5 buoni motivi
per NON aprire un blog

In giro per la rete ho scovato molti e validi consigli su come aprire un blog. Ci sono però un paio di cosette che non ho trovato da nessuna parte, ma che ho scoperto da sola. E allora ecco un piccolo vademecum, ovvero 5 buoni motivi per NON aprire un blog:

1-    Lo fanno tutti

2-    Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu

3-    Molto probabilmente c’è già qualcuno che sta parlando di quello di cui vorresti parlare tu e lo fa meglio di te

4-    Te la spacciano come una cosa facile da fare, ma in realtà ci sono un sacco di cose da sapere

5-    Guarda che poi, se nessuno ti legge, ci rimani male…

Il problema, però, è che certe volte nella vita succedono cose talmente grandi che non si può davvero fare a meno di raccontarle. A me è successo così. Erano le 22,25 del 25 ottobre 2010. Una di quelle date che non dimenticherò mai più. Non per caso e non proprio all’improvviso, ma di schianto certamente, sono precipitata nel Mezzo Mondo di Uescivà. Ed è stato l’inizio di grandi avventure…

E allora corriamo anche questo rischio: ci sono ancora un millimiliardo di cose che dovrei sapere e imparare riguardo a questa giungla che si chiama blogosfera – e chissàmai se riuscirò a impararle tutte – ma anche questo è parte dell’avventura…

 

Copililli

Tanto per cominciare bene pensavo di infrangere le regole del galateo della blogosfera, se ce n’è uno. Quindi, anziché spiegarvi lo strano nome di questo blog, parlerò d’altro, vi presento la mia rubrica preferita e prendo tempo.

sofi06_colPrendo tempo sì perché, come per ogni inizio che si rispetti, non ho ancora capito se avrò la tempra adatta per andare avanti. Partivo come al solito bella spavalda e incosciente: massì dai, che mi faccio anche io il mio blog, che sarà mai? Della serie le ultime parole famose… è bastato metterci il naso un nanosecondo nel magico mondo della blogosfera per rendermi conto che c’erano giusto giusto quel paio di cosette e di paroline aliene di cui ignoravo l’esistenza o il significato.

D’altra parte io sarei decisamente più a mio agio con in mano una pergamena del XIV secolo, manoscritta in latino tardo medievale. Ecco, capite bene che, con queste premesse, il salto dalla blogosfera allo scoraggiamento cosmico adesso-mollo-tutto-in-tempo-zero è veramente dietro l’angolo.

Ma, da un po’ di tempo a questa parte, succede che la mia irrecuperabile predisposizione naturale ai salti rapidi negli scoraggiamenti cosmici sia messa a dura prova dalle strepitose invenzioni linguistiche della pisquana (alias Sofia, di anni duemezzo). Già soltanto il suo arrivo, della pisquana intendo, ha decisamente raddrizzato la mia postura esistenziale, ma l’inizio del dialogo cosciente e corrisposto con lei sta rendendo la cosa ancor più radicale e divertente.

 Sofi_testata_colDavanti a una bimbetta che si inventa manciate di nuove parole ogni due minuti, che impara a parlare, a dire che è contenta, che mi vuole bene, che è assolutamente contrariata dal mio operato, che da sola trova nella sua testolina il legame che intercorre tra quella cosa, il suo significato e il suono che esce dalla sua bocca, davanti a questo piccolo e divertentissimo miracolo quotidiano, ecco, ogni mio barcollante tentennamento mi pare alquanto inappropriato e, a tratti, anche un po’ ridicolo.

Ordunque, buttiamoci! Perciò, ecco a voi i Copililli! La rubrica dedicata alle fantastiche invenzioni linguistiche, e non solo, di tutti i nostri pisquani.