mondo…

sofi_bici copiaE perciò quando l’asfalto si incrina e lei molla subito la pedalata. Quando tira dritto senza guardare se arriva una macchina. Quando, se vede arrivare una macchina, le inchioda davanti, urlando, senza spostarsi. Quando, anziché frenare, punta dritto a tutta birra contro al palo della luce. Quando pianta la bici in mezzo alla strada a pochi metri dalla meta dicendo: mamma sono stanca… (ma di cosa?!?). Eccomi lì a prendere micro decisioni sul da farsi, sulla misura e la tempistica del mio intervento, che mi trattengo dall’intervenire subito (si ma allora quand’è il momento giusto?) o dal perdere la trebisonda in meno di trentananosecondi (la pazienza non è esattamente il mio forte…). Che mi viene da pensare: non le rimetto in mano una bici fino ai 18 anni (ah no ma lì magari avrà già tra le mani una macchina…). Microdecisioni che, ad un certo punto, diventeranno macrodecisioni.

Io sono cresciuta in una famiglia dove c’è stato da arrangiarsi fin da subito e sì, certe volte, mi chiedo se sarebbe stato più facile crescere con una di quelle mamme superaccessoriate che cercano di mettere la gomma piuma sugli spigoli del mondo e danno una potatina qua e là alle spine della vita. Poi penso a quei momenti in cui ti trovi la macchina davanti e non sai da che parte girarti e ti viene da piangere e urlare e piantare lì la bici… e sì quanti me ne sono capitati di quei momenti (e quanti ancora…), ma la bici alla fine non l’ho mai mollata, magari qualche volta sono finita sotto alla macchina con la bici e tutto il resto, però poi eccomi qui, ancora on the road con una pisquana al seguito…

Quindi, cara la mia pisquana, tu dovrai anche imparare ad andare in bicicletta, ma io dovrò imparare a insegnarti a pedalare sulle strade della vita, mica pizza e fichi!